Connect with us

Ambiente

Andrea Bertaglio: “Dopo il lockdown più mezzi privati porteranno più inquinamento”

Andrea Bertaglio ci parla di ambiente in un contesto post-covid19. Quali misure sta adottando l’Italia rispetto all’Europa?

Published

on

La salvaguardia dell’ambiente è e deve essere una delle tematiche centrali per i giovani. Sono loro quelli che più di tutti dovranno fare i conti con gli errori del passato. Ma anche del presente. Infatti, nonostante in Europa si adotti una linea green, soprattutto per quanto riguarda la mobilità, in Italia si cerca di sostenere il mercato delle auto diesel e con emissioni maggiori. Una questione di economia quindi, che a lungo andare però peserà sulla nostra salute. Tuttavia portafoglio, salute e ambiente non vanno su binari opposti, ma anzi va a finire che uno riesce ad aiutare l’altro. Con Andrea Bertaglio, inserito nel 2019 anche nella Top italian Green Influencers, proviamo a capire il perché.

  • Nel 2019 è stato premiato da Greenstyle e inserito nella Top Italian Green Influencers. Cos’hanno significato questi riconoscimenti per lei?

Ne sono stato molto lieto e onorato, significa che quello che faccio viene preso in considerazione tanto da esser visto come un modello. Mi ha colpito e mi ha molto gratificato. Oggi non capita tutti i giorni di ricevere riconoscimenti se non sei un nome arcinoto e quindi mi ha fatto molto piacere, anche se l’idea di essere considerato influencer mi fa sorridere per certi versi. Gli influencer sono tutt’altra cosa, tuttavia mi ha fatto sentire ancora di più un senso di responsabilità. Il solo informare porta già molta responsabilità, ma diversi non l’hanno ancora capito, se poi con l’informare mi si viene detto che influenzo, il senso di responsabilità in tutto quello che scrivo e dico aumenta ulteriormente.

  • Lei si occupa di mobilità elettrica ma anche di e-racing. In Italia, per quanto riguarda questi campi, come siamo messi?

A livello di mobilità elettrica c’è ancora molto da fare anche se la situazione sta migliorando, sia di diffusione di veicoli elettrici che soprattutto di infrastrutture. Non sembra, ma in Italia si sta facendo molto! A livello di e-racing invece siamo la patria di diverse eccellenze, ad esempio la “moto E”, la moto GP elettrica, ed è, fa molto piacere dirlo, particolarmente italiana. Il costruttore unico è “Energica” di Modena, lo sponsor principale è “Enel X”, anch’esso italiano e il campione del primo campionato, l’anno scorso, è Ferrari ed è italiano. Invece per quanto riguarda la formula E manca ancora un team italiano, poiché da qualche anno non c’è neppure quello di Trulli. Tuttavia bisogna dire che c’è molto Italia lo stesso, a cominciare dalla tecnologia, di telai che sono tutti Dallara. Tornando a parlare di team nostrani, il 2022 potrebbe essere l’anno giusto. C’è un mio caro amico, Gianfranco Pizzuto, un imprenditore di Merano, che sta cercando di aprirne uno, anche in collaborazione con un’azienda turca. La strada è lunga, ma noi ci siamo.

  • Cosa si potrebbe fare di più anche a livello comunicativo? Molti giudicano l’e-racing come qualcosa di lontano dalla realtà. Non è così ma bisogna diffondere questa cultura.

Come suggerisce lei, ci deve essere un lavoro importante per quanto riguarda l’aspetto comunicativo, bisogna dare appeal a queste gare, ma anche a questi temi. Questa è una cosa che è già riuscita alla formula E, l’abbiamo visto a Roma, che però ha un pubblico tutto suo, diverso da quello tradizionale dei motori tradizionali. Io vengo da Monza e logicamente sono cresciuto con la Formula 1, tuttavia una delle prime differenze che ho notato con la Formula E è stata la presenza di intere famiglie che portano i bambini, anche quelli più piccoli. Ma in generale questo è un pubblico interessato sicuramente alla mobilità elettrica e ad un nuovo modo di intendere le gare. Si deve pensare però che questi non sono temi da privilegiati, in modo diverso tocca tutti.

