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L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

Il Gay Pride al tempo del Coronavirus

Che cosa significa il Pride oggi? Com’è cambiato il Gay Pride in questa pandemia? Ancora può dirsi necessario? Scopriamolo!

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La prima volta che ci andai avevo 18 anni. Avevo lavorato un anno per pagarmi il viaggio, l’albergo, il pernottamento. Provenivo da un’isola lontana dal “continente” (così come si chiama qui l’Italia) ed ero sola. A 16 anni quando avevo realizzato completamente la mia omosessualità me l’ero ripromesso: appena compirò la maggior età andrò a Roma al mio primo Pride. 

Fu indimenticabile. 

Ci fu una settimana di incontri culturali, mostre, presentazioni, dibattiti, di ogni genere, che culminarono nella sfilata per le vie della città. Mi sentii parte della comunità arcobaleno di cui tanto avevo letto, non straniera fra i miei compaesani, ma familiare fra la mia gente. Conobbi tantissime persone che seppero mettermi a mio agio e intenerirsi per il mio viaggio lungo verso quel luogo, imparai tantissimo e riuscii perfino ad avere un piccolo flirt adolescenziale. Fu un punto d’arrivo di un percorso iniziato quando finalmente riuscii a dire con certezza a me stessa: sono lesbica, ben conscia di tutto ciò che avrebbe comportato nella mia vita. 

Scoprire la propria omosessualità è sempre un viaggio: che tu abbia problemi di coming out o meno, che tu viva in una grande metropoli arcobaleno o nella piccola cittadina di provincia omofoba, dovrai comunque fare i conti con un cambiamento. Inutile negarlo, 365 giorni all’anno viviamo in un contesto eterosessuale – o presunto tale – in cui si suppone tu lo sia. Il giorno in cui abbracci la tua omobitransessualità, camminerai verso una strada nuova, magari parallela all’altra, ma diversa. E in viaggio è sempre bello fare nuove amicizie, trovare compagnia, scoprire culture e ambienti diversi. È a questo che serve una comunità arcobaleno: a viaggiare insieme. Il Pride ce lo ricorda, ci permette di guardarci negli occhi e di festeggiare la gioia di vivere nella verità di noi stessi. 

Per questo ogni volta che si sentono frasi come quella di Di Battista (“Controproducenti le trasgressioni da Gay Pride”) si capisce ancor di più l’importanza del Pride. Il popolo arcobaleno è ancora visto come “altro” dal resto della società, nonostante le unioni civili, nonostante si sia sensibilizzata la cultura, nonostante perfino grandi aziende investano nel Pride Month. Non conta. Di Battista non è solo. Basti pensare alle perplessità (e sto usando un eufemismo) intorno alla legge contro l’omofobia. Una semplice legge che affermi: “No, non puoi discriminarmi per la persona che mi porto a letto”, sembra sia un’opera complicata e dinamitarda che minerebbe il sacrosanto diritto di esprimere la propria opinione vessando le persone in base a chi le accompagna nel loro letto o alla loro scelta identitaria. Non sia mai che la libertà di opinione venga lesa. In un cortocircuito di pensiero per cui bisognerebbe ritornare ai banchi di scuola (elementare) per distinguere “libertà di espressione” da “libertà di discriminazione”. E in tempi di coronavirus quanta discriminazione abbiamo visto? Una pletora di personaggi religiosi e non, italiani e non, che pensavano fossero i gay a portare il coronavirus, o che contribuissero alla diffusione, o che fosse una punizione per le unioni civili. Insomma chi più ne ha più ne metta in un bel calderone di omofobia. 

Anche per questo serve il Pride. Per dire “Ci siamo. Siamo qui, davanti a voi, uguali a voi, diversi da voi, uniti a voi. Siamo quelli che incontrate a lavoro tutti i giorni. Siamo noi, che camminiamo affianco a voi tutti i giorni, ascoltandovi anche quando ci dite che quelli, i gay, non vanno bene. Ora guardateci. Eccoci”. 

E come si traduce tutto questo in tempi di coronavirus incombente come una minaccia aliena e invincibile?

Facendo rete. Questo mese è stato pullulante di iniziative online che hanno celebrato a vario titolo, il mondo lgbtq. Le associazioni hanno messo in campo tutta loro creatività e intelligenza per coinvolgere quante più persone possibili in una memoria dell’esistenza arcobaleno, che è anche una spinta per un domani migliore. 

“Ci siamo. Anche se non possiamo toccarci. Ci siamo”. Hanno affermato.

I Pride ci saranno. Sparsi per tutta la rete li troverete. Cercateli. Scopriteli. Celebriamo tutti insieme il Pride al tempo del covid19, con tutte le trasgressioni che rappresentano i nostri bellissimi colori. 

Buon Weekend di Pride a tutt* Noi!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

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