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L’Europa e il problema dell’identità

L’identità europea: un problema da affrontare e risolvere prima che sia troppo tardi.

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Nei giorni del più importante Consiglio europeo degli ultimi anni, il tema dell’identità europea dovrebbe ritornare in primo piano nel dibattito politico. Durante l’approvazione del Recovery Fund, un piano europeo per affrontare la crisi economica e sociale causata dal coronavirus, ognuno dei 27 paesi dell’Unione ha cercato di far prevalere le proprie esigenze e necessità: una lotta tra egoismi nazionali e senso comunitario.

Sarà possibile in futuro superare questa dicotomia a favore di una politica unitaria e comune?

Europa federale ed Europa delle Nazioni

L’idea dei padri fondatori era l’Europa federale, un’unione che superasse la semplice alleanza tra singoli stati sovrani, ma costruisse un assetto politico, economico e sociale unico per gli stati del Vecchio Continente, in modo da garantire pace e prosperità: il sogno degli Stati Uniti d’Europa.

É in questo senso che inizia il percorso di integrazione: dapprima economico, con la nascita della CECA e della CEE, poi politico, con il Parlamento. Infine, il trattato di Maastricht e l’adozione della moneta unica sembravano presagire l’imminente realizzazione del sogno europeo.

Con la crisi finanziaria del 2008 prima e la crisi dei debiti sovrani del 2011 poi, le contraddizioni insite nell’Ue emergono ferocemente: l’eccessivo potere del Consiglio a scapito della Commissione, la situazione di immobilismo del Parlamento, la mancanza di un contatto diretto con i cittadini. Il processo di democratizzazione, con il quale il rapporto tra le istituzioni comunitarie e il popolo avrebbe dovuto costruirsi e rinsaldarsi, si palesa nella sua incompiutezza.

Tali crisi portano alla ribalta una nuova stagione di nazionalismi. Il primo Paese a cedere è l’Ungheria con Orban, poi la Polonia e da ultima l’Italia. I partiti sovranisti proliferano in ogni Stato europeo, sebbene con pesi ed influenze diverse. 

Le elezioni europee del 2019 sembrano il punto di svolta per i nazionalisti e l’incipit del completo declino dell’Unione. Tuttavia, le democrazie liberali reggono e i partiti anti-europeisti, con l’eccezione di alcuni paesi tra cui l’Italia di Salvini, risultano in minoranza. Infine, lo sconvolgimento portato dalla pandemia mette l’Europa difronte all’ennesimo problema esistenziale.

Il problema dell’identità

Le crisi che l’Unione sta affrontando negli ultimi anni non sono più da considerarsi contingenti, ma strutturali. Esse impongono un dialogo e un ripensamento nei meccanismi alla base del sogno europeo stesso, per poter sopravvivere.

Il tema dell’identità europea deve tornare centrale. Se il fine è l’Europa federale, il processo non può prescindere dalla costituzione di un forte senso di appartenenza comune, una base solida su cui fondare un’entità post-nazionale. Ad oggi, esso non esiste se non in una piccola minoranza di intellettuali. Le istituzioni nazionali e comunitarie però non stanno agendo in vista di un cambio di rotta. 

Dapprima, occorre agire sulle identità nazionali, già in crisi. Le velleità di riconoscimento etnico-religioso, su cui si basano i vari nazionalismi e sciovinismi, devono far posto ad una identità repubblicana, liberale e democratica, basata su storia e cultura autoctone, ma al contempo aperta alle diversità e all’accettazione dell’altro.

Successivamente, sarà possibile lavorare alla creazione di un sostrato comune. I popoli europei condividono storia, cultura, arte e letteratura, che devono essere fatte conoscere, anche e soprattutto grazie alla scuola. Solo così il problema della mancanza di una lingua collettiva non sarà determinante. Infine, una Carta Costituzionale comune, dei diritti e doveri del cittadino europeo, risulta decisiva per l’armonizzazione.

Il sogno europeo

Il percorso tuttavia richiede tempo: solo così potrà nascere un’Europa forte, con un preciso ruolo nel mondo, con una identità forte e radicata, in cui i cittadini si sentano pienamente rappresentati e ascoltati. Gli Stati Uniti d’Europa sono ancora possibili. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nato a Brescia il 9 marzo 2001, attualmente vivo a Palazzolo sull'Oglio. Frequento l'ultimo anno di liceo scientifico e Il prossimo anno studierò economia e finanza presso l'Università Bocconi di Milano. Mi interesso di politica fin da piccolo e sono iscritto ad Azione. Spero di poter dare un contributo significativo con i miei articoli. "L'essenziale è rimanere fedeli al proprio scopo"

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