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L’etica politica

In un momento come questo, dove il Governo del Paese brancola nel buio, è ancora più importante ricordare un uomo di Stato come Enrico Berlinguer, storico segretario e leader assoluto del PCI (Partito Comunista Italiano).

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Chi era Berlinguer? – In un periodo storico dove il Paese seguiva i dettami della Chiesa senza se e senza ma, Enrico Berlinguer ha portato il PCI ad un gran consenso nazionale, sdoganando la Sinistra Comunista e portando il partito ad un ruolo importante di sostegno al governo. Nella seconda metà degli anni ’70 aumentarono le lotte di classe, che spinsero ad un acceso confronto tra lavoratori e padroni. Da fine politico qual era, Berlinguer capì la necessità di un dialogo con la classe politica governante al momento, la DC (Democrazia Cristiana). A quel punto iniziò una lunga serie di rapporti con Aldo Moro, presidente della DC, per dare al Paese un governo in grado di pensare ad un radioso futuro sia per la classe lavoratrice che per quella padronale.

La grandezza politica di Berlinguer e Moro era data dalla capacità di ascoltare il pensiero dell’avversario per creare una base comune su cui dialogare e dar vita ad un’idea condivisa. L’ idea di fusione tra la Democrazia Cristiana e il PCI terminò con il rapimento e la successiva uccisione di Aldo Moro. Dopo la sua scomparsa, Berlinguer accantonò per un attimo l’idea di una coalizione di governo con la Democrazia Cristiana e si pose in posizione di attesa per ricollocare adeguatamente il partito.

In quel momento si affermò il PSI (Partito Socialista Italiano), con leader Bettino Craxi. Il PSI iniziò a collaborare con la DC, imponendosi come una sinistra più moderata rispetto al PCI. Questa moderazione consentì a Craxi di avvicinarsi alle leve del potere e, con calma, di arrivare al governo. L’ascesa del PSI non impedì a Berlinguer e al PCI di mantenere un ruolo fondamentale all’interno del parlamento italiano. Un esempio di questo è stata Nilde Iotti, membro storico del PCI e compagna del leader comunista Palmiro Togliatti, che è stata presidente della Camera dei Deputati dal 1979 al 1992.

Il 7 giugno 1984 Berlinguer tenne un comizio a Padova in vista delle vicine elezioni europee. Durante il comizio fu colpito da un ictus, ma portò a termine il suo intervento, pur provato dal malore e con la folla che iniziò ad urlare “Basta, Enrico!”. Al termine del comizio rientrò in albergo, si addormentò sul letto della sua stanza ed entrò subito in coma. Morì l’11 giugno a causa di un’emorragia cerebrale. Memorabili furono le parole dell’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che si impose per trasportare la salma sull’aereo presidenziale “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”.

Al funerale di Berlinguer parteciparono più o meno un milione di persone, che confermarono la grande ammirazione verso il defunto segretario del PCI. Quel funerale fu un capolavoro di arte politica e un esempio di come un vero politico riconosce e rispetta il suo avversario fino alla fine. Memorabili furono il bacio sulla bara da parte di Pertini e l’omaggio a capo chino di Giorgio Almirante, leader del MSI (Movimento Sociale Italiano) ed esponente della destra moderata. Per le elezioni europee il PCI ottenne, per la prima volta nella sua storia, un numero di voti maggiore dei voti ricevuti dalla Democrazia Cristiana. Si parlò di “effetto Berlinguer”, forse dimenticando quanto il segretario avesse fatto in precedenza per ottenere quell’obiettivo.  

Enrico Berlinguer, Almirante si inchina davanti a Botteghe Oscure ...
In foto a sinistra Almirante che rende omaggio alla salma di Berlinguer

L’eredità di Berlinguer– Sono trascorsi 36 anni dalla scomparsa di Berlinguer, ma la sua grandezza non è oscurata dal tempo, è solo dimenticata dal Governo di oggi, che non ha un briciolo dell’etica politica di Berlinguer.

Secondo Berlinguer “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela”. L’enciclopedia Treccani definisce il partito come “associazione privata che ha il monopolio delle elezioni politiche, tramite la proposizione delle candidature”, perciò è doveroso che un partito persegua e raggiunga gli obiettivi per cui è nato. Questo comporta che il suo fine non sia utilitaristico per la Nazione, in considerazione del mandato che queste associazioni ricevono nel corso delle elezioni e della loro vita pubblica. La verità è che molte volte queste associazioni dimenticano il concetto fondamentale di res publica, ovvero la salvaguardia dello Stato, occupandosi di perseguire solo le proprie finalità associative. La citazione di Berlinguer non può che essere più attuale e calzante di oggi.

