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Politica

Decreti Sicurezza: dopo i festeggiamenti, qualcuno avrà il coraggio di cambiarli?

Per la consulta il cosiddetto decreto sicurezza viola l’articolo 3 della costituzione: quello che sancisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

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Sono sembrati strani i festeggiamenti della scorsa settimana, quelli arrivati dopo la bocciatura da parte della consulta dei decreti sicurezza. Uno dei motivi di orgoglio dell’esecutivo giallo verde, ancora oggi rivendicato dalla frangia leghista.

Il provvedimento era sembrato fin da subito discutibile, inopportuno, anzi, senza reticenza, incostituzionale. Ma i festeggiamenti per l’esito della sentenza della consulta, come detto, sono apparsi incomprensibili. A voler esser chiari, il compiacimento del Pd con parte del Movimento Cinque Stelle e il podio della Formula 1 in Austria hanno dato vita allo stesso sentimento: stupore.

Per la Formula1, ci mancherebbe altro si è fatto di necessità virtù. Ma per la politica? Non è giusto dare la stessa risposta. Il focus è sul ruolo che il parlamento riveste in questo momento storico. E’ servito, dopo un anno di governo, che fosse un organo terzo ad intervenire su una materia complicata solo in teoria. A rendere difficile questa operazione infatti non è stata la sempre ingiuriata burocrazia, causa di tutti i mali di questo paese a sentire i politici nei talk. Il problema, è lecito credere, risiede nell’incapacità dei partiti di sinistra al governo di imporsi e di fare qualcosa realmente di sinistra. Questa volta sarebbe stato anche più facile forse, perché si sarebbero dovuto distruggere quanto fatto in precedenza.

Per la consulta il cosiddetto decreto sicurezza viola l’articolo 3 della costituzione, cioè quello che sancisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. E questo per due motivi: è “irrazionale”, perché non serve a controllare il territorio che è la finalità dichiarata dal decreto, e poi “per l’irragionevole disparità di trattamento” dei cittadini, visto che rende più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi.

E’ condannabile l’atteggiamento di un esecutivo che ha sferzato i predecessori con colpi di buonismo via web e non ha posto in capo alla sua agenda di governo il ripristino di norme giuste, norme che siano aderenti al blasone italiano: una delle super potenze del mondo, forse un po’ decadente, ma che non può certo cedere al populismo sovranista che vuole il principio prima della vita umana. Perché non è stato il primo punto dell’agenda? Probabilmente perché questo governo, un’agenda non la ha. Basti pensare che a dettare la produttività normativa dell’esecutivo è il partito meno di maggioranza tra tutti, basta leggere alle voci riaperture, concessioni per i migranti impegnati nei campi e riapertura dei cantieri.

E’ lecito, ma non realistico, aspettarsi che questo governo si impegni di più nell’essere qualcosa. Qualsiasi cosa. Che non viva il confronto attraverso i numeri dei sondaggi, e che cominci ad intervenire sui temi di questo millennio. Ormai cominciato da qualche anno. Questo è l’esecutivo, in teoria, riformista che avrebbe dovuto offrire una finestra di dialogo sui temi dell’occupazione giovanile, dello sviluppo tecnologico, dell’appianamento delle diversità nord-sud tra gli altri temi. E invece, complice il covid, si è accasciato su stesso. Indossando i panni di mamma orsa e offrendo solo nuove misure di assistenzialismo, in buona parte relegate su carta. Non intervenendo sui disastri dell’anno gialloverde e non immaginando, nemmeno in parte, un futuro realmente giallorosso.

Negli scorsi giorni, su le colonne de Il Riformista, l’ex prefetto Mario Morcone si è espresso così sull’atteggiamento del Governo: “L’esecutivo è nato su alcuni punti fondamentali indicati come elementi di discontinuità rispetto al precedente governo. Uno di questi era esattamente la revisione dei “decreti sicurezza” che sicurezza non sono e che tanto male stanno facendo al nostro Paese. Poi però è arrivata la preoccupazione per le elezioni regionali. Successivamente si è tornato a discutere e sembravamo vicini a una soluzione ma poi si è capito che l’argomento non era tra le priorità. Quindi la trattazione è stata spostata a settembre, ma sappiamo che allora ci saranno altre elezioni regionali e quindi il tutto verrà rimandato ad ottobre”. Nel corso dell’intervista Morcone ha poi commentato l’esternazione dell’onorevole del M5S Giuseppe Brescia rilasciata al Corriere della Sera in cui ha confermato che sono riusciti a convincere il Pd a rinviare la discussione sulla nuova norma a settembre. “Mi dispiace che quella affermazione l’abbia fatta il deputato Brescia che nel Movimento 5 Stelle probabilmente è uno dei politici più aperti sui temi dell’immigrazione. Evidentemente ci deve essere al loro interno una battaglia che fa prevalere lo spirito di conservazione.”

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