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Pride Month: Essere LGBTQ+ in Africa

Pride Month. Dal 1969 ad oggi, la comunità LGBTQ+ nel mondo e la situazione nei paesi africani tra legalità senza protezione e pena di morte.

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Stonewall Inn, New York, tra il 27 Giugno e il 3 Luglio 1969.
La comunità LGBTQ+ della città di Greenwich Village dopo essere stata attaccata dalla polizia, decide di agire e rivoltarsi. Grazie a quegli eventi ogni anno, intorno a giugno si organizzano manifestazioni Pride in tutto il mondo. Nel 1994, una coalizione di organizzazioni degli Stati Uniti ha designato Ottobre come mese della storia LGBTQ. Nel 1995, una risoluzione approvata dall’Assemblea Generale della National Education Association includeva il Mese della storia LGBT in un elenco di mesi commemorativi.

Il National Coming Out Day (11 ottobre), così come la prima “Marcia su Washington” del 1979, sono commemorati nella comunità LGBTQ durante il Mese della storia LGBT. Giugno 2020 segna il 50 ° anniversario delle tradizioni annuali dei Pride LGBTQ+ . La prima marcia si tenne a New York City il 28 giugno 1970 in occasione del primo anniversario della rivolta di Stonewall. Ad oggi le rivendicazioni hanno portato i loro frutti e la maggior parte dei paesi occidentali garantisce i diritti della comunità, ma non in tutto il mondo è legale poter vivere la propria sessualità.

SITUAZIONE IN AFRICA

Uno dei continenti meno aperti su questo fronte è l’Africa. In 22 Stati africani su 54 è legale essere LGBTQ+, ma non senza essere tutelati da alcuna protezione infatti è sempre molto rischioso rivelarsi apertamente. Mentre, ancora peggio, in paesi come Mauritania, Sudan, Nigeria settentrionale e Somalia meridionale, chi appartiene alla comunità rischia la pena di morte. In realtà in alcuni Stati questa repressione ha anche ripercussioni diplomatiche. Un esempio è quello dello Zambia. Il Presidente Edgar C. Lungu, non intende garantire alcun diritto alle persone della comunità.

Il caso diplomatico con gli Stati Uniti d’America è scoppiato lo scorso anno, dopo che Japhet Chataba e Steven Sambo, due uomini omosessuali, erano stati scoperti. La coppia era stata condannata a 15 anni di prigione per “rapporti contro l’ordine la natura”. L’ambasciatore statunitense Daniel Foote ha rilasciato dichiarazioni in cui si esprime inorridito e minaccia di abbassare l’importo annuo degli aiuti umanitari verso il paese. E’ stato uno scontro duro, ma a maggio 2020 il Presidente Lungu ha graziato i due uomini, nonostante non abbia ancora intenzione di mollare la presa e garantire alle persone LGBTQ+ i propri diritti.

I PERICOLI

Come ho detto, le persone della comunità LGBTQ+ in Africa, anche nei paesi in cui è legale, non godono di alcun tipo di protezione. Sono tutti sottoposti a vessazioni, umiliazioni, insulti, pestaggi e omicidi. Non sono visti come essere umani con dei sentimenti, ma come delle persone deviate dalla cultura occidentale. Le persone transessuali sono spesso viste e trattate come prostitute nonostante non lo siano. Nei paesi in cui non godono di alcun di diritto la situazione è anche peggiore, perché oltre a dover subire ogni tipo di violenza, è prevista l’incarcerazione.
Secondo Amnesty International, sia la Libia che il Camerun (dove si deve anche pagare una multa) prevedono la detenzione fino a 5 anni. In Marocco la detenzione è fino a 3 anni, così come in Ghana, Guinea, Togo e Tunisia. In Algeria e Chad il reato è punito con 2 anni di carcere, in Liberia e Zimbabwe un anno.  In molti dei paesi menzionati sono previste anche sanzioni economiche.

Oltre a tutto ciò, bisogna contare il fatto che non potendo rivelare la propria sessualità, hanno anche molte difficoltà nel poter prevenire malattie facilmente trasmissibili in maniera adeguata.
Di fronte a questa piccola finestra nel mondo, per capire quanto in realtà bisogna ancora lavorare, c’è anche chi è coraggioso e sfida barriere che sembrano insormontabili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata in provincia di Bologna l' 11/08/1997. Originaria della Repubblica Democratica del Congo e dello Zambia. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna. Nel 2018 ho lavorato in Parlamento Europeo a Bruxelles nell'intergruppo ARDI (Anti-Racism and Diversity Intergroup) dedicandomi al tema dell'Afrofobia in Europa. I miei articoli saranno dedicati alla Storia e alla Politica dei paesi africani, i rapporti tra l'Africa e l'Europa nel tempo e tutto ciò che riguarda gli afrodiscendenti nel mondo.

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