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A che punto siamo con Brexit?

Dal 31 gennaio scorso sono iniziate le difficili trattative per stabilire un nuovo accordo commerciale che gestirà i rapporti tra Unione Europea e Regno Unito.

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Dall’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione Europea, avvenuta il 31 gennaio scorso, si sono avviate delle lunghe e complesse trattative atte a definire un nuovo accordo commerciale che regoli i rapporti tra le due parti. Tuttavia per ora i negoziati hanno evidenziato una netta distanza sulla profondità, la struttura e gli obiettivi del futuro accordo commerciale, ed entrambe le parti hanno accusato l’altra di eccessiva rigidità.

Il divario fra Regno Unito e Unione Europea riguarda soprattutto tre punti:

  • il diritto dei pescatori europei di pescare nelle acque britanniche;
  • le misure che il governo britannico dovrebbe prendere per evitare quella che l’Unione Europea percepisce come concorrenza sleale;
  • il ruolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul rispetto del futuro accordo commerciale.

Per quanto riguarda la pesca, uno dei temi più accesi durante la campagna referendaria su Brexit, il Regno Unito insiste per avere completa sovranità sulle proprie acque, e negoziare annualmente eventuali permessi a pagamento per gli altri paesi europei. L’Unione Europea vorrebbe invece preservare quanti più diritti possibili, su pressione dei paesi come Francia, Belgio, Irlanda e Paesi Bassi, i cui pescatori frequentano spesso le acque britanniche. Le posizioni sono talmente distanti, che entrambe le parti hanno minacciato di rifiutare un accordo se le differenti visioni rimarranno le stesse.

Sul cosiddetto “level playing field”, cioè gli standard che il Regno Unito non potrà abbassare per attirare investimenti stranieri e fare concorrenza all’Unione Europea, i negoziatori europei insistono affinché il governo britannico continui a rispettare buona parte delle norme europee in fatto di aiuti di stato, rispetto dell’ambiente e diritti dei lavoratori, tre punti su cui Johnson ha esplicitamente ammesso di voler derogare.

Infine, il Regno Unito vorrebbe che il ruolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sia il più limitato possibile nella gestione di eventuali controversie.

Per cercare di sbloccare la situazione, lo scorso 15 giugno si è tenuto un importante incontro diplomatico a cui hanno partecipato sia Boris Johnson, primo ministro britannico, sia Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea.

Ma nonostante ciò, nuovamente le due parti non hanno compiuto alcun progresso significativo, lasciando sul tavolo gli stessi problemi dei mesi precedenti. Inoltre il Guardian ha fatto notare come i funzionari europei si siano stupiti del fatto che il Regno Unito di recente si sia rifiutato di parlare anche di una futura cooperazione sulla sicurezza e la difesa, rafforzando così l’astio tra le due parti.

Il primo ministro britannico, Boris Johnson

Tuttavia Boris Johnson si è detto convinto del fatto che riuscirà a strappare un accordo con l’Unione Europea in breve tempo, mentre Ursula von der Leyen non si è sbilanciata, ribadendo che i negoziati sono ancora in una fase di stallo.

Per capir meglio le dichiarazioni del primo ministro britannico è utile ricordare che uno dei suoi cavalli di battaglia è proprio quello di riuscire a portare a termine Brexit nel minor tempo possibile, quindi raggiungendo un accordo entro la fine dell’anno, senza chiedere un’ulteriore proroga del periodo di transizione. La battaglia di Johnson è dunque fortemente politica, e la Brexit rappresenta le fondamenta del suo consenso elettorale.

Inoltre annunciando di voler trovare un accordo il prima possibile, Johnson ha messo sotto pressione l’UE, sperando di strappare un accordo “last minute”, ottenendo così il maggior numero di cose nel minor tempo possibile.

Se le due parti non riusciranno a trovare un accordo, i paesi dell’Unione Europea dovrebbero imporre dei dazi al Regno Unito, rendendo enormemente più costosi e meno convenienti i prodotti britannici. Il governo britannico farebbe probabilmente lo stesso, danneggiando i paesi europei con cui ha maggiori legami commerciali (cioè soprattutto l’Irlanda).

Nel frattempo il Regno Unito sta cercando di portarsi avanti su altri fronti: a luglio il governo avvierà una campagna di comunicazione per cercare di prevenire critiche e incomprensioni una volta che il Regno Unito sarà definitivamente fuori dall’Unione Europea, e nei giorni scorsi ha avviato i negoziati per rafforzare i rapporti commerciali con l’Australia e la Nuova Zelanda.

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Sono un giovane liceale molto appassionato di politica e attualità. Con i miei articoli spero di aiutare le persone a formare un proprio pensiero critico, in modo che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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