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I pensieri di una bionda rumorosa

La profanazione della politica e del Parlamento italiano

Oggi il Parlamento italiano è diventata una cucina gestita da improvvisati e sciagurati dilettanti della cucina, perdendo fascino e la sua nobile origine.

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Il mondo dell’informazione italiana è ormai abituato al quotidiano racconto della crisi sociale, economica e parlamentare italiana. Il popolo non si stupisce più di bagarre, di striscioni presentati nell’aula di Montecitorio, di risse sfiorate al Transatlantico: la politica ed il Parlamento stanno perdendo quel bagliore e quell’alone di magia che in esse sono sempre state intrinseche. Il Parlamento italiano, specialmente negli ultimi anni, è diventato un’arena nella quale maggioranza e opposizione si scontrano verbalmente in modo aggressivo, arrivando, così, a profanare un luogo ed un’occupazione sacra. Una volta il Parlamento era visto come un ristorante di classe, un ristorante nel quale non ci si sarebbe potuto e dovuto permettere di alzare determinati toni e di superare certi limiti.

Ma oggi? Oggi il Parlamento italiano è diventata una cucina gestita da improvvisati e sciagurati dilettanti della cucina, perdendo fascino e la sua nobile origine: ha ormai un DNA quasi implicitamente corrotto e violento. Dal comprare avversari per spostare con agilità gli equilibri di maggioranza, alla mancanza di discussione o dibattito in un’arena trasformata in un ring di pugilato, il Parlamento italiano ha perso il suo significato, il proprio inestimabile valore. La politica è un’attività nobile quando viene espressa per sostenere la democrazia: diventa invece vero e proprio teppismo quando è utilizzata come una mazza da baseball per colpire l’avversario o il compagno poco simpatico di turno.

Il salvinismo, in questo senso, esprime proprio la peggiore politica ereditata dal totalitarismo mussoliniano e staliniano. Dai banchi del Parlamento italiano si indica il presunto nemico, si aizza la gente contro di lui a colpi di mitraglia razzista o classista, si usano armi di distrazioni di massa che servono per non far capire alla gente che le più svariate promesse sul fronte economico e sociale sono irrealizzabili. L’unico obiettivo della politica di Matteo Salvini è l’occupazione del potere: lo si percepisce dalla continua propaganda elettorale dentro e fuori le mura di Montecitorio e di Palazzo Madama e lo si vede dalle parole cariche di odio e pulsioni razziste che vengono proposte dai banchi. Dopo quasi ottant’anni il popolo italiano, purtroppo sottolineerei, dimostra di avere delle idee fasciste e mussoliniane radicate che la Lega Salviniana continua a calcare e proporre.

La violenza torna in politica, sotto forme non più isolate o disomogenee: tornano le manifestazioni di razzismo, le dichiarazioni xenofobe, la volontà di poter avere pieni poteri dichiarazione che, ancora una volta, viene riproposta dal leader del carroccio fuori dalle aule sacre di Montecitorio con l’unico scopo di profanare, ancora una volta, la politica ed il suo compito. Oggi la politica fatta in questo modo crea violenza, una violenza che usa un “linguaggio” politico naturale e spontaneo, un linguaggio teppistico che dovremmo registrare altrove e che, entrando nel campo della politica, non trova più una capacità di tradizione e di decantazione in un sistema organizzato di valori.

Nonostante le innumerevoli promesse, la continua campagna elettorale in giro per il Bel Paese tra sagre e commemorazioni funebri, lo Stato e la politica viste ed interpretate dalla Lega si disinteressano del cittadino nel momento in cui, in un momento di crisi come quello appena vissuto, ci si rinchiude in Parlamento ad oltranza, nel momento in cui i genitori sono preoccupati per il futuro dei propri figli, piuttosto che proporre idee e soluzioni ideali per la scuola, ci si limita a fare degli inutili striscioni con l’unico scopo di denigrare e bullizzare un Ministro della Repubblica Italiana.

Ciò che succede in questo momento storico può servire da lezione alla mia generazione e a quella futura: i componenti delle istituzioni sono da cambiare, non da vilipendere. La democrazia repubblicana è malata, ma non totalmente marcia. Porsi lo scopo di eliminare tutte queste mele marce dovrebbe esser di fondamentale importanza per tutti i giovani ragazzi che si sono stancati di veder oltraggiato il Parlamento italiano: servono identità forti, marcate, distinte e sicure. Servono personalità e persone, soprattutto, che richiamino valori riconoscibili e difendano interessi legittimi, serve passione per poter sconfiggere ogni attacco alla democrazia, per poter migliorare la situazione del Paese, serve responsabilità per riportare il dibattito sui binari del buon senso.

Bisogna fermare, dentro i banchi del Parlamento e con un voto consapevole, il deragliamento del treno parlamentare italiano: i corrotti, i fascisti, i teppisti ed i violenti nel linguaggio vanno fermati, immediatamente. Un Vittorio Sgarbi che, ancora una volta, ci propone uno spettacolo indecente indirizzato a denigrare il popolo femminile nella sua interezza va fermato, un Matteo Salvini che continua a proporre razzismo in ogni suo discorso va immediatamente bloccato: la politica è sacra, il Parlamento è un luogo sacro per cui basta profanarlo, riprendiamoci la magia del Parlamento di Berlinguer.

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Giovane imprenditrice trapanese e studentessa di scienze politiche animata da un entusiasmo senza confini. Nata in Sicilia, in una terra ricca di storia e di bellezza che, purtroppo, continua a non permettere ad una giovane ragazza dai tratti normanni di potersi esprimere, di poter lottare, di poter migliorare quell'angolo di paradiso in cui vive. Vivo una realtà che ha provato, più volte, a tapparmi le ali, a scoraggiarmi, ad ammutolirmi senza, però, alcun risultato: il verbo arrendersi non fa parte del mio dizionario. Caparbietà e costanza sono i tratti che più amo di me.

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