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Politica

Il braccio di ferro tra Governo e Autostrade

Il nuovo ponte Morandi è ormai pronto alla riapertura, e con sé riapre la lunga e difficile trattativa tra Governo e Aspi sulle concessioni autostradali. Facciamo assieme il punto della situazione.

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Negli ultimi giorni ci sono stati alcuni rilevanti sviluppi nella vicenda che riguarda il futuro del nuovo ponte Morandi e la possibile revoca della concessione per la gestione di gran parte della rete autostradale italiana ad Autostrade per l’Italia (Aspi). Per farla breve, il nuovo ponte è finito e dovrebbe aprire a inizio agosto, ma non è ancora stato deciso a chi affidarlo. Dunque per ora verrebbe gestito da Aspi, prospettiva che sta facendo litigare la maggioranza.

Infatti dopo il crollo del ponte Morandi, cominciò una estesa campagna di accuse e critiche contro Aspi e la società che la possiede, Atlantia, che ha come azionista principale la famiglia Benetton. Molti volti della politica, e in particolar modo quelli legati al Movimento 5 Stelle, chiesero che fosse revocata ad Aspi la concessione che affida loro la gestione di quasi 3.000 km della rete autostradale italiana, accusando la società di negligenza nei controlli e nella manutenzione delle infrastrutture.

Ma nonostante siano passati quasi due anni, le trattative per la revoca e per l’identificazione di una nuova società affidataria non hanno portato a grandi risultati. Nel frattempo il ponte è stato ricostruito e lo si vorrebbe rendere operativo il prima possibile. Questo tuttavia richiede una serie di passaggi formali che devono essere avviati al più presto per rimanere nei tempi, e al momento, in assenza di decisioni diverse, chi dovrebbe gestire il ponte è proprio Aspi. Questa potrebbe essere solo una soluzione temporanea, in attesa della possibile revoca della concessione, ma intanto se si vuole aprire il ponte ad agosto non sembra esserci altra soluzione.

La prospettiva di affidare ad Aspi la gestione del ponte Morandi, dopo aver attaccato per due anni Atlantia e i Benetton, ha messo fortemente in imbarazzo il Movimento 5 Stelle, e ciò ha causato una forte agitazione nel governo. È diventato evidente che nonostante i molti proclami, in due anni non si è andati molto avanti nella procedura per la revoca della concessione. Diversi esponenti del M5S hanno accusato il Partito Democratico di esserne responsabile, e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è sembrato inizialmente voler dare la colpa ai ministri dem dell’Economia e dei Trasporti, salvo poi annunciare che sarà presa una decisione entro la fine della settimana.

Durissimo il commento del capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, il quale ritornando sulla vicenda ha affermato che la loro opinione sulla revoca della concessione non cambierà di un millimetro. Toni analoghi emergono nelle parole del ministro pentastellato degli Affari esteri Luigi Di Maio, che ribadisce di voler mantenere le promesse fatte alle famiglie delle vittime.

D’altro canto sono dure anche le parole del capogruppo del PD al senato, Andrea Marcucci, che in un post su Facebook ha dichiarato come la decisione di affidare nuovamente il ponte ad Aspi fosse inevitabile, criticando e definendo l’approccio del Movimento 5 Stelle come populista, chiarendo che non si può promettere sempre soluzioni irrealizzabili ai grandi problemi che ci circondano.

Tuttavia a risollevare gli animi del governo, è arrivata mercoledì la decisione della Corte Costituzionale sulla vicenda. Essa ha giudicato la procedura con la quale il governo escluse Aspi dalla ricostruzione del ponte Morandi, con il cosiddetto “decreto Genova” approvato poco dopo il crollo, non incostituzionale, e quindi, pienamente legittima. Dunque la decisione dei giudici costituzionali accoglie le tesi del Governo, motivando la legittimità all’estromissione con la grave situazione che si era venuta a creare.

Questa sentenza, in pratica, mette il governo in una posizione di vantaggio prima delle trattative con Aspi per la revoca della concessione: è infatti un precedente giuridico rilevante, che potrebbe scoraggiare Aspi dall’intraprendere una battaglia legale contro il governo. Dopotutto il governo e Aspi devono risolvere le loro questioni, il che significa trovare un nuovo accordo per la concessione della rete autostradale, oppure rescindere il contratto. Per il pomeriggio di giovedì, la ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha convocato i dirigenti di Aspi: secondo i giornali, porrà alla società una serie di condizioni non negoziabili per evitare la revoca totale delle concessioni.

Nelle trattative, oltre a un abbassamento del 5 per cento delle tariffe su tutta la rete, sembra esserci l’obbligo per Aspi di cambiare l’assetto azionario della società, affinché Atlantia (e quindi la famiglia Benetton) non sia più il socio principale. A diventare socio di maggioranza dovrebbe essere la Cassa Depositi e Prestiti, controllata del ministero dell’Economia, e F2i, un fondo per le infrastrutture. Da tempo i giornali presumono che i Benetton abbiano già messo in conto da tempo di dover cedere il controllo di Aspi, ma non è chiaro quante quote siano disposti a vendere. Se non si dovesse trovare un accordo, si potrebbe arrivare a una risoluzione del contratto.

Inoltre Aspi potrebbe avere un’ultima carta da giocare per rafforzare la sua posizione nella trattativa: la consapevolezza di essere una delle società più attrezzate per contribuire alla realizzazione di grandi opere pubbliche, che sono state sbloccate proprio questa settimana con il decreto legge Semplificazioni.

Infine secondo diversi giornalisti, per evitare che Aspi prenda temporaneamente il controllo del ponte, il ministero dei Trasporti sta pensando di approvare una modifica al decreto Genova che affidi al commissario Bucci non solo la ricostruzione, bensì anche la gestione del nuovo ponte Morandi.

La situazione è dunque in continuo sviluppo e solo il tempo potrà darci nuove risposte.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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