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Le atrocità compiute in Vietnam

Gli orrori di una guerra dove uno dei principali ordini era quello di “uccidere qualsiasi cosa si muova”, una guerra di cui ancora oggi non sono state svelate tutte le atrocità compiute.

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Domani ricorrerà l’anniversario della pubblicazione da parte del New York Times dei Pentagon Papers, controverso documento sulla guerra del Vietnam che nel 1971 contribuì a far cambiare idea all’America spostando l’opinione pubblica da favorevole a contraria al conflitto. Una parte di questo rapporto uscì a pezzi sul New York Times poi fu pubblicato in tutte le sue settemila ponderose pagine nel 2011.

Nelle carte, fatte preparare dal segretario alla Difesa Robert McNamara con l’intento di fare chiarezza dopo decenni di coinvolgimento americano nella regione, c’era infatti la la storia segreta della partecipazione alla guerra indocinese dal 1945 al 1967. Cose sulle quali dall’alto erano venute sistematicamente bugie ai cittadini: per esempio nel caso della campagna elettorale di Lyndon Johnson nel 1964, nella quale il presidente assicurò che se fosse stato rieletto non avrebbe allargato il conflitto. Ma in realtà diceva il contrario ai suoi consiglieri.

I Papers rivelarono poi che gli Stati Uniti bombardavano Cambogia e Laos senza che la stampa o persino il Congresso lo sapessero, che ben quattro presidenti avevano mentito sull’entità del coinvolgimento americano, e che John Kennedy aveva deciso in segreto di trasformare l’intervento limitato in Vietnam in un impegno a vasto raggio, anche con un progettato golpe contro il regime sudvietnamita. Nel giugno del 1971 (proprio il 13, per coincidenza) il pezzo sparato in prima pagina dal Times fece capire alla nazione che dietro all’ottimismo pubblico dei leader, e alle bugie, c’erano in privato seri dubbi sulle chance di successo nel Sudest asiatico.

La guerra del Vietnam

La guerra del Vietnam iniziò nel 1959-60, come insurrezione delle forze comuniste nel Vietnam del Sud, i Vietcong, contro il governo del Vietnam del sud. Sebbene gli Stati Uniti abbiano appoggiato la leadership del Sud, fornendo consulenza al presidente Ngo Dinh Diem e fornendo aiuti militari e finanziari, la portata del coinvolgimento americano era relativamente limitata. Mentre il governo del Sud vacillava sull’orlo del collasso, gli Stati Uniti intervennero per suo conto, aumentando il suo sostegno nel tempo, con un massiccio impegno a partire dal 1965.

Il supporto degli Stati Uniti cambiò fondamentalmente in seguito all’incidente del Golfo del Tonchino (luglio 1964), in cui fonti militari statunitensi affermarono di essere state colpite da siluri del Vietnam del Nord, affermazioni poi contraddette quando materiali precedentemente classificati furono divulgati al pubblico.

In risposta ai presunti eventi nel Golfo del Tonchino, il Congresso consegnò un assegno in bianco al Presidente Johnson, permettendo all’amministrazione di passare all’offensiva e “portare la guerra a nord”. L’escalation americana includeva l’aumento del numero di truppe, il montaggio di offensive significative e il dispiegamento di bombardamenti aerei su larga scala incluso l’uso del napalm sia sul Vietnam del Nord che del Sud. Questa attività militare ha portato ad un aumento del numero di morti civili. La violenza è aumentata tra il 1965 e il 1975, ha raggiunto il picco nel 1968 e poi è diminuita fino al 1973, quando fu firmato un cessate il fuoco tra Hanoi e gli Stati Uniti. La guerra civile continuò fino al 1975, quando il Vietnam del Nord sconfisse il Sud, conquistando la capitale Saigon nell’aprile del 1975.

Il tragico epilogo

Si calcola che nella guerra da un lato, sono rimasti uccisi 58.000 soldati americani, dall’altro invece le vittime vietnamite si aggirano sui 3,8 milioni di persone tra cui 2 milioni di civili tra il 1955-1975. Tutte le guerre sono caratterizzate da terribili atrocità ma durante quest’ultima gli americani si impegnarono a superare ogni record precedente. Infatti essi incapaci di affrontare il nemico che stabiliva il luogo del combattimento, i cui attacchi erano rapidissimi e si basavano esclusivamente su mine e trappole esplosive, pensarono di distruggere tutto quello che gli capitava a tiro. L’obbiettivo era quello di uccidere più vietnamiti possibili in modo da scoraggiare gli altri.

Per motivare le truppe a puntare a un elevato numero di corpi, si tenevano per esempio gare tra unità per vedere chi poteva uccidere di più.  Vi erano anche dei premi per il conteggio più alto come giorni di riposo o una quantità extra di birra. Nel frattempo i loro comandanti venivano promossi con gradi superiori. Alcune statistiche sono davvero agghiaccianti:

  • la quantità di munizioni sparate per soldato era 26 volte maggiore in Vietnam rispetto alla seconda guerra mondiale;
  • alla fine del conflitto l’America aveva scatenato l’equivalente di 640 bombe atomiche delle dimensioni di Hiroshima sul Vietnam;
  • vaste aree punteggiate di villaggi furono fatte esplodere dall’artiglieria, bombardate dagli elicotteri prima che le truppe di terra iniziassero missioni di ricerca e distruzione.

Oggi, se le persone ricordano qualcosa delle atrocità americane in Vietnam, ricordano il massacro di My Lai del marzo 1968, in cui più di 500 civili furono uccisi nel corso di quattro ore, durante le quali le truppe statunitensi si presero addirittura del tempo per pranzare. Dovrebbero essere ricordate anche operazioni molto più sanguinose, come quella denominata in codice “Speedy Express“.

Speedy express ovvero il grande massacro

FILE – In this March 19, 1964 file photo, one of several shot by Associated Press photographer Horst Faas which earned him the first of two Pulitzer Prizes, a father holds the body of his child as South Vietnamese Army Rangers look down from their armored vehicle. The child was killed as government forces pursued guerrillas into a village near the Cambodian border. May 10, 2012. He was 79. (AP Photo/Horst Faas)

Alla fine del 1968, la nona divisione di fanteria, al comando del gen. Julian Ewell, iniziò un’operazione su larga scala nel delta del Mekong, il densamente popolato sud del Vietnam. Un informatore della divisione scrisse al capo di stato maggiore dell’esercito americano William Westmoreland chiedendo in proposito un’indagine. L’artiglieria mandata nei villaggi riferì di aver ucciso donne e bambini. I cannonieri dagli elicotteri avevano spaventato i contadini inducendoli a correre e poi li avevano uccisi. Le truppe a terra avevano fatto la stessa cosa. Il risultato fu un massacro su scala industriale, l’equivalente, disse, di un “Mio Lai ogni mese”.

Westmoreland ignorò l’informatore, liquidò un’indagine nascente e seppellì i file. L’indagine segreta su Speedy Express rimase così sepolta per decenni negli archivi nazionali. I militari stimarono che durante l’operazione sono stati uccisi fino a 7000 civili. L’analisi della spedizione riportata nel documento dice testualmente che il “comando americano, nella sua vasta esperienza con operazioni di combattimento su larga scala nel sud-est asiatico, ha apprezzato l’inevitabilità di importanti vittime civili nella conduzione di grandi operazioni in aree densamente popolate come il Delta.

Questa spedizione purtroppo non resta solo un caso isolato…

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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