Tornando al discorso dell’appeal, grande risalto ha avuto Tesla a cui va il merito di aver reso “cool” questi temi, ma allo stesso tempo va riconosciuto che i suoi prodotti hanno costi che “non sono per tutte le tasche”. Quindi sì, si potrebbe comunicare e informare di più, spiegare cos’è la mobilità elettrica. Lo scoglio più importante è sicuramente quello dell’approccio. Bisogna far capire che questa non è materia, come direbbe qualcuno, per “radical chic” o gente facoltosa ma anzi è una tematica di sviluppo per tutto il Paese. I tempi stanno cambiando e non si può rimanere aggrappati alle solite convenzioni, tra 10 anni finiremo per comprare esclusivamente auto tedesche, americane e cinesi, rimanendo poi fermi lì a lamentarci.

  • Il vero rischio è quello di rimane indietro…

Stiamo rischiando seriamente di rimanere indietro, anche se Fiat, che non so più se considerare italiana, sembra aver capito che bisogna fare qualcosa anche a livello di elettrico. Rischiamo di perdere treni che non passeranno più e sui quali saliranno altri. In Europa, fortunatamente, i tedeschi hanno compreso la necessità di fare qualcosa in questo senso, aumentando gli incentivi e muovendosi prima che tutto vada a finire in mani asiatiche. Si rischia di finire come per i cellulari in mano esclusivamente degli asiatici o degli americani, che nel giro di pochi anni sono riusciti a soppiantare completamente aziende europee come la Nokia, ad esempio.

  • Invece in energie rinnovabili e produzione sostenibile come vede il percorso del nostro Paese negli ultimi anni?

Sono state fatte diverse cose positive. Le rinnovabili in Italia sono riuscite a coprire fette importanti della produzione di energia e della richiesta di elettricità. Se non sbaglio, l’anno scorso hanno coperto più del 40% della produzione elettrica interna e non possiamo dire che non stia andando bene. Ora invece dobbiamo cercare di supportarle nel modo giusto e non con sussidi a pioggia, come è anche successo una decina di anni fa, ma creando una rete più smart che possa portare a sfruttare al massimo le rinnovabili. Bisogna stare attenti poi, soprattutto in questo periodo, al petrolio che con un costo così basso rischia di mettere fuorigioco altre forme di produzione di energia.

Si tratta anche in questo caso di sapere sfruttare bene le proprie risorse.
A livello di produzione sostenibile ci sono tanti comparti che stanno lavorando bene, anche a livello di economia circolare. Conosco direttamente molto settori, come quello zootecnico che vedo esser continuamente preso di mira dal mondo ambientalista, ma che in verità ha livelli enormi di sostenibilità. Molte realtà italiane lavorano bene servirebbe forse fare sistema. È chiaro però come in Italia si sta procedendo bene e con impegno.

  • Lei ha lavorato anche in Germania. Quali spunti potrebbemmo riprendere dagli amici tedeschi?

Di spunti che potremmo prendere ce ne sono tantissimi. La Germania è un paese molto simile al nostro più di quanto si pensi, con le dovute differenze. Tuttavia, mentre in Italia il senso civico e il rispetto dell’ambiente sono tematiche che si stanno diffondendo soprattutto negli ultimi anni, in Germania è da molti anni che si ci lavora. Un’altra cosa che dovremmo imitare sono le leggi chiare che che rendono tutto più semplice è più fattibile anche in materia ambientale. Da loro, proprio in quest’ultimo periodo, si sta parlando sempre più di incentivi per quanto la mobilità elettrica e le auto elettriche che arrivano fino a 9 mila euro. E se in Germania questo viene realizzato dal governo Merkel, quindi dal centrodestra, dai conservatori, in Italia i cosiddetti progressisti vanno dalla parte opposta.

Infatti nell’emendamento del decreto Rilancio, Partito Democratico e Liberi e Uguali propongono di incentivare le auto a combustibile, comprando veicoli che hanno emissioni di Co2 superiori a 61g/km. Tutto ciò è paradossale, non è concepibile proporre sconti per auto inquinanti più alti rispetto a quelli per auto ibride o elettriche, siamo i soli in Europa a fare questa pazzia. E a questo si lega un ragionamento errato, cioè che l’auto Ibrida è solo per i ricchi e quella diesel per i poveri. C’è una sorta di continua contrapposizione tra lavoro e ambiente, come anche io caso dell‘Ilva, dove solo in pochi hanno capito che l’ambiente è uno dei pochi campi che può dare occupazione.

