Connect with us

Cittadini

#IoLoChiedo- L’ importanza del consenso

La nuova campagna di Amnesty International Italia porta alla luce la mancanza della cultura del consenso nella nostra società, possiamo cambiarla?

Published

on

di Daniela Ionita

Il concetto di consenso per quanto possa sembrare semplice, è un concetto che varia da cultura a cultura, da società a società e da giurisdizione a giurisdizione. La  Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica firmata nel 2011 a Istanbul  è uno degli strumenti più importanti per condannare reati legati alla violenza e all’uso della forza nei confronti della donna. Esistono tre tipologie di modelli consensuali elencati anche da Amnesty International nella nuova campagna:

  • “modello consensuale puro”, per il quale è reato qualsiasi tipo di atto sessuale nel quale manchi il consenso valido della persona offesa;
  • “modello consensuale limitato”, che considera reato qualsiasi atto sessuale rispetto al quale la vittima abbia manifestato un chiaro dissenso;
  • “modello vincolato”, che ritiene violenti solo gli atti sessuali nei quali ricorrano i vincoli della costrizione, della violenza e della minaccia.

                 

L’Italia, l’ha ratificata nel 2013 e il suo approccio tende a valutare il modello vincolato come prediletto.

Il concetto di consenso deriva dall’accertamento che il proprio gesto, la propria richiesta, il proprio bisogno vengano a tutti gli effetti accettati e voluti dall’altra persona. Il silenzio in Italia con il famoso detto ‘’Chi tace, acconsente’’ accosta il silenzio all’essere consenzienti, ignorando però la complessità della situazione, dell’ostruzione e pressione psicologica, il senso di impotenza fisico e mentale che porta una donna a non esprimersi, a non ostacolare ciò che le viene proposto, o peggio, imposto. Il silenzio viene valutato in molte società ancora oggi come segnale neutro, soltanto il ‘’No’’ espresso verbalmente viene considerato a livello legale manifestazione del proprio dissenso. Il consenso nelle legislazioni europee compare solo in 9 Paesi su 31.

Lo stupro viene riconosciuto nel momento in cui viene applicata violenza, aggressione, minaccia all’uso della forza fisica. La mancanza di consenso non viene posta al centro del processo di riconoscimento della colpa, che viene riconosciuta in quanto tale, solo se manifesta forza imposta.

Nella legislazione italiana lo stupro viene chiaramente definito tramite la legge n66 del 1996– azione sessuale imposta su una persona, abusando della sua inferiorità fisica o psichica. Si prevedono aggravanti relative all’uso di alcool, alla condizione della donna (ex. Maternità, etc.).

 Il problema relativo allo stupro si pone nella mancata cultura del consenso. Esso deve essere posto al centro di tutto il processo, indipendentemente dal rapporto. Nella nostra società per anni si è considerato lo stupratore come persona esterna al nucleo famigliare, aggressore esterno, magari seriale, la sua, un’azione occasionale raramente imposta alla stessa persona.

I casi di aggressione e di violenza domestica stanno crescendo negli ultimi anni, in Italia come nel resto del mondo. Il nucleo famigliare non è consenziente per natura, la donna deve essere libera di poter esprimere la propria mancanza di consenso anche nel contesto stabile, che sia sposata, o fidanzata. La richiesta da parte del proprio partner deve esserci, deve farsi presente la precisa volontà di entrambi prima del compimento dell’atto sessuale.

E’ stupro altrimenti. Non è necessaria solo la violenza da parte dell’aggressore, è necessario mettere al centro la donna, la sua volontà, la sua scelta, la sua posizione mentale e fisica nei confronti dell’atto. Altrimenti si perde la dignità umana, si calpesta il diritto alla libertà, alla tutela della propria persona, compromettendo poi nei casi estremi anche il diritto alla vita, alla salute, al benessere psicofisico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Trending