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Cronaca

Quarant’anni dalla strage di Ustica

Era il 27 giugno del 1980 quando alle 20.59, sopra il braccio di mare tra Ponza e Ustica, avvenne uno degli incidenti aerei più disastrosi della storia italiana. Ad essere coinvolto fu il volo di linea IH870, partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi della compagnia aerea Itavia.

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Era il 27 giugno del 1980 quando alle 20.59, sopra il braccio di mare tra Ponza e Ustica, avvenne uno degli incidenti aerei più disastrosi della storia italiana. Ad essere coinvolto fu il volo di linea IH870, partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi della compagnia aerea Itavia.

Quella sera ventuno aerei militari di diverse nazionalità fendevano i cieli italiani “in una guerra non dichiarata” così come dichiarò il giudice Rosario Priore, che indagò per anni sulla strage di Ustica. Fu proprio da uno di quegli aerei militari che partì probabilmente il missile che colpì il volo civile dell’Itavia. Questo purtroppo non è un racconto di fantascienza, ma una storia buia dalla verità ancora incompleta: tutt’oggi non si sa chi sia il responsabile materiale né quale l’obiettivo.

Nella strage morirono tutti le 81 persone a bordo, 69 adulti e 12 bambini,  tra passeggeri ed equipaggio. L’aereo perse il contatto radio con l’aeroporto di Roma-Ciampino e cadde in acqua, nel Mar Tirreno. A decenni di distanza, sono molti gli aspetti dell’incidente non ancora chiariti in maniera compiuta, a partire dalla dinamica stessa.

Diverse sono state le ipotesi prese in considerazione, una delle più sostenute, e accettata in sede penale e risarcitoria, riguarda un coinvolgimento internazionale: il DC-9 si sarebbe trovato sulla linea di fuoco di un combattimento aereo tra Francia, Libia e USA e bersagliato per errore da un missile (sparato da un caccia NATO contro un MIG dell’aviazione dello stato nordafricano). Altre ipotesi, meno accreditate, parlano di attentato terroristico o di cedimento strutturale dell’aeromobile.

Consigliamo la lettura del libro “1980: l’anno di Ustica ” fortemente voluto dall’Associazione dei parenti delle vittime, dove viene ricostruito il contesto internazionale in cui si collocò la tragica vicenda, utile anche per mettere da parte, se così possiamo dire, l’ipotesi di un cedimento strutturale dell’aereo.

Le tensioni del Mediterraneo hanno avuto un ruolo predominante nella tragedia. Ricordiamo la Francia di Giscard d’Estaing e gli Stati Uniti di Carter (di lì a poco sotto Reagan) da un lato, la Libia di Gheddafi dall’altro, con il Governo italiano messo alle strette in una difficile opera di mediazione: non tradire la fiducia degli alleati contrari al Colonnello e al suo sostegno al terrorismo e, allo stesso tempo, mantenere buone relazioni con Tripoli, fornitrice soprattutto di petrolio. Da non dimenticare in questo quadro storico-politico, un Medio Oriente in trasformazione dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan, Khomeini in Iran e la morte di Tito.

Furono le parole del Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga a far riaprire l’inchiesta sulla vicenda dopo che nel 2008, in un’intervista, dichiarò: “C’era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio” .

“Non ho dato un grande contributo alla storia, ho solo raccontato quello che sapevo. Si è riaperta un’inchiesta su Ustica e ho testimoniato (…) Credo però che non si saprà mai nulla di più. La Francia sa mantenere un segreto e si è sempre rifiutata di rispondere alle nostre domande. L’altro Stato coinvolto è l’ex Unione Sovietica.” Francesco Cossiga

Il relitto del DC-9 fu recuperato solo tra il 1987 e il 1988, oggi i resti sono esposti al Museo della Memoria di Ustica a Bologna.

Tra insabbiamenti, reticenze e indifferenza della politica è soltanto a partire dal 1990 che le cose iniziano a cambiare, con l’arrivo del giudice Priore e grazie alla continua pressione della stampa (a partire dalle inchieste di Andrea Purgatori). Tuttavia la strage di Ustica rimane ancora senza colpevoli: il processo si conclude con l’assoluzione a quattro generali dell’Aeronautica militare, accusati di alto tradimento “per aver impedito, tramite la comunicazione di informazione errate, l’esercizio delle funzioni del governo“. Ma nella memoria pubblica rimangono bene impresse la distruzione delle prove, la sparizione dei documenti e il mancato apporto dei dieci radar dislocati nella zona del Tirreno.

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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