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Codici Identificativi: i numeri che fanno paura

Le forze di polizia devono riconoscere la necessità dei codici identificativi, prima che restino impunite altre violazioni gravi.

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di Daniela Ionita

I codici identificativi sono dei codici numerici o alfanumerici da applicare sulle divise, sui caschi e su diversi dispositivi indossati dagli agenti (in divisa o non). Sono codici da applicare in tutti gli ordini e gradi delle forze di polizia.

In Europa sono 21 gli Stati che già presentano codici di riconoscimento. L’Italia è ancora uno dei Paesi che non li prevedono. Come mai? Nel dicembre 2012 il parlamento Europeo esortava tutti gli stati membri a provvedere e garantire un’identificazione degli agenti di polizia nel perfetto controllo della privacy e della tutela.

L’Italia è rimasta indietro su questo punto, nessuna legge è presente, eppure il bisogno c’è e nasce soprattutto in seguito ai fatti del G8 di Genova: ” La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale.” – secondo Amnesty International . Tanti degli agenti responsabili dei gravi fatti di violazione dei diritti umani compiuti soprattutto nella Scuola Diaz non sono ancora stati identificati, erano a volto coperto, senza alcun modo di essere rintracciati successivamente.

Manifestazione di anti globalizzatori contro il vertice G8 a Genova.

Sicuramente uno dei motivi per cui non abbiamo ancora dei colpevoli non deriva solo dalla mancanza di modalità di riconoscimento ma anche dalla mancanza di accountability, di responsabilizzazione delle forze di polizia. In Italia non esiste alcun organo specifico indipendente che sorvegli in modo permanente le attività della polizia. In Europa c’è l’OSCE. Le forze di polizia hanno diversi principali standard da seguire a livello internazionale con l’Onu e con l’Europa. Il problema che si pone è che mentre le dichiarazioni e le raccomandazioni non sono vincolanti, le convenzioni ratificate pongono un obbligo diretto di procedere attraverso una legge interna.

L’Italia aveva previsto diversi disegni di legge, l’ultimo nel febbraio 2017 come estensione del decreto Minniti.

Non si capisce ancora perchè l’Italia nonostante i casi di uso eccessivo della forza e di violazione dei diritti umani non abbia ancora reagito insieme alle forze di polizia. Introdurre i codici non è mettere a rischio gli agenti: i codici sarebbero riconoscibili solo e soltanto dagli organi interni con una catena di comando trasparente, si userebbero nei servizi di ordine: durante le manifestazioni, le partite di calcio. Non è chiedere di mostrare il nome oppure il volto scoperto.

Trasparenza, responsabilità, completa fiducia. Sappiamo bene l’importanza del ruolo della polizia ma nel momento in cui sono presenti delle violazioni gravi, queste devono essere punite, non ci deve essere indulto nei confronti di chi commette violazioni o porta alla morte tramite l’esercizio sbagliato del proprio lavoro. Nel 2020 c’è bisogno di creare un organo di polizia in grado di non avere paura di alcuni numeri identificativi. C’è bisogno di un organo che si dichiari estraneo moralmente e umanamente a certi fatti immorali e illegali compiuti da alcuni, un organo senza omertà, senza indulto. Non ci sono mele marce, ci sono attori responsabili di fatti violenti, di torture e uccisioni, di detenzioni arbitrarie e di uso illegittimo dell’arma da fuoco e questi vanno puniti.

Vanno puniti perché non deve esistere una tutela nei confronti di chi abusa del proprio potere, altrimenti i fatti illegittimi aumentano. Non ci deve essere paura di affrontare la verità.

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