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Sulla Nostra Pelle-Una nuova normalità

La rubrica dedicata alle vostre emozioni, “sulla nostra pelle”, si aggiorna e riporta un racconto satirico che nell’elogio della nostra “vecchia” normalità ne evidenzia tutte le sue crepe.

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Alcuni di voi, carissimi lettori, si interrogano sul fatto che oggi ci pervade una nostalgia di ciò che eravamo prima della diffusione della pandemia che dopo un lungo ragionamento ci porta, però, a chiederci se veramente vorremo tornare come eravamo o se, invece, dopo questa terribile esperienza, abbiamo maturato una consapevolezza che ci porterà a un positivo cambiamento.

Maledetto Covid! ci hai portato un mucchio di problemi. Ti sei scagliato sulle nostre vite subito dopo aver bevuto il nostro spumante nelle fredde piazze italiane, sotto le stelle di San Silvestro, e da quel momento nulla ci appare più come prima. Vuoi un elenco? Eccoti servito!

Maledetto Covid, ti abbiamo inizialmente sottovalutato, ed è solo per questo motivo che la nostra super efficiente sanità non ti ha debellato immediatamente. Già, è super efficiente, sai? Perché da sempre si è investito su di essa per renderla all’avanguardia e in linea con le esigenze della popolazione. Prima del tuo arrivo si poteva facilmente prenotare una visita in una qualsiasi struttura pubblica, e nel giro di qualche giorno venivamo immediatamente accolti all’interno di un sistema impeccabile, composto da una squadra di medici, infermieri, O.S.S ogni volta diversi e sempre freschi, perché si davano i turni che permettevano loro di svolgere orari di lavoro normali. Invece poi sei arrivato tu, che hai distrutto questa macchina impeccabile.

Abbiamo dovuto costruire, nel giro di pochissimo tempo, nuove strutture di rianimazione; abbiamo dovuto assumere medici, infermieri, O.S.S, perché quelli che c’erano prima non bastavano più; abbiamo dovuto far lavorare i nostri operatori sanitari per ore e ore, senza tregua; ci hai costretto a comprare questi aggeggi di protezione che, invece di andare in ospedale, sembrava ci portassero sulla luna.

Maledetto Covid, ti abbiamo considerato, inizialmente, solo come un problema prettamente sanitario, ma poi ci è parso chiaro il potenziale distruttivo anche per la nostra florida economia. Accidenti! Ci eravamo ripresi dalla crisi del 2007 e finalmente le persone lavoravano e spendevano sempre più. I giovani, appena terminati gli studi, trovavano un lavoro, magari a tempo determinato, ma era pur sempre un impiego che permetteva loro di farsi le vacanze estive e magari recarsi in uno di quei bellissimi posti esotici e paradisiaci. Tutte le famiglie avevano un sostentamento e le stagioni estive davano un po’ di respiro ai giovani universitari che avevano bisogno di risparmiare per pagare le tasse ed essere, in tal modo, molto più autonomi dalle loro famiglie.

E invece no, ora sei arrivato tu e nel giro di due mesi hai fatto perdere il lavoro a tutti; al posto dei soldi ci hai dato la paura che ci blocca nelle nostre regioni e ci costringe a fare vacanze economiche in un’estate, ahimé, esclusivamente italiana; molti giovani universitari non possono più continuare gli studi perché non facendo le stagioni non possono pagare le tasse autonomamente e non possono di certo chiedere aiuto ai genitori ancora più in difficoltà di loro.

Maledetto Covid, all’inizio stavi pure simpatico agli studenti che, appena sei arrivato, pensavano di farsi qualche settimana di vacanza dalla scuola. Il nostro sistema di istruzione era impeccabile! Tutti gli studenti venivano seguiti da insegnanti qualificati e all’avanguardia con l’evoluzione tecnologica che caratterizza i nostri tempi. Quando dico “tutti” mi riferisco anche ai ragazzi che hanno bisogno di maggiore sostegno e che lo Stato ha sempre considerato assumendo regolarmente educatori e insegnanti qualificati. Nelle scuole eravamo dotati di ogni attrezzatura tecnologica moderna come, per esempio, le lavagne multimediali che tutti sapevamo usare dato che ci avevano fatto seguire dei corsi di aggiornamento continuo.

Questo non andava più bene? Eh no, hai dovuto inserire altre diavolerie tecnologiche mai conosciute fin’ora nel nostro pur moderno sistema, come Zoom, Teams; hai costretto gli insegnanti a seguire i ragazzi da casa e, come se non bastasse, anche ora che hai mollato la presa continui a bloccare tutto il sistema. Gli insegnanti non bastano più, ci hai fatto capire che gli educatori, invece, sono fondamentali, mentre le università rimangono chiuse, e sulla loro apertura è tutto un “se” o un “forse”.

Beh certo, hai ragione, dalla scuola non si lucra come da una discoteca e sicuramente la movida notturna è più importante di un buon libro che concima il sapere. È bellissimo vedere i ragazzini ballare spensierati, sudati e appiccati dopo 60 giorni di solitudine nelle loro camere così piccole in confronto al mondo che le ospita. Perché aprire le università con esami in presenza, perché recuperare gli appelli mancati di Aprile ad Agosto e costringerli a studiare, invece, che vivere la libertà che hanno visto mancare nei mesi precedenti? Forse perché la conoscenza è sinonimo di libertà? Forse perché leggere un libro ci permette di vivere non una, ma un centinaio di vite, di epoche, di storie e di esperienze? Ma è così importante il contatto con l’insegnante nelle scuole? Ci siamo così abituati alla tecnologia, non basta uno schermo che ci permetta di travasare le minimali informazioni necessarie?

Maledetto Covid, hai sconvolto la nostra “normalità” portandoci a non distinguere più il normale dal reale e, alla fine, descrivendo la vita che hai tolto e che credevamo fosse, se non perfetta, almeno accettabile, ma mi rendo conto che hai solo enfatizzato ciò che in realtà non andava bene da tanto tempo. Leggo di petizioni avviate da gruppi di insegnanti intraprendenti che hanno a cuore i loro alunni e vogliono la possibilità di dare loro un insegnamento completo e tangibile, che capiscono l’importanza che riveste l’istruzione nella società come fonte di investimento futuro per il nostro paese. Ecco una di queste importanti petizioni http://chng.it/xXbHMsBs .

Hai evidenziato quali sono gli effetti distruttivi derivanti dal non avere investito per anni e anni in settori fondamentali per la vita di un individuo, come la sanità e la scuola.

Hai sottolineato come noi, uomini di medio ardire, diamo più importanza alla razionalità economica – quando ne siamo capaci – e meno alla cultura e all’importanza delle relazioni sociali senza il plexiglas o un display che ci separa.

Maledetto Covid, hai fatto nascere il senso di colpa, io odio il senso di colpa! E l’unica cosa che posso fare, nel mio piccolo, per rimediare, è leggere un buon libro per poi condividerlo con i miei amici o colleghi nell’attesa che la normalità non sia più come era una volta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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