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Hassiba Boulmerka: una corsa contro i pregiudizi

Hassiba è stata la prima donna africana a vincere un oro mondiale e, schierandosi contro gli estremisti, ha lottato tutta la vita contro minacce e pregiudizi

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Il primo codice della famiglia algerino risale al 1984. Il documento è denominato dal movimento femminista del paese il “codice della vergogna” e non senza un motivo: la disuguaglianza di sessi è spaventosa, la minorità delle donne dal punto di vista civile è ingente, non hanno diritto a chiedere il divorzio se non per ragioni precise decise dallo stato che non prevedono abusi domestici, la moglie per legge deve provare rispetto verso il marito e la sua famiglia, la tutela dei figli spetta all’uomo anche in caso di affidamento alla madre ed è loro vietato dalla legge sposare un non musulmano.  

Nel 2005 il codice è stato riformato ma date le enormi proteste contrarie le donne sono ancora considerate cittadine di serie B.  Nonostante ciò, tra le donne nordafricane, le cittadine algerine sono quelle che godono di maggiori diritti. 

Lo sport ha il potere di nascondere, almeno per un po’, le debolezze e le falle di ogni stato, celate sotto festeggiamenti e manifestazioni di gioia.

La nazionale di calcio algerina ha raggiunto gli ottavi di finale ai mondiali del 2014, risultato storico, e nel 2019 ha vinto la seconda coppa d’Africa della sua storia. A seguito di questi trionfi il paese celebrò i protagonisti in lungo e in largo, considerandoli vere e proprie celebrità.  Hassiba Boulmerka, dopo la sua storica e commovente conquista dell’oro olimpico nei 1500 metri, non ha ricevuto complimenti bensì minacce di morte.

Gli inizi

Hassiba nasce a Costantina, in Algeria, nel 1968 e fin da piccola ha una sola passione: correre. Si distingue, ancora molto giovane, nelle competizioni nazionali e, data la scarsa concorrenza, ottiene il pass per le olimpiadi di Seul del 1988. Qui, nella sua prima apparizione internazionale, non ottiene grandi risultati: viene infatti eliminata in batteria sia negli 800 che nei 1500 metri. 

Il suo primo successo lo registra a Roma, al Golden Gala, dove nel 1991 ottiene la sua prima medaglia d’oro di grande importanza.  Quello che apparentemente è un sogno, per Hassiba acquista sempre più le caratteristiche di un incubo. 

In Algeria è da tutti considerata una vergogna per il paese perché corre in pantaloncini corti con gambe e volto scoperto. Si allena su piccoli sentieri pietrosi dell’Atlante, lontana da tutti, per non essere vista. Ogni persona che incontra la saluta con sputi, offese, pietre scagliate addosso. Alcuni la minacciano, “farai una brutta fine se non smetti” le dicono, altri provano addirittura a rapirla, pur di non vedere più quella giovane donna determinata mostrare il suo corpo. 

La storica vittoria e le conseguenze

Le minacce invece che intimorire Hassiba la rendono più forte e ancor più determinata a raggiungere i suoi scopi. Nel 1992 i Mondiali di atletica si tengono a Tokyo, Hassiba corre per i 1500 metri. Con un tempo di 4 minuti e due centesimi di secondo ottiene un incredibile primo posto, è la prima donna algerina a raggiungere questo traguardo.

“È stato un trionfo per tutte le donne del mondo, perché lottino contro i loro nemici. È questo che mi rende davvero fiera”

Dirà nel suo discorso dopo la premiazione.

Hassiba torna in Algeria insieme al connazionale Nureddine Morceli, vincitore dei 1500 metri maschili. All’uomo spettano premiazioni e celebrazioni, a lei minacce.

La sua popolarità crebbe molto e divenne così bersaglio di parecchi gruppi islamici estremisti. La situazione peggiorò con il colpo di stato algerino del 1992 che vide salire al potere il Fronte Islamico di Salvezza, partito estremista che sospese ogni tipo di libertà costituzionale. Dichiararono Hassiba nemico dello stato, pronunciarono molti Korf (disconoscimenti) contro di lei e la minacciarono pubblicamente di morte.  

Non può più allenarsi in Algeria, vive con la scorta che la segue costantemente.  Nel mezzo della guerra civile nel suo paese, Hassiba va a Barcellona per i giochi olimpici del ’92. Nella gara tutte corrono con abbigliamento tecnico molto aderente, tutte tranne Hassiba: lei veste una divisa con i colori dell’Algeria sponsorizzata da Diadora, ha gambe e braccia scoperte ma i suoi vestiti sono molto larghi, un ultimo tentativo di coprire il più possibile il suo corpo.

Durante la corsa in testa c’è l’atleta russa Lyudmila Rogachova ma all’ultima curva Hassiba riesce ad affiancarla e, con un incredibile scatto finale, superarla.  Conquista l’oro olimpico con un tempo di 3 minuti e 55 secondi. È il primo oro olimpico per una donna africana.

Il suo discorso questa volta sarà diretto agli estremisti che stavano rovinando il paese che tanto amava e ai giovani algerini affinché non seguissero la strada violenta e fondamentalista.  

“Appena ho tagliato il traguardo, ricordo che ho alzato le braccia al cielo. Ero un simbolo di vittoria, di ribellione. Era come dire: ce l’ho fatta, ho vinto io. Adesso se volete ammazzarmi sarà comunque troppo tardi: io ho fatto la storia”.

Fine carriera 

Hassiba torna per poco in patria e trova un paese devastato, il padre in ospedale e migliaia di morti tra cui conoscenti e amici. Le sue parole durante la premiazione sono una condanna a morte e infatti fugge subito a Cuba per potersi allenare liberamente. 

Gli anni successivi non sono altrettanto positivi, nel 1995 non ottiene nessuna vittoria stagionale, partecipa ai Campionati Mondali di Göteborg e ottiene incredibilmente un altro oro.

Questa vittoria sarà l’ultima importante della sua carriera. Successivamente una distorsione alla caviglia la allontanerà dalle competizioni per un periodo e nel ’97 deciderà di ritirarsi definitivamente.  Hassiba non pronuncerà più alcun tipo di discorso contro i fondamentalisti islamici e farà ritorno in patria.

“Non ho mai pensato di andarmene per sempre. L’Algeria è la mia vita, la mia famiglia, gli amici. Non ho mai voluto abbandonare le mie radici”.

Oggi Hassiba è una donna di affari, detiene una società di intermediazione tra le casa farmaceutiche e i laboratori. In Algeria oggigiorno le donne sono le più emancipate del nordafrica, possono votare e ottenere posizioni politiche. Il tasso di alfabetizzazione è ancora molto basso ma si è aumentato rispetto al passato.

Il 70% degli avvocati, il 60% della magistratura e il 65% degli studenti universitari in Algeria sono donne. Il movimento femminista non si è mai arreso davanti a nessun tipo di sopruso, ha sempre lottato con gli occhi fissi sui propri obiettivi, proprio come ha fatto Hassiba a cui, oggi, dobbiamo un grande, sincero e profondo grazie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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