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Mondo

Nelle piazze del mondo: rivolte e speranze

Dopo 10 anni, le piazze sono ripopolate da giovani: la dimostrazione che il cambiamento passa ancora dai piccoli grandi luoghi oppure utopia chimerica?

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Rivolta e ragione, il sentimento come base politica di una società civile che si sente troppo spesso abbandonata dall’establishment governativo. Motivi che traboccano nella voglia di cambiare, modus vivendi, modus operandi, nella voglia che si trasforma in necessità di attivarsi e diventare parte integrante del cambiamento che si vuole ottenere. Sentimenti di frustrazione, rabbia, inadeguatezza, il raggiungimento della linea di sopportazione e soprattutto di subordinazione. E’ cosi che nasce il sentimento di rivolta. Rivolte che a cadenza stagionale si possono manifestare per ragioni comuni in più parti di uno stesso Stato, altre volte, in più Paesi, con linee comuni di protesta verso organi repressivi simili, seppur differenti. Come è successo durante le Primavere Arabe, dagli esiti poco concreti che lasciano scie irrisolte in tanti dei Paesi coinvolti.

Le Primavere Arabe a tutti gli effetti sono state le ultime proteste di massa su un vasto territorio negli ultimi 10 anni. Il biennio 2019-2020 come si evince dal rapporto appena pubblicato di Amnesty International Italia, ha generato la rinascita di una coscienza sociale, quella della generazione successiva a quella di un decennio fa: dei Millennials, da molti sociologi e psicologi sociali descritti come pigri, poco interessati alla politica ma nello stesso tempo aperti e ricettivi. Giovani che stanno vivendo la crisi di sistemi politico-economici e culturali creati da quelle generazioni precedenti, così intraprendenti e autonome da pensare in modo egoistico al hic et nunc, e non all’eredità e al futuro di ciò che sarà.

Dal rapporto, si osserva una crescita esponenziale di persone scese in piazza per protestare contro la disuguaglianza e il divario sociale, contro politiche oppressive, corruzione, crisi economiche e umanitarie, una totale mancanza di rispetto nei confronti dei diritti umani.

Asia

Donne uigure protestano contro la polizia cinese, protagonista di detenzioni per fini rieducativi

La Cina preCovid19 è protagonista della detenzione degli uiguri, minoranza turcofona musulmana, richiusa in campi di rieducazione per essere deculturizzata; le proteste a Hong Kong, continuano con repressioni e armi nuove, che attaccano e feriscono direttamente il viso, contro ogni policy e rispetto della dignità umana, per non parlare della repressione del personale medico punito per aver allarmato la comunità con la scoperta del Covid19, vite ormai spente dalla smania di controllo.  Il Pakistan oltre a reprimere le proteste progressiste, blocca i contatti esterni in Kashmir, territorio conteso a cui è stato revocato lo status speciale. La Malaysia imprigiona tutti gli stranieri, visti come untori in questa emergenza sanitaria.

Americhe

Cile

In USA ora il movimento BLM si riversa sulle strade per criticare il sistema culturale e socio-economico che vedono i neri sempre tra gli ultimi sul gradino sociale (‘gli ultimi a essere assunti, i primi a essere licenziati’). Gli States sono protagonisti nell’ultimo anno di detenzioni in centri per i migranti, politiche di espulsione frettolose, una costante discriminazione legale nei confronti di minoranze e vendite in crescita di armi da fuoco, anche in piena emergenza Covid.

L’importante esodo di 4 milioni di venezuelani, le proteste in Cile, in Ecuador, il rovesciamento in Bolivia di Evo Morales e le politiche di omissioni e corruzione di Bolsonaro, con l’Amazzonia venduta e messa a fuoco a discapito degli abitanti locali, vedono una progressiva linea di comunione di insoddisfazione generale che si sta coronando ancora di più nell’epoca Corona virus, con la totale incompetenza di un governo che non vuole dichiarare lo stato di emergenza per non dover affrontare a livello effettivo il problema sul piano legale ed economico, incosciente che il fuoco dell’indifferenza è molto più rischioso se la società civile decide di intervenire perché non ha nulla da perdere.

