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Chiara Sfregola: “I diritti della comunità LGBT+ vanno di pari passo con i diritti delle donne “

“E’ essenziale approvare la legge contro l’omo/lesbo transfobia e occorre una tutela nei confronti dei bambini figli di coppie omogenitoriali”

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In questi giorni in Parlamento si parla della proposta di legge Zan-Scalfarotto sull’omotransfobia che vuole estendere i reati d’odio anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere. In realtà il decreto legge è stato presentato nel 2018 dal deputato Alessandro Zan del Pd ed è approdato il 4 giugno scorso in commissione Giustizia. Se il testo venisse approvato, chi commette reati motivati da “stigma sessuale, in particolar modo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali”, rischia fino a quattro anni di reclusione. Alla legge arriva però la critica della Cei che la bolla come: “Una legge che non serve e pericolosa perché rischia di introdurre un reato di opinione“. Ma è davvero una legge che non serve?

Di tutta altra opinione è Chiara Sfregola, femminista e attivista da sempre per la tutela dei diritti delle donne e della comunità LGBT. Nel suo ultimo libro si è soffermata sul concetto di matrimonio, a partire dal suo punto di vista di donna sposata con un’altra donna.

Ero spostata da circa un anno quando ho cominciato a buttare giù un po’ di riflessioni rispetto al matrimonio, spinta soprattutto dalle domande che mi venivano fatte dagli altri. Domande che in primo luogo riguardavano proprio le motivazioni dietro le nozze. Mi ha colpito molto che a farmi la classica domanda: “Perchè ti sei sposata?” fossero anche persone parte della comunità LGBTQIA+, anche donne lesbiche. Probabilmente perché intravedevano nel matrimonio i segni di un patriarcato che non accenna ad andare via. Eppure io, che mi considero una femminista, ero e resto convinta della possibilità di fare un matrimonio femminista, un luogo di vera parità, e proprio per questo ho cominciato a buttare giù delle considerazioni sull’istituzione del matrimonio, su che cosa è stato in passato e su che cosa sta diventando oggi. A partire da queste riflessioni e della mia esperienza personale è nata l’idea di questo libro.

  • Non ha tutti i torti nel dire che il concetto di matrimonio è troppo legato all’idea di patriarcato, in che modo va “aggiornato”?

Sicuramente trasformando il matrimonio in un istituto in cui i coniugi, di qualunque sesso siano, considerati pari tra loro, con gli stessi diritti e gli stessi doveri. Questo in parte, almeno sulla carta, è già così nel matrimonio attuale, grazie alla riforma del diritto di famiglia del 1975, però se andiamo a vedere più nel dettaglio che cosa succede all’interno dei matrimoni eterosessuali scopriamo, per esempio, che molto spesso ancora oggi è soprattutto la donna a occuparsi della casa (due ore in più al giorno rispetto al marito), la donna ha diritto al concedo maternità che è estremamente più lungo rispetto a quello che è previsto per il padre.

“Troppo poche” è relativo! Rispetto a cosa? Comunque penso ci sia una combinazione di fattori. Sicuramente c’è la questione del coming out, che tante e tanti ancora non hanno fatto.  Sposarsi con una persona del proprio stesso sesso presuppone un coming out, visto che si tratta di un atto pubblico (e politico, aggiungerei), celebrato solitamente da una bella festa con amici e parenti. Ancora oggi però molte persone vivono un po’ nell’ombra, nel timore di non essere accettate dalle proprie famiglie. Oltre a questo dobbiamo anche considerare una questione generazionale, che riguarda tutti gli orientamenti sessuali.

La nostra generazione si sposa poco: spesso i millennials hanno una vita lavorativa precaria, e mettere su famiglia spaventa. Sposarsi vuol dire prendersi un impegno, pensare magari a comprare una casa, a fare dei figli. In tre parole: pensare al futuro. Magari con un pizzico di ottimismo. Ma con i tempi di incertezza che viviamo è molto difficile farlo. Lo vediamo anche dal tasso di natalità del nostro Paese: si abbassa anno dopo anno. E infatti i matrimoni etero sono in calo da almeno dieci anni.

  • In tutte le principali nazioni europee per queste coppie è anche consentita l’adozione, in Italia ancora no. Si stanno facendo dei passi avanti in questa direzione?

Purtroppo no, quella delle unioni civili è una legge monca in questo senso. Con lo stralcio della stepchild adoption i bambini che nascono all’interno di coppie dello stesso sesso non sono riconosciuti come figli di entrambi i padri o entrambi le madri, e la legge 40 vieta di accedere tecniche di fecondazione assistita o GPA (gestazione per altri n.d.r.) in più, è impossibile nel nostro Paese per non parlare dell’adozione. Questo sicuramente costituisce un deterrente a fare famiglia, perché diventa molto costoso ma anche molto complicato.

Quindi sì, sicuramente non c’è un incoraggiamento nei confronti delle coppie omosessuali e lesbiche a mettere su famiglia. Da quando sono state approvate le unioni civili non sono stati fatti dei passi avanti, tutto si è un po’ acquietato, il movimento si è spento. Gli unici che stanno portando avanti una battaglia su questo tema sono in Italia le famiglie omogenitoriali.

