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Il rilancio irrinunciabile, progettiamo l’Italia del domani

Ha ragione Conte quando dice “Dobbiamo progettare il rilancio di questo Paese”: dopo l’emergenza sanitaria si deve superare il disastro economico-sociale.

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L’Italia sembra essere ufficialmente fuori dallo stato di emergenza sanitaria che ha connotato la storia dei mesi scorsi e si prepara a fronteggiare il disastro economico-sociale che il covid 19 ha lasciato sul campo di battaglia.Il timore di un collasso del sistema sanitario ci ha richiamato alla responsabilità e nei mesi di marzo e aprile abbiamo vissuto un lockdown che è destinato a restare nei libri di Storia.  Per dirla con le parole del bravo e giovane sindaco di Ferla, l’avv. Giansiracusa: “Abbiamo rinunciato alla socialità per salvaguardare l’intera comunità”. 

Scelte dure ma necessarie quelle del governo Conte e del Parlamento, chiamati a comprimere anche le più importanti libertà costituzionali in nome della tutela e della salvaguardia di beni come la vita e la salute dei cittadini, la cui rilevanza sovrasta per diritto e razionalità ogni altro bene. 

Oggi però il lockdown presenta il “conto dei danni”, perché se è vero che le scelte  drastiche di chiusura che hanno compromesso la salute economica di intere categorie di imprenditori e per connesso di lavoratori, sono state prese, come spesso ci ricorda il Premier italiano Giuseppe Conte, “in scienza e coscienza”, ma è anche vero che l’Italia soffrirà per le stesse scelte un crollo storico del suo PIL, stimato dall’ISTAT nella relazione dello scorso 8 giugno, in stato di caduta dell’8,3%, con una parziale ripresa per il 2021, in rialzo del 4,6%.

Dire che è andato tutto bene e che i provvedimenti economici adottati dal governo, con due pesanti scostamenti di bilancio, abbiano avuto la speditezza e l’impatto che ci si aspettava in un momento di crisi non più solo sanitaria ma anche economica e soprattutto sociale è impossibile, per colpe collocabili sia ad un sistema normativamente caotico che complica il rapporto tra obiettivi di un provvedimento e gli effetti realmente compiuti dello stesso ma anche a testi normativi non sempre limpidi nell’interpretazione e farraginosi nella loro applicazione, basti pensare al Dl Cura Italia e all’ultimo in ordine di tempo e importanza Dl rilancio

Il virus ha messo allo scoperto le criticità di un sistema che oggi più che mai sente il bisogno di essere riformato. 

Ha ragione Conte quando dice: “Dobbiamo progettare il rilancio di questo Paese”, convocando a Villa Pamphili, in quell’evento che ha preso giustamente il nome di Stati generali dell’economia, tutte le forze economiche, produttive e sociali del Paese, insieme ad importanti ospiti “tecnici” come i membri della task Force guidata da V. Colao e internazionali quali la Presidente della Commissione UE  Ursula Von der leyen, la Presidente della BCE Christine Lagarde, il commissario all’economia Paolo Gentiloni, il presidente del Parlamento UE David Sassoli e molti altri ancora. 

Dalla maggioranza arriva il richiamo di Renzi,“meno riunioni e più cantieri”, indicando come unica strada il #pianoshock per le infrastrutture consegnato nelle mani del Premier qualche mese fa, mentre dopo qualche frizione PD e 5 stelle rinnovano il loro appoggio al “Piano Conte” strutturato in 9 macro capitoli e che punterà alla riforma del sistema fiscale e degli ammortizzatori sociali, alla sburocratizzazione anti “liberi tutti”, allo sblocco dei cantieri entro l’estate, con un piano complessivo di 120 miliardi di opere già finanziate da spalmare in più anni, investimenti per digitalizzazione del  Paese, transizione energetica e green economy oltre ad altri importanti ed imponenti interventi risultati peraltro necessari anche dal #pianocolao di qualche giorno fa. 

In effetti una tendenza orientata al #riformismo è emersa già dal Family act promosso e voluto dalla ministra per la famiglia e le pari opportunità Elena Bonetti e dal Patto per l’export voluto dal titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, e sottoscritto anche da tanti altri ministeri. Questi due primi interventi sono il segno tangibile di una nuova direzione che l’Italia ha l’obbligo di seguire. 

Il Family act  è la prima vera riforma organica varata da un governo che riguardi e incida pesantemente sulla disciplina normativa dettata per la famiglia, prevedendo misure attese da tanto come l’assegno universale per i figli che vedrà il via da gennaio 2021, l’estensione dei congedi, incentivi al lavoro femminile e altri provvedimenti importanti volti a stabilizzare e migliorare la disciplina applicata a quella che è definibile “la prima vera istituzione”, la Famiglia. 

Il Patto per l’export voluto da Di maio si fonda su sei pilastri e mette in campo 1,4 miliardi di euro, la direzione è quella di rilanciare il nostro export migliorando la comunicazione e la formazione, incentivando il modello e-commerce e implementando il sistema fieristico, il tutto ovviamente accompagnato da una finanza certamente agevolata. 

Costruire un progetto di rilancio del nostro Paese in un’ottica di sana programmazione è e deve essere l’obiettivo primario, in vista delle ingenti risorse che arriveranno dalla UE già dal prossimo autunno, con un anticipo corposo di quei 172 miliardi destinati all’Italia dal progetto Next Generation EU da 750 miliardi di euro  proposto dalla Commissione UE. 

“Perdere questa opportunità sarebbe una follia, strutturiamo i fondi europei in un unico grande piano”  ha dichiarato il premier italiano Giuseppe Conte, annunciando l’accesso dell’Italia anche  alla linea di credito della BEI e al piano SURE (per circa 20 miliardi).  Dagli Stati generali dell’economia che dureranno circa 10 giorni, il Paese attende risposte serie e strutturali, in grado di portare con forza l’Italia nel futuro. 

L’opposizione che come sempre non si è smentita per carenza di cultura istituzionale, ha definito l’evento come “una passerella per la visibilità di Conte” e ha rinunciato alla possibilità di partecipare alla costruzione  del progetto di rilancio che si sta scrivendo a Villa Pamphili.  Oggi più che mai abbiamo bisogno di coesione e non di polemiche, di lavoro serio e non di comizi elettorali, di visione e non di propaganda.  Fare bene e fare in fretta, in questo 2020 scriveremo il futuro della nostra grande Nazione. 

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Mi chiamo Paolo ganci, classe 98, nato a Ragusa e residente a Ferla (SR). Appassionato di politica e studioso di diritto. Diploma classico indirizzo linguistico, studio attualmente presso la facoltà di Giurisprudenza di Catania.

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