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Come traslocare in modo aristotelico

Chi vi ha fatto credere che la filosofia fosse astratta? Non è così. Aristotele era fin troppo concreto, tanto che potrebbe aiutarvi con il trasloco…

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Buonasera filosofi, l’altra volta ci eravamo lasciati con un interrogativo: se la democrazia potesse essere la forma di governo ottimale o meno. Questa settimana, invece, la nostra riflessione sarà dedicata ad un filosofo che certo non perse tempo in giochetti dialettici sui massimi sistemi, e forse è proprio per questo che per me è un non-filosofo: da convinta sofista, non posso accettare che la mia materia venga ridotta ad una ricerca del vero in questi termini. Aristotele, infatti, per me era più uno scienziato (e certo, gli scienziati sono filosofi convinti di trovare norme certe, ma questo è un altro discorso); aveva la mania di catalogare tutto ciò che vedeva, tanto da dividere la natura e tutto il creato in dieci categorie: la sostanza, la qualità, la relazione, il dove, il quando, il giacere, l’avere, l’agire e il subire. Tutto ciò che possiamo anche solo pensare rientra in queste categorie.

Ora, non c’è bisogno che io sottolinei quanto l’approccio matematico-scientifico sia presente nella strategia aristotelica, e quanto questo si discosti dalla visione della filosofia che i suoi colleghi avevano prima di lui. Aristotele si occupava del mondo sensibile, ricercava concetti astratti a partire da ciò che lo circondava.

Per quanto mi dispiaccia ammetterlo, però, Aristotele aveva proprio ragione. E documentò tutto nei suoi scritti, per fortuna, perché le sue riflessioni rispecchiano il modo che abbiamo di pensare, da allora fino ad oggi.

Come abbiamo detto, quindi, questo filosofo non lasciava niente al caso. Per quanto una determinata serie di eventi possa scaturire da una casualità, il modo in cui arriva a noi e viene metabolizzato segue perfettamente la logica aristotelica. Facciamo un esempio:

  • supponiamo di aver appena concluso un trasloco. Gli scatoloni sono ammassati per terra (e già lì vorrei farvi notare come, ammesso che ve li immaginiate impilati, nessuno si sarà mai immaginato di impilarli dal più piccolo al più grande, o in ordine di grandezza sparso) e contengono ognuno degli oggetti relativi alle varie stanze o ai posti in cui sono destinati ad essere riposti una volta in ordine. Nessuno degli scatoloni conterrà mai solo una o due forchette del set da 12, alcuni vestiti e i croccantini del gatto, ma presumibilmente la maggior parte delle scatole conterrà oggetti aventi elementi in comune, collocabili in una stessa stanza o destinati ad una stessa funzione. Quest’ordine, oltre che dettato dalla comodità (e vi sfido a ritrovare tutte le 12 forchette in 16 diversi scatoloni tra indumenti, lenzuola, mobili da rimontare e altre cianfrusaglie che tutti riteniamo indispensabili, ma che una volta ammucchiate lì passano di memoria a chiunque), è dettato da associazioni mentali che riprendono le sopracitate categorie aristoteliche: le forchette sono accomunate a coltelli e cucchiai perché dello stesso materiale (qualità), dalla categoria spaziale (tutte nel cassetto delle posate), dal fine che esse hanno, cioè permetterci di mangiare con decoro (agire). Ogni categoria è applicabile a qualsiasi oggetto inserito in un qualsiasi contesto spazio-temporale. E tutto questo cosa c’entra con il trasloco? C’entra che senza categorie aristoteliche per disfare e ordinare tutta la roba negli scatoloni ci metteremmo lo stesso tempo necessario ad estinguere il mutuo della casa nuova. Ma passiamo ad un altro esempio.
  • Supponiamo ora di vivere da anni nella nostra nuova e confortevole casa, dopo aver avuto figli e averli visti passare i primi anni di vita. Ora questi figli hanno raggiunto una certa autonomia nel fare le cose: sono in grado di leggere, scrivere, scegliere cosa piace loro e tutto ciò che già dai 10 anni, più o meno, si sa fare. I genitori lavorano, i figli stanno a casa e giocano. E qui parlo un po’ per esperienza personale, mi è capitato molte volte che mia madre arrivasse a casa e mi urlasse “metti a posto ‘sta camera!”. Cara mamma, non è fisicamente possibile “ordinare” qualcosa, come dici tu, lo sai che l’entropia dell’universo è e sarà sempre e inevitabilmente maggiore di zero. Quindi che io “riordini” la mia stanza o la lasci così com’è non cambia assolutamente nulla, anzi, riordinare è solo un modo per aumentare il disordine complessivo dell’universo. Mannaggia, hai visto cosa mi fai fare? Probabilmente ha solo sbagliato a formulare la frase, non sapeva di avere una figlia così sofista. Avrebbe dovuto chiedermi di ordinare la camera secondo le categorie aristoteliche, in modo da associare e i singoli oggetti a quelli simili a loro.

Alla fine, quello che mia madre non sapeva è che l’essenza delle cose è rappresentata dalla categoria della sostanza, che rappresenta l’essere del soggetto in sé. E comunque la sostanza della mia camera era quella di una camera disordinata, quindi niente su cui potesse mettere mano lei.

Niente di più semplice e immediato, quindi: alla fine, mi è sempre sembrato che la filosofia di Aristotele fosse un po’ come la scoperta dell’acqua calda, niente di eccezionale.

Aspetto i commenti (ammesso che ce ne siano) degli amanti di Aristotele.

Buona settimana,

Gaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata nel 2001, ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo e ora studio Lettere moderne a Bologna. Ho iniziato a lavorare per La Politica del Popolo come correttrice di bozze e ora gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

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