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Eraclito: quando finiranno le guerre?

Eraclito e le tristi sorti del mondo: potranno mai tutte le guerre cessare di esistere? Ce lo spiega il filosofo del Panta Rei.

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Questo martedì faremo un tuffo nel passato. Vorrei riportare le vostre menti ad un ricordo, sicuramente comune a molti di noi, così come a tanti bambini di oggi. Eravamo piccoli, ancora freschi di un mondo inesplorato, presi dalle nostre fantasie e dal nostro mondo ancora perfetto. Mancava ancora tanto alla realizzazione della realtà così com’è. E ci chiedevamo, ingenuamente stupiti, perché al mondo esistesse tanto male.

Forse per strada, di ritorno dal pomeriggio al parco giochi con gli amichetti di calcio, nuoto o ginnastica artistica, forse proprio a cena, quando la mamma cambiava bruscamente canale appena finita l’anteprima del TG, della quale capivamo sì e no un terzo delle parole pronunciate, e confusi e pensosi chiedevamo: “Mamma, perché c’è la guerra? Non potrebbero semplicemente mettersi d’accordo e stare tutti in pace? E perché gli uomini vogliono conquistare le altre terre? Che cosa cambia? Tanto non puoi vivere ovunque!

A quell’attonito silenzio dei nostri genitori, talvolta accompagnato da un’alzata di spalle e un sospiro rassegnato, Eraclito lo avrebbe sostituito una semplice frase, in greco, senza dubbio, ma più o meno equivalente a un: “Polemos è padre di tutte le cose”. Forse con la stessa rassegnazione, forse con un po’ più di oggettività. Non la vedeva come una cosa negativa, era per lui un dato di fatto: Polemos, la guerra, è il movimento che spinge l’uomo a nuovi equilibri, che genera la vita. Se avesse dovuto spiegarlo a un bambino sarebbe certamente ripartito dall’inizio, e così farò anch’io.

Si sente spesso parlare di Eraclito come “filosofo del divenire”, e per la celeberrima Panta Rei, tutto scorre. Quest’ultima in particolare si vede spesso sotto i post-frecciatina di Instagram, l’arma finale adoperata all’epilogo di una brutta storia d’amore, come per dire “Tutto passa. Anche tu”, ma certo non era questo il significato attribuitogli da Eraclito, il quale rimaneva fermamente convinto che niente, al mondo, rimanesse uguale.

Pensare alla ciclicità del tempo, alla monotonia delle stagioni che si rincorrono in eterno per il filosofo assumeva un altro significato. Tutto scorre nello stesso verso. Non esiste giorno che sia uguale all’altro, tutto passa e non ritorna. La chiave della vita è il movimento, che permette alle cose di potersi scontrare, mischiare e cambiare. La guerra è il motore delle vicende umane, quindi. Il continuo mutamento porta ad una rottura degli equilibri, degli accordi non perfetti, carichi di energia che viene sprigionata all’improvviso, nel momento in cui si accende un conflitto, destinato a concludersi con un nuovo equilibrio, sempre precario e mai uguale al precedente, che racchiude in sé la nuova essenza delle due parti, i nuovi ideali, i nuovi valori. Rispondendo alla domanda del titolo, quindi, sembra inevitabile che le guerre accadano, sono fisiologiche in un mondo così diviso. Ma c’è un motivo preciso, che riguarda le cause stesse dei conflitti.

La riflessione che si potrebbe fare riguarda proprio i due termini di un patto, che sia di pace o semplice coesistenza, sia anche di due elementi chimici instabili che legati insieme si equilibrano. Ragioniamo sull’etica, che è forse l’aspetto più interessante e attuale della filosofia: lo scontro avviene nel momento in cui si presenta una differenza tra le parti, in cui l’opposizione di caratteristiche contrapposte porta ad uno scontro nel quale inevitabilmente finisce per prevalere l’uno sull’altro, creando una situazione che è possibile solo in funzione degli avvenimenti inerenti alla guerra e ai fattori pervenuti di conseguenza.

Quello che se ne deduce è che lo scontro è frutto dell’incontro di due opposti, parti complementari di una stessa essenza, in quanto aventi tutte le caratteristiche mancanti all’altra. E l’unità degli opposti è perfezione (dal latino perfectus, participio passato di ‘perficĕre’, che significa compiuto), che è ciò a cui indubbiamente tutto tende. Un giorno spero avrò il piacere di condurre una riflessione anche su come il concetto di perfezione come da definizione possa essere ricollegato al concetto di felicità per l’uomo.

Tornando a noi, Eraclito concepisce l’unità degli opposti nell’essere come due facce della stessa medaglia, che solo insieme possono definirsi complete, ma che il tentativo di unificazione continua a dividere, in un perpetuarsi di lotte continue destinate ad avvicinare le cose e allontanarle al tempo stesso dal loro fine ultimo.

Questo inarrestabile divenire genera combinazioni di materia sempre diverse, come poi ci spiegherà Democrito con la teoria dell’atomismo, tanto da portare il nostro filosofo ad affermare che non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume, in quanto la stessa acqua che ci ha bagnati la prima volta è ormai trascorsa, un processo irreversibile, e oltre a questo la nostra stessa persona è cambiata: siamo cresciuti, abbiamo trascorso secondi, minuti, anni di vita che ci hanno resi diversi dalla persona che siamo stati la prima volta. In termini non filosofici, Eraclito ha sostanzialmente affermato che ogni esperienza ci cambia in modo irreversibile, continua a far parte di noi come parte della nostra essenza, ed è un processo che tende asintoticamente all’infinito, destinato cioè a non finire mai.

Una delle lotte su cui mi sento di porre l’accento questa settimana è il Black Lives Matter, movimento nato dopo la tragica morte di un uomo che forse aveva avuto anche delle colpe, ma niente che potesse giustificare un gesto del genere. È uno scontro che porterà ad un nuovo equilibrio, pur accettando con rammarico che non sarà la soluzione finale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata nel 2001, ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo e ora studio Lettere moderne a Bologna. Ho iniziato a lavorare per La Politica del Popolo come correttrice di bozze e ora gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

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