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Società

I giovani e la democrazia: dove e come si coltiva la cultura democratica?

Come stanno preservando e trasmettendo la cultura democratica i ragazzi di oggi, ossia la seconda e la terza generazione di persone che sono nate sotto la democrazia? Dove sono i luoghi in cui si apprendono e si sviluppano i valori che reggono le democrazie moderne?

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“Ci si accorge del valore delle cose più preziose solo nel momento in cui queste vengono perse” recita un famoso detto. Di certo una delle cose che noi italiani non abbiamo più perso – per nostra fortuna – dal 1946 ad oggi è la nostra democrazia. Ma è proprio nei periodi storici in cui il sistema si assuefa alle sue regole e alle sue garanzie che è più alto il rischio di perdere cognizione di ciò che di prezioso si possiede. E quindi una serie di domande sorge spontanea: i giovani d’oggi hanno cognizione dei valori che reggono le nostre democrazie moderne? Sono al riparo – dal punto di vista morale – da eventuali future derive autoritarie del sistema? E soprattutto, stanno coltivando nel loro piccolo, con coetanei, amici o familiari, la cultura democratica che – con non poca fatica – è stata portata avanti fino ad oggi?

I luoghi in cui coltivare i valori democratici

Prima di interrogarsi sugli attori bisognerebbe riflettere sui luoghi che i ragazzi di oggi hanno a disposizione per mettere in pratica quelle regole su cui si basano i diritti e i doveri di uno stato democratico. E quindi domandarsi quanto in questi luoghi sono presenti i valori fondanti della nostra democrazia. Perché da questo poi deriva tutto: come la persona concepirà se stesso e il suo rapporto con la collettività, le sue possibilità e i suoi divieti; quanto si sentirà libero di esprimersi e sviluppare la propria individualità, in che modo concepirà l’altro e i diritti e i doveri ad esso legati.

ASSOCIAZIONI E GRUPPI POLITICI – La prima cosa che viene in mente quando si parla di luoghi in cui sviluppare la cultura democratica – forse la seconda dopo la scuola – sono le diverse associazioni di cittadinanza attiva e i gruppi giovanili politici. Di sicuro lo erano in passato: basta pensare che per molte persone andare alla riunione di circolo costituiva il solo modo per essere informato sull’attualità e su ciò che succedeva nel modo. Quei luoghi fisici erano anche terreno di dibattito e scontro sulle più svariate tematiche. Lì probabilmente si iniziava a capire l’importanza di non interrompere per non essere interrotti, di ascoltare e farsi ascoltare, di dibattere e di non azzuffarsi.

LA SITUAZIONE OGGI – E oggi chi riveste la funzione che aveva il circolo per gli anni che furono? Probabilmente ancora il circolo, l’assemblea, il comitato. Perché i social sono un mondo rumoroso in cui il dialogo è possibile, ma sono presenti così tante voci senza volto che può risultare difficile ambientarsi. E c’è anche tanto sporco in rete, il peggio probabilmente che voci prima silenziose sono riuscite a produrre in un piccolo, grande megafono anonimo. Quindi ancora l’incontro di persona, quello nei gruppi, può essere uno dei luoghi in cui si impara a conoscere la cultura democratica. D’altronde è proprio grazie all’articolo 18 della Costituzione che possono esistere liberamente le più variegate associazioni – con i limiti ovviamente stabiliti dalla stessa carta costituzionale.

Uguaglianza sostanziale – Sapere di avere lo stesso diritto di parola degli altri e non temere di esprimere liberamente la propria opinione sono due dei capisaldi delle democrazie moderne

Il lato oscuro della forza

Come ogni costruzione umana, anche il mondo delle associazioni e dei movimenti politici giovanili cela un lato oscuro. “Oscuro” è il termine adatto per descrivere questa caratteristica per due ragioni: è nell’ombra poiché celato agli occhi di un osservatore esterno, ed è scuro poiché non illuminato dai valori che invece contraddistinguono la democrazia.

POTERE E GERARCHIE – Una delle origini del “lato oscuro” nella vita di comunità delle associazioni e dei gruppi è il rapporto con i ruoli e il potere che si viene a creare in queste realtà. Le associazioni di scopo, per funzionare efficacemente, hanno bisogno di darsi delle regole e una divisione dei compiti, che porta inevitabilmente alla formazione di gerarchie interne. Ed è qui che c’è una prima prova per i ragazzi: come interfacciarsi con queste gerarchie in un clima di condivisione delle scelte e delle battaglie da portare avanti.

