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Economia

Quanto ci costano i paradisi fiscali?

A causa dei Paradisi Fiscali Europei l’Italia perde 23 miliardi l’anno e invece chi ne beneficia? In testa alla classifica c’è l’Irlanda.

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E’ la domanda che molti si pongono e sul quale ora abbiamo una risposta certa: 23 miliardi. Questo dato è stato accertato da Thomas Tørsløv (Universittà di Copenhagen), Ludvig Wier (UC Berkeley) e Gabriel Zucman (UC Berkeley), considerati fra i maggiori esperti accademici al mondo in materia, che hanno calcolato e riportato su “The Missing Profits of Nations” quanto, l’Italia e non solo, perdono annualmente a causa dei regimi fiscali agevolati di alcune Nazioni.

Chi soffre di più questi regimi? E chi se ne avvantaggia?

I Paesi che subiscono maggiormente sono ovviamente quelli più grandi quindi Germania (55 miliardi di dollari di entrate fiscali perse per l’imposta sulle società deviate verso altri Paesi prendendo in considerazione solo l’anno 2015) Francia (32 miliardi di dollari) e ovviamente Italia (23 miliardi).

Le nazioni invece che ne beneficiano sono invece quelle del centro-nord quindi Irlanda (106 miliardi di dollari l’anno), Paesi Bassi (57 miliardi di dollari) e Lussemburgo (47 miliardi di dollari). Curioso che coloro che ottengono questi vantaggi sono poi tra quelli che più si oppongono a risorse a fondo perduto tramite il Recovery Found a fronte di soli prestiti. Questi vantaggi sono dovuti principalmente grazie a due elementi:

  • aliquote molto basse
  • Un sistema burocratico molto snello che permette velocità degli iter e gare di appalto oltre che facili risoluzioni di contenziosi

Tra le aliquote più basse nella Ue ritroviamo quelle di Bulgaria ed Ungheria (10%) Irlanda e Cipro(12,5%), Lituania (15%) Romania(16%) Croazia (18%). L’Olanda invece presenta un’aliquota del 25% ma che può essere dirotta al 6%.

I tre esperti hanno notato che “ogni volta che gli Stati scelgono aliquote molto basse, persino imposizioni praticamente vicine allo zero, i paradisi fiscali traggono chiari benefici dall’attirare profitti da altri Paesi. Vale la pena notare che l’aumento delle entrate fiscali non è l’unico modo in cui questi paradisi beneficiano” dalla concorrenza sleale”. Infatti un certo numero di Stati a tassazione molto contenuta dimostrano elevate intensità di capitale, ovvero attirano tipologie di attività ad alta intensità di capitale che di conseguenza possono aumentare gli stipendi. 

Inoltre lo studio riporta che “gli effetti redistributivi della concorrenza fiscale sono grandi”, secondo infatti le stime dei tre docenti, “attorno al 40% degli utili in capo alle multinazionali è stato spostato verso i paradisi fiscali nel 2015. I Paesi dell’Unione Europea che non applicano una fiscalità vantaggiosa sembrano essere i maggiori perdenti di questo fenomeno”.

Grazie alle nuove statistiche sulle imposte societarie pubblicate dall’Ocse si è notato l’abnorme percentuale di entrate fiscali, da aziende straniere, che l’Irlanda ottiene ogni anno( circa il 65%), seguono Lussemburgo (46%) e poi Belgio e Paesi Bassi (20%). Al contrario per Germania, Francia, Italia, Spagna le entrate fiscali da aziende straniere è inferiore al 10%.

Unicredit ad esempio ha scoperto, andando ad analizzare le carte sul caso della Commissione Ue contro l’Irlanda e Apple, che l’aliquota fiscale effettiva di Apple in Irlanda è inferiore all’1%. E per tale ragione al colosso di Cupertino è stato ordinato di pagare 13 miliardi di euro in Irlanda, fatto che sia Dublino che la stessa Apple hanno contestato in tribunale. La Corte europea si pronuncerà su questo caso proprio in questo mercoledì.

Tutto ciò, insomma, crea non solo enormi disparità di entrare in tutta la Ue ma crea un’inevitabile distorsione dei mercati. Sia chiaro che ogni Stato è libero di poter applicare le aliquote che preferisce, non c’è dolo e non c’è colpa, ma la domanda da porsi dovrebbe essere: E’ forse il caso di iniziare a lavorare per superare queste diverse fiscalità europee a fronte della creazione di un’unica grande aliquota?

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver ottenuto la triennale mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso La Sapienza ed un master in geografia economica. Insegno in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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