Africa

Sudan

 Le carceri egiziane sono stipate con più di 4000 manifestanti giovani e attivisti politici contro il sistema, detenzioni illecite rallentate da processi continuamente rimandati, ultimo caso: Patrick Zacki. Migliaia di bambini diventano soldati sotto il potere dei terroristi Boko Haram in una Nigeria sempre più potente e influente. In Somalia, contro il gruppo di Al Shabab gli interventi degli stati occidentali non sempre si curano di osservare con precisione la meta degli attacchi, spesso causando morti tra i civili e le fasce non protette. Al Bashir caduto in Sudan, grazie all’attivazione di un popolo stanco di avere a capo un uomo ricercato dal tribunale dell’Aja e punibile per molti reati tra cui il genocidio e la crisi umanitaria in Darfur.

Bouteflika caduto in Algeria, anche lui dopo decenni di politiche contro la dignità umana, grazie alla forza prorompente di una cittadinanza attiva e bisognosa di un cambio radicale. In piazza tante persone sono scese anche in Libano, Iraq e Iran, purtroppo senza ancora ottenere le libertà e il cambiamento voluto, le morti di al Baghdadi, capo dell’Isis e del generale iraniano Soleimani, aprono una nuova era in cui nuovi capi e tattiche strategiche territoriali e conseguentemente economiche potranno nascere.

Europa

Barcellona

Progressive politiche sovranistiche si stanno diffondendo ancora di più con l’emergenza sanitaria, in Polonia e Ungheria dove si sono dati pieni poteri legittimi ai rispettivi capi di Stato, i quali senza esitare, in questi mesi stanno provvedendo a reprimere diritti di minoranze e tutele necessarie per una società equa. A Barcellona migliaia in piazza per chiedere l’indipendenza e l’autonomia. A Parigi le proteste dei gilets jaunes che per oltre un anno hanno protestato contro le politiche fiscali che avrebbero attaccato ancora di più la fascia medio-bassa rurale e suburbana.

Italia

La criminalizzazione delle ONG che si occupavano di protezione e tutela in mare hanno dovuto pagare a caro prezzo il lavoro di solidarietà, spesso compiuto unicamente da loro. A novembre del 2019 si sono visti rinnovati i patti con la Libia in materia di diritto di soccorso umanitario, una Libia afflitta da un conflitto interno drammatico che mette a repentaglio i diritti umani di tutti coloro che attraversano per questo Stato senza leggi e senza governo stabile. Il Covid19, ha portato la società civile a creare reti sociali, di intervento e di azione, attivisti e gente comune scesa in piazza contro politiche sovraniste si stanno attivando concretamente per aiutare le fasce più deboli nella protezione dei diritti minimi di sussistenza tramite distribuzione e raccolta alimentare, farmacologica.

Per concludere: il cambiamento richiede la forza fisica e mentale di sopportare il fallimento della propria impresa ma anche e soprattutto, la speranza che gli sforzi e i sacrifici fatti portino a esiti positivi, graduali se non immediati. Le rivoluzioni di piazza sono rare, rispetto alle rivolte. Le rivolte, però, possono diventare rivoluzioni solo quando la costanza nel tempo di continuare a riempire le strade e le piazze prevale su ogni paura, sul pensiero che la perdita è molto inferiore rispetto alla vittoria possibile. Vedere che la speranza di quelle piazze è diventata dei giovani, ricercanti una revanche sociale e civile non fa che ragionare sull’importanza della fiducia e della crescita reciproca, tramite l’incontro, la collaborazione e l’azione comune. Niente è vano.

‘’Non esiste rivolta senza la sensazione d’avere in qualche modo, e da qualche parte, ragione.’’
(Albert Camus)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata nel 1999, studio Scienze Politiche per lo Sviluppo e la Cooperazione internazionale. Amante dei diritti umani e della Costituzione, sono attivista e volontaria in diverse ONG nazionali e internazionali. Mi piace promuovere l'incontro e la collaborazione per un fine comune positivo. ''Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In fondo, è così che è sempre andata.'' M. Mead

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