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La mia politica: parliamo agli Astensionisti

Politica e Cultura vanno di pari passo: ecco alcuni dei libri, per me importanti, che ci ricordano ancora oggi il valore della Politica.

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di Giorgio Caridà

“Non mi occupo di politica è come dire non mi occupo della vita.”

Così recita la celebre massima di Jules Renard, capace in una frase di sintetizzare secoli di passione politica.  In quello che per me è il primo articolo per il blog de ‘La Politica Del Popolo’, vorrei raccontare cosa spinge un diciannovenne come me ad interessarsi così tanto alla politica; con annesse botte di “noioso”, “ripetitivo” e “vecchio” che incasso regolarmente da parenti, amici e conoscenti. Non vi tedierò con le mie modestissime opinioni in merito alle mie idee politiche su chi votare. Tranquilli. Innanzitutto, se c’è qualche giovane lettore interessato ad esperienze particolarmente formative, consiglio due progetti che mi hanno fatto capire il valore dell’impegno per la cosa pubblica: la ‘Scuola di politiche’ di Enrico Letta e il progetto ‘Democracy’ alla Camera dei Deputati. Se volete approfondire, imparare e conoscere, non lasciatevi sfuggire queste occasioni. 

La mia personale passione viene ancor più da lontano. Non vi preoccupate: non viene di certo dai video su Facebook (oramai forse su Tiktok… Mi sento già vecchio, per l’appunto), dai talk show e via dicendo. Piuttosto, forse banalmente, viene dalla lettura. Si sa, leggere apre la mente, soprattutto quando si legge per puro piacere (e godimento, direbbe la mia ex insegnante preferita, alla quale dedico questo pezzo) e si legge ciò che piace. Penso che in tal senso possa essere interessante – almeno spero – un breve excursus sui testi che mi hanno lasciato una speranza per un futuro fatto di buona politica su solide basi.

È l’unica buona idea che mi è venuta in mente per realizzare uno dei miei obiettivi più manifesti e complessi: far avvicinare alla politica chi la vede solo come un orpello, una cosa noiosa, inutile perché non cambierà mai niente. Sono convinto che il bello della nostra democrazia pluralista sia la possibilità di esprimere idee diverse e contribuire tutti insieme al dibattito per migliorare la società, in netta contrapposizione a chi si astiene sostenendo che “non li riguarda”. È un problema non da poco: “Sapete cosa mi viene da pensare dopo tanti anni di battaglie per i diritti? Che uno per capirne l’importanza ci deve passare personalmente, e non dovrebbe essere così”, ci ricorda Emma Bonino. 

  Come disse Hannah Arendt:”Occorre sdoganare il pensiero diffuso secondo il quale la politica in sostanza non è altro che una trama di menzogne e inganni prodotta da interessi meschini.” Ho scoperto qualche anno fa che quel che diceva Jules Verne lo dicevano già i Greci. Studiando filosofia al liceo, mi sono imbattuto nella difficoltosa lettura della ‘Politica’ di Aristotele. Assieme alla ‘Repubblica’ di Platone e in opposizione ad essa, la ‘Politica’ di Aristotele è il testo a fondamento di tutta la politica occidentale. Per Aristotele “la città ideale è quella nella quale ogni cittadino può disporre di se stesso per attività in vista delle quali egli dà il proprio contributo alla vita pubblica della città”. Nel mondo antico e poi in quello moderno, la Repubblica per Platone non ha mai mancato di svolgere il suo compito principale: quello di invitare a riflettere sul destino della vita individuale e sociale degli uomini, un destino non già scritto, ma da immaginare e costruire. È proprio da qui che partono molte riflessioni successive.

Penso che tutti i politici dovrebbero leggere e rileggere Gramsci, in particolare il suo ‘Odio gli indifferenti’. Egli vi racconta l’Italia di ieri e pure quella di oggi, i malesseri e insieme la voglia e la necessità di cambiare. Non ci sono impegno civile né vita politica se non partendo dalla lotta contro qualsiasi forma di indifferenza.

“Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, parassitismo, vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”, ricorda Gramsci. 

  La politica deve mettere al centro la volontà di fare la differenza. Deve convincere che non si può essere indifferenti, perché altrimenti si rischia di non salvaguardare il concetto di libertà. Perché insieme alla libertà vengono le responsabilità, come sottolineato a più riprese da Nelson Mandela. I pensieri di Mandela sono rintracciabili ne “La sfida della libertà”. Vedete, Mandela è un esempio lampante di cosa significhi fare politica e farla bene. Farla sul serio, con i fatti e senza slogan vuoti. Nel corso del suo primo mandato da presidente, il primo ad essere eletto democraticamente in Sudafrica, lui e il suo governo hanno realizzato una impresa straordinaria, tramutando un Paese dilaniato da secoli di apartheid e colonialismo in una vera democrazia, nella quale tutti i cittadini sudafricani siano eguali di fronte alla legge. Una speranza che dovrebbe rincuorare tutti noi viene anche da Marthin Luther King Jr., il quale il 28 agosto 1963 condivise il suo sogno di un mondo migliore dal Lincoln Memorial.

Il suo intramontabile “I have a Dream” è passato alla storia come la sintesi della sua filosofia di giustizia e nonviolenza che avrebbe cambiato il mondo. Rendendolo, appunto, migliore. Anche lui, così come Mandela, ci è riuscito. Grazie ancora. Tra quelli che sono arrivati fino a questo punto, alcuni potrebbero volermi dire che in passato i giganti di cui ho parlato ci sono riusciti, sì, ma oggi chi è che lotta più per noi? Chi è che ancora ci crede e vuole migliorare le cose? Be’, il panorama non è poi così desolante. Basti pensare che Mina Welby e Marco Cappato sono imputati e rischiano fino a dodici anni di carcere per l’aiuto al suicidio assistito fornito a Davide Trentini. Sette anni di inerzia sono invece quelli del Parlamento italiano sul tema, malgrado la sollecitazione della Consulta. C’è eccome chi si batte per i diritti, in questo specifico caso per il diritto all’eutanasia legale. 

Marco Cappato rischia in prima persona e non si sottrae ai processi.

Credetemi, non tutto è perduto. E se non volete credermi, informatevi, provateci in prima persona. Non ci si può lamentare dicendo che va tutto male e non fare nulla per cambiare ciò che non va! Questo è l’accorato appello che mi prometto di rivolgere a tutti da qui fino a quando avrò fiato da esalare. Per metterla su un piano più simpatico, “Magari fallisco, ma ci provo”, ripete il passionale Carlo Calenda quasi quotidianamente. Con prese in giro da parte di Maurizio Crozza annesse: evidentemente chi parla di politica o è noioso come me, o da prendere in giro come Calenda. Meno male che Crozza lo fa, così attraverso la risata fa avvicinare di più alla politica. Grazie, Maurizio!

Non dimentichiamoci, come ha scritto Enrico Letta nel suo libro ‘Ho imparato’, che è importante mettere al centro l’individuo, la persona, e la sua naturale aspirazione a migliorare. E allora investiamo tutto sulla scuola e sulla cultura, sulla forza dell’immaginazione. Sull’energia che alimenta i mulini a vento e tira giù tutti i muri, quelli reali e quelli che per paura costruiamo nella nostra testa. Anche perché ci sono due modi di fare il politico:

“Si può vivere per la politica oppure si può vivere della politica.” (Max Weber)

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