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Cronaca

Anche Coca Cola aderisce al boicottaggio di Facebook

La multinazionale si aggiunge a Verizon, Unilever e Patagonia che hanno già annunciato di voler sospendere gli investimenti pubblicitari su Facebook.

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<<Non c’è spazio per il razzismo nel mondo>>, dichiara il CEO James Quincey. Coca Cola ha annunciato di unirsi al boicottaggio di Instagram e Facebook promosso dalla campagna Stop Hate for Profit. I social di Mark Zuckerberg sono accusati di non agire abbastanza per evitare contenuti razzisti e l’hate speech. Il boicottaggio punta a convincere i giganti dei social a investire di più nelle attività di moderazione e controllo dei contenuti violenti. «Chiediamo a tutte le aziende di essere solidali con i valori americani di libertà, eguaglianza e giustizia e di non fare pubblicità su Facebook a luglio» si legge nella pagina web ufficiale della campagna, il cui slogan è <<Hit pause on hate>>. Oltre a Coca Cola hanno aderito Unilever e Verizon, oltre a marchi come Ben and Jerry’s, Patagonia e North Face. Tutti questi si sono impegnati a fermare le pubblicità sui social media per minimo un mese a partire dagli inizi di luglio.

L’idea dietro al boicottaggio è semplice: la maggioranza degli introiti di Facebook e Instagram derivano dalle inserzioni a pagamento che le aziende acquistano per raggiungere la consistente platea di utenti dei social , di preciso oltre 2 miliardi. Nel 2019 Facebook ha guadagnato 70,7 miliardi di dollari, di cui 69,6 attraverso le inserzioni. Dunque, secondo i promotori del boicottaggio, il modo migliore per ottenere un cambiamento è fare leva sulle rendite pubblicitarie. La speranza di Stop Hate for Profit è quella di convincere il maggior numero di aziende ad aderire al boicottaggio, generando un buco di bilancio significativo da spingere Zuckerberg ad agire in modo più deciso.

Le critiche

La strategia sulla carta non fa una piega, ma ha già suscitato molti dubbi. Per esempio, la giornalista Shoshana Wodinsky ha firmato un’inchiesta per Gizmodo in cui rivela di aver contattato le aziende che hanno aderito per prime al boicottaggio per chiedere conferma del loro impegno: nessuna di loro ha confermato di aver eliminato il 100% degli investimenti pubblicitari sulle varie piattaforme di proprietà di Zuckerberg. <<Il movimento “Stop the hate” non fermerà nulla>> si legge che alcune delle aziende aderenti hanno messo in pausa l’acquisto di pubblicità su Facebook, ma non su Instagram. Altre hanno interrotto le loro campagne sui due social, ma non quelle condotte attraverso Facebook Audience Network, che permette di posizionare inserzioni mirate verso gli utenti di Facebook su app o siti web di terze parti.

Molte hanno sospeso gli investimenti solo negli Stati Uniti: continuano quindi a pagare per pubblicità destinate agli utenti di altri Paesi.  (L’inchiesta è stata pubblicata prima dell’adesione di Coca Cola). Resta cruciale perché solleva un punto non trascurabile: il boicottaggio può funzionare solo se le aziende che partecipano sono tante e soprattutto decise ad andare fino in fondo, chiudendo tutti i rubinetti del denaro che scorre verso le piattaforme di Zuckerberg. Altrimenti, unirsi alla campagna Stop The Hate rischia di diventare solo una mossa di marketing incapace di fare davvero la differenza.

Le proposte

I promotori di Stop the Hate continuano decisi sulla loro strada, forti delle adesioni di aziende celebri che hanno portato molta visibilità all’iniziativa. Sul sito ufficiale si possono leggere dieci misure che, secondo i promotori, Facebook e Instagram dovrebbero implementare per dimostrare di avere a cuore la lotta contro razzismo e hate speech. Si va dalla creazione di team di esperti per la revisione della segnalazioni relative a tutto ciò che riguarda la discriminazione a sfondo razziale alla creazione di meccanismi automatici capaci di identificare i contenuti di odio nei gruppi privati. <<Queste proposte non sono sufficienti, ma sarebbero un inizio>>, si legge sul sito web della campagna, <<sono cose su cui Mark potrebbe impegnarsi già oggi>>.

Facebook risponde

La risposta di Facebook si limita a respingere al mittente l’accusa di non fare abbastanza contro razzismo e hate speech. <<Investiamo miliardi di dollari ogni anno per mantenere la nostra comunità sicura e lavoriamo costantemente con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy>>> fa sapere un portavoce dell’azienda, <<ci siamo sottoposti a una audit sui diritti civili e abbiamo bandito 250 organizzazioni suprematiste bianche da Facebook e Instagram. Gli investimenti che abbiamo fatto in Intelligenza Artificiale ci permettono di individuare quasi il 90% dei discorsi d’odio su cui interveniamo prima che gli utenti ce li segnalino, mentre un recente rapporto dell’Unione Europea ha rilevato che Facebook ha esaminato più segnalazioni di hate speech in 24 ore rispetto a Twitter e YouTube>>. <<Sappiamo di avere ancora molto lavoro da fare, e continueremo a collaborare con i gruppi per i diritti civili, il Garm e altri esperti per sviluppare ancora più strumenti, tecnologie e policy per continuare questa lotta>> conclude il portavoce di Facebook.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ho 20 anni, nato a Como, vivo a Cantù. Diplomato presso Liceo delle Scienze Umane e studio Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Milano. Mi interesso di politica da anni ma sono pienamente attivo da più di un anno. Credo nella forza giovanile, necessaria per far ripartire la nostra Italia!

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