  • Secondo una ricerca dell’OCSE in Italia, rispetto alle altre nazioni sviluppate, l’omosessualità viene meno tollerata. Cosa si può fare per far sì che nel nostro Paese avvenga “un cambio di mentalità”?

Sicuramente va approvata una legge contro l’omo/lesbo transfobia, quindi rendere perseguibile penalmente le discriminazioni contro le persone omossessuali, lesbiche e transgender. Questo sicuramente va fatto dal punto di vista legislativo insieme, mi auguro, a una tutela nei confronti dei bambini figli di coppie omogenitoriali. Dall’altra parte dobbiamo invece operare un cambiamento dal punto di vista culturale includendo quanto più possibile le soggettività LGBT nelle nostre narrazioni: per esempio nella televisione, nel cinema ma anche negli stessi giornali.

Spesso succede che nelle riviste le “questioni di cuore” vengano trattate da un punto di vista solamente eterosessuali, è necessario all’interno delle stesse includere anche l’affettività omosessuale. Infatti è stato provato da alcune ricerche statunitensi che nei Paesi in cui c’è una maggiore tolleranza, le condizioni di salute e le aspettative di vita delle persone all’interno della comunità LGBT migliorano, addirittura l’aspettativa di vita si allunga di 12 anni.

  • Guardando alla situazione italiana: non le sempre che il Sud rispetto al Nord, sia ancora troppo legato a dei modelli di vita tradizionali?

Io in realtà mi sono sposata al Sud, in quanto provengo da una famiglia pugliese e devo dire che abbiamo trovato una grande accoglienza. In generale inoltre le persone si sposano maggiormente al Sud e personalmente ho notato come il settore delle unioni civili stia diventando un business. Non dobbiamo dimenticare che in tempi recentissimi, il governatore Emiliano ha incoraggiato anche economicamente i matrimoni in Puglia perché di fatto costituiscono un settore di business per la regione. Credo che almeno da un punto di vista di mercato, stiamo assistendo a uno spostamento culturale verso una maggiore inclusività. Devo dire che anche la mia stessa famiglia, una tipica famiglia del Sud molto numerosa, è stata estremamente accogliente nei nostri confronti. Un grande fortuna, mi rendo conto, che mi rende ottimista in questo senso.

Diciamo che in generale da che parte sta la Chiesa lo sappiamo: anche se la Chiesa stessa è comunque formata da una molteplicità di correnti e punti di vista e quindi sarebbe sbagliato considerarla come un monolite. Quello che non capisco è perché deve essere sempre la politica italiana ad adattarsi alla Chiesa e mai il contrario, dato che fino a prova contraria sono loro un enclave sul nostro territorio e non viceversa.

  • Lei da sempre si è battuta per maggiori tutele nei confronti delle donne: cosa ne pensa della decisione della governatrice Tesei in Umbria di eliminare il Day Hospital e obbligando le donne ad un inutile ricovero di tre giorni rendendo ancora più difficile la possibilità di aborto?

Credo che quest’ultima mossa della governatrice sia stato un ulteriore attacco ai diritti riproduttivi delle donne. E’ terribile che questo venga da un’altra donna, che però è leghista e quindi potevamo aspettarcelo. Penso che questa manovra renderà di fatto aumenterà maggiormente il ricorso a tecniche illegali e insicure. Nei confronti dell’aborto noi non possiamo fare niente se non cercare di tutelare la salute delle donne che ne hanno bisogno. È una pratica, quella dell’interruzione volontaria di gravidanza, che si è sempre fatta, anche nell’illegalità, anche rischiando di morire. Perciò impedirne o complicarne l’accesso non serve a niente. Se vogliamo veramente ridurre il numero degli aborti dobbiamo lavorare sull’educazione sessuale.

  • Non crede che la destra italiana utilizzi l’argomento dell’omosessualità solo per mera propaganda elettorale?

Sicuramente la destra italiana, come la Lega o Fratelli d’Italia, non ha un’atteggiamento liberale ma conservatore anche dal punto di vista sociale. Cosa molto diversa rispetto ai conservatori inglesi. Memorabile è la frase di David Cameron:

” Proprio perché sono un conservatore sono a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso”.

In effetti il matrimonio è un’istituzione tradizionale, e sulla base di questo da un certo punto in poi il matrimonio egualitario ha avuto il supporto anche dalla destra inglese.

  • Ha qualche proposta per maggiori tutele?

In questi giorni si sta votando la legge contro l’omo/lesbotransfobia: approvarla rappresenta un primo passo di maggiore tutela della comunità LGBTQIA+ però dobbiamo considerare che i diritti della nostra comunità vanno di pari passo con i diritti delle donne. Sarebbe bello rendere possibile per esempio anche per gli uomini la possibilità di stare a casa per i primi mesi di nascita dei loro bambini e potersene occupare senza che questo abbia delle ripercussioni sulla loro vita lavorativa. E’ inutile parlare di sindrome da alienazione parentale se non tuteliamo il diritto alla paternità già nei primi mesi di vita del bambino, rendendo possibile questo congedo non solo per stare vicino al bambino/bambina ma anche al proprio compagno o alla propria compagna.

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Direttore e fondatore del sito, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano solamente nella mente di alcune persone.

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