Connect with us

Sport

All Blacks: mito e realtà della nazionale di rugby più vincente della storia

Dalla tipica maglia all’indimenticabile danza Haka: tutti i miti e i simboli che hanno reso la squadra di rugby una vera e propria leggenda.

Published

on

La nazionale italiana di rugby non può certo essere considerata una delle grandi potenze internazionali al pari di Irlanda, Nuova Zelanda e Sudafrica. Nel torneo Sei Nazioni, la principale competizione di rugby a 15 dell’emisfero Nord, l’Italia ha registrato una percentuale di vittorie del 12%, 12 vittorie su 100 partite disputate dal 2000 ad oggi.

Dati i risultati non brillanti anche il tifo italiano sta scemando: già purtroppo trattato come sport secondario da tv e giornali e senza la giusta attenzione mediatica, nel 2019 per Italia-Galles disputata allo Stadio Olimpico gli spettatori erano 38.500, il dato più basso dal 2011. 

Nonostante ciò, tifoso di rugby o meno, quasi ogni italiano (e ogni cittadino del mondo) conosce i temibili, leggendari e mitologici All Blacks, e con loro la Haka, rituale quasi magico pre-partita con cui fin da subito chiariscono chi è il favorito alla vittoria finale. 

Mito e verità dietro gli “All Blacks”

Il rugby in Nuova Zelanda fu introdotto da Charles Monro, che a sua volta lo aveva conosciuto in un college di Londra, poco dopo la metà dell’800. La prima squadra rappresentativa del paese esordì in un tour in Gran Bretagna con il nome Originals.  Riguardo la nascita del termine All Blacks ci sono diverse teorie, alcune più mitologiche e altre più realistiche. 

Leggenda vuole che in occasione di questo primo tour internazionale, i neozelandesi giocarono all backs, cioè tutti trequarti, proponendo un tipo di gioco innovativo dove tutto l’organico, indipendentemente dal ruolo, giocava d’attacco.  Billy Wallace, giocatore della nazionale del tempo, sostenne che per un errore ortografico il termine all backs venne trascritto invece come All Blacks

Questa narrazione della storia non ha tante prove a favore e molti sostengono che l’origine reale del nome sia da ricondurre alla divisa tipica con cui la Nuova Zelanda scendeva in campo: maglia, calzini e pantaloncini neri. All Blacks, appunto. 

Simboli e peculiarità 

Nella maglia della squadra, la più famosa e più venduta nel mondo del rugby, è sempre presente una luminosa falce argentata. Essa rappresenta un simbolo identificatore del paese: venne usata per la prima volta dai militari durante la seconda guerra boera e fu inserita anche nelle medaglie consegnate ai soldati reduci di quel conflitto.

La bandiera nera con la falce argentata è tuttora considerata la bandiera non ufficiale neozelandese, rappresenta il cambiamento, la rinascita e la forza del suo popolo. 

Dal 2006 è divenuta abitudine inserire un papavero sulla maglia per gli incontri disputati in Francia, durante il torneo Dave Gallaher, in memoria di tutti i soldati neozelandesi morti durante le due guerre mondiali. Gallaher è stato infatti capitano della squadra nel 1905-1906 poi deceduto in guerra. 

“Vogliamo onorare il servizio oltreoceano dei neozelandesi. È una parte importante della nostra storia come nazione e come squadra”.

richie mccaw

La Haka

Parlando degli All Blacks non si può che citare la caratteristica danza eseguita dai giocatori subito dopo gli inni nazionali.

“Batti le mani contro le cosce! Sbuffa col petto, Piega le ginocchia, Lascia che i fianchi li seguano, Pesta i piedi più forte che puoi, È la morte, è la morte, È la vita, è la vita, Questo è l’uomo dai lunghi capelli, È colui che ha fatto splendere il sole su di me, Ancora uno scalino, ancora uno scalino, Un altro fino in alto, Il sole splende, Alzati.”

La Haka è una tradizionale danza nata con guerrieri Maori. Ogni tribù nel tempo ha dato una sua interpretazione di essa e per questo oggi ne esistono diverse varianti, come la Ka Mate e la Kapa o Pango.

Si è soliti pensare erroneamente che la Haka sia un ballo di guerra per via dei toni minacciosi con cui viene messa in atto, in realtà è una danza che esprime il sentimento di chi la esegue, può essere adattata ad ogni situazione, è una manifestazione di gioia e gratitudine ma anche dolore e rabbia.

La sua principale funzionalità è quella di impressionare ed incantare lo spettatore: i ballerini osservano il pubblico con gli occhi spalancati, si sbattono violentemente le mani sul corpo creando una musica forte e d’impatto e tengono la lingua fuori divenendo quasi maschere teatrali.

La Haka è considerata di vitale importanza nella vita dei neozelandesi, viene eseguita in ogni contesto, partite di rugby, basket, al college, nell’esercito. Contribuisce a definire l’identità già forte del paese. 

Gli All Blacks l’hanno resa il loro tratto distintivo: prima della danza il giocatore di discendenza maori più anziano (e non il capitano della squadra come si è soliti credere) incita gli altri con parole dure e forti, come a mostrare quale atteggiamento dovranno mantenere nel corso della gara.

La squadra di Rugby nel 2005 decise di creare una nuova Haka ad hoc, per le occasioni speciali e le partite più importanti. La nuova danza, denominata poi Kapa o Pango, è stata ideata da Derek Lardelli che a tal proposito disse:

“E’ stata designata per riflettere l’aspetto multiculturale della Nuova Zelanda contemporanea, in particolare l’influenza delle culture polinesiane”

L’artista neozelandese ha impiegato più di un anno per delineare il nuovo rituale, le regole da rispettare sono tantissime e le critiche non sono tardate ad arrivare: alla fine della Kapa i giocatori fanno il gesto di tagliarsi la gola, molti l’hanno denigrata in quanto incita alla violenza, ma Lardelli sostiene che sia simbolo di “energia vitale nei cuori e nei polmoni”.

Come reagiscono le altre squadre davanti alla Haka?

Le reazioni degli altri giocatori sono sempre diverse: alcuni programmano giorni prima l’atteggiamento da mantenere durante la danza mentre altri, indecisi sul da farsi, restano in piedi e si godono lo “spettacolo”.

Ecco di seguito le risposte che hanno segnato la storia:

Francia-Nuova Zelanda 2007: la reazione alla Haka forse più memorabile della storia. I francesi erano lì per vincere e avevano tutti i mezzi per farlo, non volevano dunque lasciarsi intimorire e decisero di mostrare sin da subito la loro grinta: mentre gli All Blacks eseguivano la danza, si unirono in una fila a pochi centimetri dagli avversari e rimasero lì, immobili, a fissarli durante tutto il rito. Tensione alle stelle. 

Irlanda-Nuova Zelanda 1989: tra le due squadre non vi è di solito grande rivalità ma quell’anno gli irlandesi, supportati dal loro pubblico, urlarono e sbraitarono contro gli avversari per tutta la durata della Haka, tanto da coprire il canto solitamente assordante degli All Blacks. 

Samoa, Tonga e Figi: anche le altre tre nazionali dell’Oceania hanno una loro danza prepartita detta Cibi. Quando una di esse incontra la Nuova Zelanda i rituali vengono eseguiti spesso contemporaneamente. 

In conclusione, non importa se si è o meno appassionati al rugby, ogni partita degli All Blacks sarà sempre contornata da un pizzico di magia che incontra la realtà dando vita ad uno spettacolo imperdibile. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trending