L’attuale Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, media un governo formato da PD e M5S, mentre pochi mesi fa mediava un governo formato da Lega e M5S. Questo cambiamento è stato causato dal senatore della Lega Matteo Salvini, che ambiva alla maggioranza assoluta dopo il risultato delle elezioni europee, e dai partiti di sinistra, che non volevano rinunciare alle loro cariche in Parlamento. La sete di potere ha portato Salvini a non far più parte del Governo e la Sinistra a formare un Governo, venendo meno alle parola data. Si ricorda la frase di Luigi Di Maio, Ministro degli esteri del M5S, “non faremo mai alleanze con il partito di Bibbiano”, quella di Nicola Zingaretti, segretario del PD, “Mi sono stancato di dire che non intendo favorire nessuna alleanza o accordo con il M5S”.

Per non dimenticare anche le parole di Matteo Renzi, senatore di IV, che nel 2014 affermava “se non riesco a superare il bicameralismo perfetto, non considero chiusa la mia esperienza di governo, considero chiusa la mia esperienza politica, perché esiste un momento in cui un leader politico ha il dovere di indicare una visione” ed oggi tira ancora i fili di questo Governo. Per non parlare di Matteo Salvini che non agisce per ideali, ma per ottenere più consensi popolari. Un esempio è il coro del 2009 a Pontida, dove il segretario della Lega intona: “Senti che puzza, scappano i cani, stanno arrivando i napoletani” , che si oppone ad una sua dichiarazione di tre anni fa su LA7 dove affermava che la Lega contestava la politica del sud, non la gente. Questi comportamenti non erano condivisi da Berlinguer, perché per lui l’etica era la bussola della sua politica.

Berlinguer sosteneva anche “Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare anatemi, gli anatemi sono espressioni di fanatismo e c’è troppo fanatismo nel mondo”. Questa frase è simbolo del rispetto verso un rivale, che non dev’essere combattuto con offese continue o comportamenti deplorevoli, ma con la forza delle idee e senza scordare che, ricordando il libro di Calamandrei, “La politica non è una professione” la politica non è un mestiere ma è un servizio. Servire, non servirsi o essere serviti. Un esempio di questo è stata la lotta alle Brigate Rosse da parte di Berlinguer e dei NAR da parte di Almirante.

Berlinguer non ha mai usato i NAR come propaganda contro Almirante e Almirante non ha mai usato le Brigate Rosse come propaganda contro Berlinguer. Questo era perché loro erano rivali, non nemici. Loro volevano il bene del Paese e, con rispetto reciproco, hanno lottato per questo. Oggi suscita scalpore un tale comportamento, perché la politica di oggi è solo una copia sbiadita della politica di ieri. Un esempio di questa degenerazione è stato il rapporto di non collaborazione tra il Governo e le opposizioni durante l’emergenza sanitaria, culminato dalla forte frase di Primo Ministro, Giuseppe Conte: “Questa volta lo devo dire, devo fare nomi e cognomi, da Matteo Salvini e Giorgia Meloni” . Come dimenticare poi comportamenti più da ultras da stadio che da parlamentari, come il lancio delle banconote false da parte del M5S come protesta al decreto legge del Luglio 2017 o il recente striscione da parte della Lega con scritto “Azzolina bocciata” come forma di dissenso verso il decreto scuola.

Faccio fatica a considerare “leader” persone che rinunciano ai loro valori per ambire al potere e che sanno solo aizzare folle, come faccio fatica a scegliere un partito politico oggi. Detto questo, non dò la colpa solo ai parlamentari di oggi, ma in particolare al popolo italiano, che, a mio modesto giudizio, non esercita bene la sua sovranità. Spero che un giorno il popolo scelga uomini non che cambiano i loro i principi per il partito, ma che cambiano partiti per amore dei loro principi.

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Studente di professioni sanitarie, ma con un occhio di riguardo verso tutto ciò che mi circonda. Durante il mio percorso ho notato che, secondo molti, pochi cittadini impegnati non sono in grado di poter cambiare qualcosa all'interno della società. Sono qui, in collaborazione con la Politica del Popolo, per far capire che vive non chi resta in silenzio, ma solo chi lotta per far sentire la propria voce.

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