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Cittadini

Gli Innŏvātĭo

In questo articolo vi riporto la speranza dei giovani. L’obiettivo è sbugiardare la teoria secondo cui i giovani non si interessano della politica. Niente di più sbagliato! I ragazzi di oggi sono consapevoli delle difficoltà che sta vivendo il nostro Paese e, soprattutto, vogliono dare il loro contributo.

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The youth is the hope of our future”

Dalla celebre citazione di José Rizal vi riporto la speranza che risiede nelle nuove generazioni. Sì, proprio loro, le giovani menti fresche, brillanti e, soprattutto, pronte a mettersi in gioco per dare un contributo al Paese in cui vivono.

L’Italia è stracolma di partiti, di organizzazioni politiche, di associazioni, di gruppi che si proclamano a-politici ma che quotidianamente trattano di politica. Tra questi, i rilevanti, sono quelli che vedono come protagonisti i giovani. Il perché è chiaro, è inutile ragionare col senno di poi e riecheggiare in continuazione quel passato remoto che non tornerà mai più. Ciò che conta è l’agire nel presente – che è l’unico al momento esistente – in vista del futuro che dentro di sé ha implicita la “speranza”.

Già, ma in cosa dobbiamo sperare? In un mondo migliore; in una Nazione più prospera sia dal punto di vista economico che sociale; in un Paese che rispecchi i diritti che proclama nella sua Costituzione. Un traguardo utopico? Sicuramente molto difficile da realizzare ma – ritornando sempre a lei – la speranza è l’ultima a morire. Il seme del cambiamento, l’inizio di tutto potrebbero essere loro, i nostri giovani. Con questo straordinario intento nascono gli Innŏvātĭo, i giovani del Centro Democratico in Sardegna.

Innŏvātĭo: dal latino, “rinnovare”

Tutto inizia dal loro nome che tradotto in italiano significa “rinnovare”. Dunque, lo scopo principale di questi giovani intraprendenti, non è una “rottamazione” del partito ma, piuttosto, ridare freschezza e “sprint” a un sistema che, altrimenti, non riesce a decollare in un’era sempre più Social. Insomma, il giovane cammina sicuramente più veloce dell’anziano, ma quest’ultimo conosce la strada. Le idee e i temi da affrontare non mancano e, uno di questi, ve lo riporto nelle righe che seguono.

Crisi dell’istruzione

Art 3 Cost. “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Art 34 Cost. “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze che devono essere attribuite per concorso.”

Dunque, il diritto allo studio si fonda espressamente sulla nostra Costituzione. Nonostante i molteplici sforzi, però, la Repubblica non è stata in grado di garantire a tutti il diritto allo studio e, quindi, non è riuscita a eliminare quegli ostacoli di ordine economico che impediscono ai cittadini di avere uguaglianza di opportunità. Di fatto, la negazione del diritto allo studio è uno dei principali fattori di discriminazione, in quanto l’apprendimento è possibile solo per una minoranza che è favorita da migliori condizioni economiche di partenza.

Secondo l’edizione 2015 del rapporto internazionale Education a glance prodotto dall’OCSE – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico -, solo il 42% degli italiani inizia gli studi universitari. Inoltre, l’Italia sconta anche un calo delle immatricolazioni e un inefficace sistema di orientamento pre-universitario. Nell’anno accademico 2014/15 solo l’8,2% degli studenti italiani ha conseguito borse di studio. Non va meglio per gli altri interventi relativi al diritto allo studio che raggiungono solo il 10,3% degli studenti, a fronte del 30% in Francia, Belgio, Regno Unito e Svezia.

Dunque, appare evidente che l’Italia soffre di un serio ritardo nella diffusione della formazione universitaria nella popolazione. I ragazzi non proseguono gli studi non perché trovano lavoro, ma perché vivono in situazioni economiche famigliari disagiate. Cosa si può fare, quindi, per risolvere o per lo meno alleviare questa crepa nel sistema dell’istruzione del nostro Paese? Occorre rimuovere gli ostacoli in modo da bloccare la cosiddetta “fuga di cervelli” che attanaglia l’Italia.

Proposta

La L. n. 390/91 metteva in campo una serie di strumenti tra i quali il prestito d’onore. Questo strumento stabiliva condizioni piuttosto garantiste per lo studente, non molto dissimili da quelle previste dall’ordinamento tedesco.Il prestito a tasso zero, infatti, poteva essere concesso solo agli aventi diritto alla borsa di studio, mentre la restituzione rateale doveva avvenire non prima dell’inizio dell’attività lavorativa. Il problema è che il prestito d’onore non è mai davvero decollato in Italia.

La domanda sorge spontanea: questo strumento può essere riproposto per concretizzare quel “diritto allo studio” enunciato dalla nostra Costituzione? La risposta dovrebbe essere positiva anche perché il meccanismo del sostegno agli studenti mediante le borse di studio a fondo perduto è troppo oneroso nel medio-lungo periodo e non permette di attuare politiche di ampio respiro non coinvolgendo, infatti, porzioni crescenti di studenti.

“Occorre un sistema che sia capace di autoalimentarsi mediante il recupero delle risorse investite”.


Insomma, il prestito d’onore potrebbe permettere di coinvolgere una più ampia platea di studenti. Lo Stato dovrebbe limitarsi alla corresponsione dei contributi in conto interesse o in conto capitale per ridurre il peso che graverà sugli studenti e dovrebbe istituire un fondo di garanzia per integrare quanto previsto dagli enti chiamati a finanziare il prestito. Naturalmente tale strumento non deve sostituire, ma affiancare l’attuale sistema delle borse di studio. In questo modo possiamo dare attuazione a quanto previsto dalla Costituzione.

Riassumendo la proposta sarebbe così articolata:

  1. occorre fissare i criteri per la selezione degli strumenti beneficiari e specificare che le condizioni economiche sono calcolate tramite l’ISEE della famiglia dello studente;
  2. assegnare alle Regioni, Province autonome, Università e istituzioni di alta formazione artistica, il compito di fissare le modalità per la concessione del prestito d’onore e il Ministero dell’istruzione dell’Università e della ricerca deve fissare, mediante decreto, gli importi minimi del prestito d’onore;
  3. occorre istituire un apposito Fondo di intervento integrativo per la concessione di tale prestito. Inoltre, anche i privati cittadini e le imprese devono avere la possibilità di contribuire al Fondo attraverso un proporzionale sgravio fiscale. Naturalmente il Fondo sarà alimentato anche dalla restituzione dei prestiti concessi agli studenti;
  4. infine, occorre regolamentare le modalità di restituzione del prestito d’onore, prevedendo anche una serie di cause per la restituzione anticipata dello stesso o per la decadenza del diritto dello studente al beneficio.

Forse credete che per noi giovani l’istruzione non sia importante? Credete che i nostri studi si interrompano a causa della nostra pigrizia? O ancora peggio, credete che il lavoro ci tolga troppo tempo da dedicare allo studio? Beh avete preso un abbaglio! Noi siamo consci del fatto che l’istruzione sia costosa, ma siamo anche consapevoli che investendo su di essa il nostro Stato avrà, in futuro, delle solide fondamenta.

Come disse a suo tempo Nelson Mandela:

“l’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È attraverso l’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione.”

L’unica, e forse la più importante, cosa che dobbiamo fare e far funzionare quel motore citato da Mandela. Come? Beh, perché non attraverso il prestito d’onore?

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Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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