  • Secondo il primo rapporto del progetto europeo OceanSET 2020, con circa 5 milioni di euro l’anno, l’Italia è al primo posto tra i Paesi Mediterranei e al secondo invece in tutta Europa, dietro la Gran Bretagna, per finanziamenti pubblici all’energia dal mare. Pensa che siano utilizzati in modo corretto o c’è qualcos’altro da attenzionare in questo campo?

Finalmente sono finanziamenti pubblici utilizzati bene. Per quanto riguarda l’energia che ci viene dal mare o dell’eolico siamo molto avanti, addirittura nelle regioni del sud come la Sardegna, la Sicilia e la Calabria ci sono dei progetti fantastici che stanno dando ottimi risultati e sicuramente incoraggeranno sempre più gli investimenti futuri. Parlando di finanziamenti, però bisogna ricordare che la semplicità a livello legislativo presente in Germania e che qui manca diventa un ostacolo importante.

D’altronde non si può avere accesso ad un finanziamento che poco dopo tempo viene stravolto nelle sue regole, occorre essere più stabile. Nel quadro degli finanziamenti vanno inseriti anche quelli che ci arrivano dall’Europa. Molti, infatti, in questo paese fanno gli antieuropeisti, ma in verità l’Italia è uno degli stati che beneficia maggiormente dei fondi europei, i quali però rimangono spesso bloccati nelle rete della nostra burocrazia. L’avere dei soldi senza poterli sfruttare è qualcosa che limita al massimo lo sviluppo in generale di un paese.

  • Questo lockdown ha fatto bene all’ambiente e al clima. Come si può far capire all’opinione pubblica l’incisività di ognuno di noi, anche attraverso le emissioni della propria auto ad esempio, che si ha sull’ambiente?

Personalmente ho compreso come negli ultimi 15 anni molta gente è portata ad interessarsi dell’ambiente solamente quando ne va della sua salute o del suo portafoglio. È vero, Il lockdown ha fatto bene all’ambiente, ma solo in questo momento. Tuttavia prevedo che con la ripresa di diversi settori e di molte attività la situazione potrebbe peggiorare. Basti pensare alle compagnie aeree che che presto aumenteranno i voli anche per recuperare qualcosa sul piano economico. Un altro aspetto da attenzionare è quello dei mezzi pubblici, infatti per via del covid 19, la maggior parte delle persone sarà probabilmente portata a recarsi al proprio ufficio o a spostarsi per altre motivazioni con i propri mezzi e non con quelli pubblici per paura soprattutto di entrare in contatto con degli sconosciuti.

Chissà i picchi che ci aspettano! Anche lo smaltimento delle mascherine è qualcosa che mette e metterà l’ambiente a dura prova. All’opinione pubblica bisogna far capire che nel momento nel quale abbiamo lasciato l’auto a casa ci abbiamo guadagnati tutti in salute e in economia. Lo smart working è invece l’occasione per le aziende, soprattutto per quelle più grandi, di comprendere come non sia necessaria la presenza di ogni dipendente in ufficio per tutta la durata della settimana. Questo è un “risparmio” funzionale per molti.

  • Secondo lei quale ruolo spetta ai giovani nella lotta per l’ambiente?

I giovani sono quelli più interessati, si tratta del loro futuro! Chi ha più tempo da vivere su questo pianeta deve salvaguardarlo più degli altri. Ai giovani però toccherà farsi carico di diversi errori fatti dalle vecchie generazioni, toccherà programmarsi l’avvenire e dal punto di vista anche politico, spazzare via quella mentalità ottocentesca, soprattutto per quanto riguarda ambiente e vivibilità, che certi amministratori hanno. Chi oggi fa politica ha vissuto una realtà differente e a ottant’anni e giusto che lasci spazio ai più giovani. La loro visione del futuro sarà l’arma vincente!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fondatore e direttore del sito www.lapoliticadelpopolo.it Coltivo quotidianamente la mia passione per la politica, l'attualità e l'informazione, cercando di coinvolgere sempre più i giovani.

Trending