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Società

Sogno o son desto?

Sogni o sei sveglio? Sei consapevole o sei inconsapevole? L’opportunità che si presenta è come una luce che penetra nell’anima.

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NON SONO CIÒ CHE OSSERVO, MA SONO L’OCCHIO CHE GUARDA. Cosa significa? Non ti identificare in ciò che guardi, dolore, sofferenza, svalutazioni ecc…  L’identificazione di ciò è solo un attaccamento al passato, una forma di non accettazione e resistenza inconsapevole a ciò che esiste. Ti spinge a buttare tutto il malessere su altre persone. A livello del pensiero, la resistenza è una forma di giudizio. A livello emozionale è qualche forma di negatività. L’intensità del dolore dipende dal grado di resistenza al momento presente, e questo a sua volta dipende dalla forza con cui ti identifichi con la tua mente. La mente, MENTE. Essa cerca sempre di negare l’adesso e di sfuggirlo, perché il male, spaventa. In altri termini più ti identifichi con la tua mente più soffri.

A cosa serve il dolore? È nato per farti crescere, rinascere, per scoprire in quale fiore sboccerai,  per chiudere un ciclo e aprirne uno nuovo. Ma per arrivare li è necessaria la consapevolezza. Più scappi da ciò, utilizzando “tappa buchi”, come attaccamenti al solo divertimento,a persone credendo che ti aiuteranno a risolvere un determinato problema,a droga o alcool ecc…; più la sofferenza aumenterà perché è li che metti tutto sotto il tappeto, crei resistenza e ti rannicchi nel dolore ancora di più e te ne accorgerai solo quando ritornerà l’ennesima batosta, e li se non affrontiamo l’evento ricomincerà tutto il ciclo, perché sei ancora imprigionato nel labirinto, fermo per paura. Finché  non troverai una via di uscita ogni volta che aprirai gli occhi ti ritroverai sempre perso allo stesso punto. L’ammortizzazione della morte porta solo dispersione

La sofferenza va affrontata in solitudine, perché riguarda solo te e solo così troverai il vero “sé”, senza alcun attaccamento. Più stai con te stesso più toccherai il fondo e solo toccando il fondo, risalirai. Accetta, onora di essere in quel labirinto, perso, alla ricerca di te, perché è una opportunità per liberarti dal malessere, ti liberi dalla mente egoica, che ti tiene chiuso dietro le sbarre. Tutti siamo passati dal corpo di dolore, questo corpo di dolore vuole sopravvivere sempre, e può sopravvivere solo se ti identifichi inconsapevolmente in esso.

Allora può così impadronirsi di te, diventare te, trovando indigesta ogni esperienza di gioia. Una volta che sei diventato il tuo dolore, avrei bisogno di infliggertene altro. Ovviamente non ne sei consapevole, anzi affermi con veemenza che non ne vuoi altro. Ma se osservi più da vicino, scoprirai che il tuo modo di pensare , comportarti è  costruito in modo da perpetuare il dolore, per te e per gli altri. Se ne foste davvero consapevoli questo schema si dissolverebbe, poiché altro dolore è follia, ma nessun folle è consapevole.

Per questo non sei ciò che guardi, ma sei l’occhio che guarda, è importante farne una distinzione e osservare al di fuori il dolore con tutte le ferite che lo hanno provocato. Il bambino interiore cerca sempre di immedesimarsi nel ruolo della vittima, dando la colpa del proprio dolore agli altri, se invece usciamo dal quel ruolo vedremo che l’altra persona o evento ha solo strappato il cerotto e ci ha fatto vedere una ferita che già c’era. Nessuno è la causa della sofferenza, ognuno è responsabile di sé stesso.

La cosa importante è la realizzazione dell’esistenza di una dimensione di te che va oltre qualsiasi cosa che possa provare sofferenza, si tratta di entrare in contato con quella parte di te che è e sarà sempre la trascendenza, la dimensione senza forma, l’essenza senza forma di ciò che sei e il motivo per cui siamo qui è andare abbastanza in profondità per incontrare questa presenza. Se non hai accesso alla dimensione trascendentale dentro di te, sei completamente oppresso dal dolore, occupa tutto il tuo spazio, il dolore potrebbe anche usare la mente per innovare se stesso, quando ricordi ciò che è accaduto e dai forza alla sofferenza, ti auto intrappoli in questa morsa. Quando prendi consapevolezza di questa dimensione trascendente, realizzi che il dolore è staccato da te, lo vedi ma non ci sei dentro, più realizzi ciò più sarai lo spazio attorno al dolore.

Giordano Bruno prima di morire sul rogo si dice che abbia detto: “tutto accade per un ottimo fine”. Affidarsi all’evento non vuol dire accettare tutto, ma vuol dire rinunciare al controllo, al potere, ampliarsi oltre i confini della mente analitica, quello spazio che fa di un uomo un super uomo, perché sai dialogare con lo spirito che è nell’evento e dire: “io non ti conosco non so perché sei qui, ma rinuncio ad ogni analisi mentale, non voglio sapere il perché di nulla, io ti riconosco e ho fede in te aiutami a vedere quello che non sto vedendo” e da qui l’evento improvvisamente ti sorriderà. O questo evento lo serfi o l’evento ti asfalterà. Pur di non rinunciare al controllo l’individuo può entrare anche in grandi sofferenze, questa è una psicopatologia di massa, dalla quale è necessario risvegliarsi. Abbandonare la mente egoica è un passo molto maturo e liberatorio.

LUCE : questa è una mia poesia, che parla della liberazione dal dolore, da bambina a donna.

Come cantava MIA MARTINI nella canzone “cu’mme” : “comme se fa’ a dà turmiento all’anema ca vo’vula? Si tu nun scinne a ffonne nun o può sapè!” Ovvero; “come si fa a dare tormento all’anima che vuole volare? Se tu non scendi in fondo non puoi saperlo!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata a Verona, il 7/10/2000. La vita mi ha messo davanti degli ostacoli, ma questo non mi ha di certo fermata a essere il cambiamento che voglio vedere nel mondo. Coltivo scrivendo la mia voglia di abbattere le mura di protezione, che le persone si creano per la paura di conoscere.

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