CONDIVISIONE VS DIRIGISMO – Quanto i ragazzi oggi sono consapevoli dell’importanza di sentirsi liberi di esprimere legittimamente le proprie idee in un contesto di gruppo? Quanto invece sono disposti ad assecondare passivamente la volontà di pochi imposta sui molti? Possono sembrare domande poco importanti, ma è qui che il gioco democratico viene messo alla prova: è qui che i ragazzi si interfacciano per la prima volta con la complessità di rapporti di gruppo e di potere, ed è qui che deve nascere la consapevolezza dell’importanza di darsi delle regole per la tutela di tutti. Regole che sono molto importanti per evitare che solo i più forti o i più furbi si prendano tutto lo spazio o gestiscano a loro piacimento le sorti di un gruppo di persone.

SENSO DI COMUNITA’ VS INDIVIDUALISMOPuò risultare comprensibile che di fronte a delle difficoltà o potenziali contrasti con il gruppo le persone decidano di lasciar perdere, di non far valere le proprie posizioni, per tutelare sé stesse e il proprio rapporto con gli altri membri del gruppo. Ma la domanda è : qual è il costo di questa scelta? Il costo può essere grande, perché se ogni membro del gruppo agisse così creerebbe i presupposti per il trionfo della volontà di poche o persino singole persone che, anche attraverso più o meno dirette intimidazioni, potrebbero sopprimere la libera espressione dei singoli membri del gruppo. La comunità rischierebbe di sfaldarsi o di ridursi al nucleo di potere centrale. Questo semplicemente poiché ciascuno ha preferito mettere davanti la propria tutela rispetto a quella dei valori democratici del gruppo, di fronte alla prepotenza di alcuni soggetti.

L’unione fa la forza – Opporsi insieme alle ingiustizie dei prepotenti è uno dei passi fondamentali per preservare i valori democratici all’interno di un gruppo

La democrazia parte dal piccolo

La scelta di far valere oppure di rinunciare ai valori democratici riguarda tutti i contesti relazionali: dalla vita di coppia, alla famiglia, al rapporto con gli amici, con i compagni di squadra, con gli avversari, con i gruppi e con le associazioni. Ognuno di questi “luoghi” cela molti momenti in cui la nostra fiducia nella cultura democratica viene messa alla prova. Si è continuamente chiamati ad agire a seconda delle cose giuste o ingiuste che si ritiene avvengano davanti ai nostri occhi, e la nostra risposta può avere un forte potere di influenza sugli altri.

ESSERE TESTIMONI E NARRATORI DEI VALORI – Per essere persone che vivono dentro questi valori non basta predicare, bisogna essere soggetti agenti della cultura democratica, rigorosi nello spirito e coraggiosi nel denunciare le ingiustizie; per questo è di fondamentale importanza indurre le altre persone ad essere anch’esse soggetti testimoni di queste condotte e di questi comportamenti. Solo così le radici della democrazia avranno sempre linfa a cui attingere per sviluppare l’albero della giustizia.

Dal piccolo al grande

E’ incredibile pensare come dall’analisi di una comunità ristretta di persone e delle sue dinamiche interne sia possibile intravedere i pericoli che i grandi avvenimenti politici della Storia ci hanno messo davanti agli occhi: di come il passo possa essere breve dal riconoscimento di un insieme di valori democratici alla sua rinuncia, anche per tacita accettazione del gruppo stesso. E quindi emerge con forza la necessità di avere una sensibilità particolare nel creare quei luoghi di sviluppo della coscienza democratica che ancora troppo spesso, dalla scuola alla famiglia, dagli amici ai gruppi, diamo per scontata e che a volte non ci rendiamo neanche conto di stare sacrificando già nel piccolo delle nostre relazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Appassionato di relazioni di genere, psicologia sociale e politica internazionale, scrivo sul blog nazionale della community dei Millennials su queste tematiche. Sono nato a Trieste il 27 luglio 1997 e sono stato Senatore Accademico all'Università degli Studi di Trieste dall'aprile 2019 all'ottobre 2020. Ho conseguito il 15 ottobre 2020 nella stessa università la laurea triennale in Scienze Politiche e dell'Amministrazione, con una tesi in sociologia politica. Attualmente frequento il corso magistrale in Comunicazione Giornalistica, Pubblica e d'Impresa all'Università di Bologna. Sono iscritto al partito Italia Viva dal settembre 2019 e sono attivista presso l'associazione di promozione sociale RIME di Trieste. Dal gennaio 2020 sono anche responsabile dell'Ufficio Stampa dell'associazione ProgettiAmo Trieste e dal novembre 2019 coordino a livello locale un gruppo di discussione politica tra giovani.

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