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Platone: il dilemma della politica

Monarchia o Repubblica? Platone, per quanto rivoluzionario, aveva delle idee che oggi definiremmo retrograde. Convinto monarchico, sapeva fosse un’utopia…

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Carissimi filosofi, buonasera.

Quest’oggi, per la prima volta su questa rubrica, parleremo di politica. Eh già, proprio nel modo in cui ho evitato di parlare per tutte queste settimane. Ma quando si parla di Platone è impossibile non citare Repubblica, uno dei tanti scritti del noto filosofo della Scuola di Atene. Dovete sapere, infatti, che Platone improntò tutta la sua filosofia ad uno scopo politico e morale, in quanto finalizzata a delineare le figure che avrebbero poi composto le parti fondamentali del suo Stato utopico.

Al contrario di quanto si possa pensare di una persona che crede nel sapere e nella forza della ragione, Platone non riteneva le democrazie una forma di governo valida e attribuibile a uno Stato perfetto. Al contrario, credeva in una netta separazione dei ruoli, accentrando il potere nelle mani di un’aristocrazia non definita dalle ricchezze materiali, ma dalla profondità spirituale: a capo dello Stato, infatti, per Platone doveva esserci una classe dirigente composta da filosofi.

Alle altre classi sociali spettavano altri ruoli all’interno della gerarchia, che il filosofo descrisse come fossero parti del corpo: se i filosofi corrispondevano alla testa, il corpo era costituito da agricoltori, artigiani, e ogni altro piccolo e medio lavoratore del Paese, mentre gli arti, responsabili della difesa della testa e del corpo, erano i soldati.

Ci verrebbe quindi da associare questo sistema ad un totalitarismo, una monarchia con a capo il Filosofo che governa con saggezza e per il bene del Paese.

Ora, posto che si tratti di un’utopia chiaramente irrealizzabile, in quanto “il bene del Paese” non sarà mai univoco e rispettoso dell’opinione di ogni singolo cittadino, quanto questo sistema può essere una soluzione definitiva e quanto, invece, è migliore la democrazia? Premetto che la risposta non la so, che mi piacerebbe molto sentire l’opinione di voi lettori e magari far nascere una discussione sull’argomento.

La tesi platonica era la seguente, chiaramente semplificata: “La Monarchia è meglio della democrazia perché le decisioni sono affidate ad un uomo che è chiamato ad usare la ragione per il bene del popolo, senza che possa avere secondi fini (senza, cioè, alcun tipo di retribuzione), mentre in un sistema democratico è il popolo a decidere, spesso persuaso da bravi oratori o dal timore dell’opinione pubblica, quindi non può essere affidabile”.

Dobbiamo ricordare che alla base di questa concezione così pessimistica vi è un fatto che sconvolse Platone in giovane età, ovvero la morte del suo maestro Socrate per via di un sistema ingiusto, votato appunto dalla democrazia ateniese.

D’altro canto, è facile capire come un totalitarismo possa sfociare in tirannia, e non credo ci sia bisogno di fare esempi per ricordare fascismo, nazismo e comunismo. Perché di fatto è difficile che una persona sola riesca a garantire l’uguaglianza tra tutti i cittadini se per prima non è soggetta a regole di questo tipo da rispettare. Non mi sento di poter aggiungere altro, ma aspetto fiduciosa le vostre risposte: cosa ne pensate? La filosofia è nata con il dialogo tra menti diverse e idee diverse, ed è proprio così che voglio tramandarla. Vi aspetto sulla nostra pagina Facebook, Instagram o nei commenti sotto questo articolo.

Buona settimana,

Gaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata nel 2001, ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo e ora studio Lettere moderne a Bologna. Ho iniziato a lavorare per La Politica del Popolo come correttrice di bozze e ora gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

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