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Cronaca

Al fianco di Beatrice

“Non dite che il razzismo in Italia non esiste perché io l’ho vissuto oggi dopo 16 anni che vivo qui e fa male. È la prima volta però che mi capita una cosa del genere legata alla mia nazionalità. Altre volte mi è successa per la mia disabilità”

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Beatrice Ion, 23 anni, è una delle atlete di punta della Nazionale paralimpica di basket. Pochi giorni fa è stata vittima di un’aggressione razziale: un uomo ha iniziato ad insultarla violentemente, mentre le contestava il parcheggio per disabili.

Beatrice è originaria di Orsova, in Romania. Venne per la prima volta in Italia con la sua famiglia nel 2004 nella speranza di trovare delle cure adeguate per la sua condizione: poliomielitica da quando aveva solo tre mesi di età. La mamma Giorgia ricorda che in Romania non avevano la carrozzina e al suo posto usavano il passeggino. Fu la Caritas romana, per prima, a donargliela. Ci furono altri viaggi prima che la famiglia riuscì a stabilirsi a Roma. Ora abitano ad Ardea.

Bea ha iniziato con il basket in carrozzina giovanissima, a soli 11 anni: “Facevo riabilitazione al Santa Lucia e la mia fisioterapista mi ha detto di incontrare Carlo Di Giusto per provare con il basket in carrozzina”. Oltre ad essere stato l’allenatore del Santa Lucia, Di Giusto allena la Nazionale. Da quel momento la giovane Beatrice non ha più smesso di giocare. Con il Santa Lucia ha vinto 3 campionati giovanili, 2 scudetti, 3 Supercoppe italiane, 3 Coppe Italia e, ai campionati Europei di Lignano Sabbiadoro del 2018 con la Nazionale, è stata eletta nello starting five della manifestazione. Attualmente Beatrice gioca nella Amicacci Giulianova, fondata da Peppino Marchionni, figura storica del movimento paralimpico. La giovane atleta era alla sua seconda stagione, quando tutto si è fermato a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Bea, dato il suo impegno sportivo, vive in Abruzzo ed è iscritta a Scienze della Comunicazione all’Università di Teramo.

Purtroppo quando accaduto pochi giorni fa ad Ardea è l’ennesimo episodio di intolleranza nel quale la famiglia si trova coinvolta. L’uomo ha iniziato ad insultare e a minacciare Bea e la mamma mentre erano ancora all’interno dell’auto (parcheggiata su un posto disabili), poi ha colpito violentemente il padre, che stava rientrando a piedi da una passeggiata. Nel frattempo continuava ad urlare contro la ragazza, insultandola sia per la sua condizione fisica, sia per la sua provenienza romena, con parole violente e aberranti. Il papà, che tentava di difendere la famiglia, è finito in ospedale con uno zigomo e un dente rotti.

A denunciare l’uomo è stata proprio Beatrice, così si legge in uno dei suoi post sui social: «Tralasciando le offese che mi ha fatto perché sono disabile, mi ha detto che siamo stranieri del ca… e che dobbiamo tornare nel nostro Paese. Non dite che il razzismo in Italia non esiste perché io l’ho vissuto oggi dopo 16 anni che vivo qui e fa male. È la prima volta però che mi capita una cosa del genere legata alla mia nazionalità. Altre volte mi è successa per la mia disabilità».

Bea con la sua famiglia vive in Italia da quasi vent’anni, è cittadina italiana da circa sei anni e indossa la maglia azzurra. Un’aggressione che non può passare inosservata, dove la violenza che hanno dovuto subire non può non avere giustizia.

«Vivo in Italia da 16 anni, ho la cittadinanza italiana, ho fatto tutte le scuole qui e continuo gli studi in una università italiana. Gioco nella nazionale italiana di basket in carrozzina e mi considero in tutto e per tutto italiana eppure sono stata aggredita, mio papà è stato aggredito. A voi che ci avete aggrediti (l’uomo, protagonista della vicenda, era accompagnato da altre persone che però sarebbero rimaste ferme, ndr), vergognatevi: saremo anche stranieri ma abbiamo più dignità di voi. E voi che avete guardato il tutto senza alzare un dito vi dovreste vergognare più di loro».

Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico esprime la sua sincera solidarietà alla ragazza e alla sua famiglia: “Voglio esprimere solidarietà e vicinanza a Beatrice Ion, atleta della nazionale italiana di basket in carrozzina — ha scritto in una nota — vittima, insieme al padre, di una vergognosa aggressione fisica e verbale a sfondo razziale. Beatrice veste con orgoglio e impegno la maglia azzurra e vive nel nostro Paese da 16 anni. La sua denuncia fa rabbrividire. Agli insulti si sono aggiunte anche le offese riferite alla sua disabilità. È incredibile dover commentare ancora oggi simili episodi di odio, violenza e ignoranza. Queste circostanze devono far riflettere tutti, ancora una volta. Mi auguro siano individuati al più presto i responsabili di questo gesto ignobile che merita la ferma condanna di tutto il Paese. Questi individui dovrebbero svolgere per almeno un mese attività di volontariato in una società sportiva paralimpica. Una simile esperienza potrebbe insegnare loro il rispetto e la convivenza civile.”

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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