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Salvini a processo, decisiva IV. Renzi “Non agì per interesse pubblico”

Salvini a processo, positivo l’esito della riunione del senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere. Fari puntati su Toninelli.

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Tanto tuonò che alla fine piovve. Il leader della Lega Matteo Salvini sarà chiamato a rispondere della vicenda sul caso Open Arms. Nella giornata di ieri la riunione del Senato ha dato un parere favorevole e definitivo, decisivo l’intervento di Matteo Renzi che ha votato come gli alleati di governo in merito all’autorizzazione a procedere. Erano stati gli stessi renziani, affiancati dagli ex pentastellati Giarrusso e Ricciardi, ad astenersi lo scorso 25 maggio nel corso della riunione della giunta per le Immunità del senato, procrastinando di fatto la questione.  

Riavvolgiamo il nastro. Il caso Open Arms è uno dei passaggi, politicamente, più controversi dell’ultimo ventennio repubblicano. Non per il fatto in se, a cui il paese è solitamente esposto, ma per via del contornato normativo. Nel suo intervento di ieri al Senato un passaggio determinante lo hanno offerto le parole del leader di IV.

“Salvini non agì per interesse pubblico – ha spiegato l’ex premier – Noi dobbiamo rispondere alla domanda non se Salvini abbia commesso reati o no, o se fosse accompagnato da altri membri del governo. A questo risponde la magistratura. Ma se ci fu interesse pubblico. E per me l’interesse pubblico non c’è nel tenere un barcone lontano dalle coste”

matteo Renzi
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi nell’aula del Senato nel giorno del voto sull’autorizzazione a procedere per la vicenda Open Arms, Roma 30 luglio 2020. ANSA/FABIO FRUSTACI

I capi di accusa che pendono su Matteo Salvini sono quelli di “sequestro plurimo di persona aggravato” e “abuso di atti di ufficio”, gli stessi che avevano interessato il leader del carroccio nel corso del caso Gregoretti. I fatti come noto riguardano lo sbarco negato ai 161 migranti, tra questi molti minori, costretti a bordo della Open Arms per 19 giorni.

Il tribunale dei ministri ha documentato così la condotta di Salvini, reo di aver agito in autonomia ed in contrasto con il presidente del consiglio Giuseppe Conte:“sin da quando, apprendendo dell’intervento di soccorso posto in essere in zona Sar libica dalla Open Arms, coerentemente con la politica inaugurata all’inizio del 2019, adottava nei confronti di Open Arms, d’intesa con i ministri della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti, il decreto interdittivo dell’ingresso o del transito in acque territoriali italiane, qualificando l’evento come episodio di immigrazione clandestina, a dispetto del riferimento alla situazione di difficoltà del natante su cui i soggetti recuperati stavano viaggiando” scrivono i giudici.

Tra gli atti processuali è presente anche la richiesta di autorizzazione di un carteggio tra Conte e Salvini, in cui è evidenziato che il Presidente del Consiglio: “il 16 agosto rispondeva a una missiva del ministro Salvini, ribadendo con forza la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori presenti a bordo della Open Arms, anche alla luce della presenza della nave al limite delle acque territoriali e potendo, dunque, configurare l’eventuale rifiuto un’ipotesi di illegittimo respingimento aggiungeva di aver già ricevuto conferma dalla Commissione europea della disponibilità di una pluralità di stati a condividere gli oneri dell’ospitalità dei migranti della Open Arms, indipendentemente dalla loro età. Invitava, dunque, il ministro dell’Interno ad attivare le procedure, già attuate in altri casi consimili, finalizzate a rendere operativa la redistribuzione”.

L’aggravante secondo i giudici è l’aspetto sentimentale, oltre che tutta le problematiche legate alla salute. “Queste persone, costrette a restare a poca distanza dalla costa, che riuscivano comunque a vedere, ma che non riuscivano a raggiungere, provassero sentimenti di frustrazione evidente e anche di disperazione. Si aggiunga, poi, che la circostanza per la quale alcuni migranti che si erano gettati in mare erano poi stati condotti in terra, aveva causato ulteriori tensioni fra quelli rimasti a bordo, che evidentemente non vedevano l’ora di toccare terra”.

Salvini nella sua memoria difensiva ha sostenuto che la nave sarebbe dovuta attraccare a Malta, in Spagna o in Tunisia. Secondo il leader della Lega: “I primi paesi contattati e informati da Open Arms dopo le operazioni di salvataggio erano stati la Spagna (paese di bandiera della nave) e Malta (zona più vicina al punto dei salvataggi). L’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms in quanto avvenuti del tutto al di fuori di aree di sua pertinenza”.

Le memorie presentate da Salvini contenenti elementi normativi insindacabili, omettono però che la richiesta di attracco era arrivata alla capitaneria di porto italiana il 2 agosto per essere rigettata solo il 14 agosto al momento della richiesta di attracco.

La risposta di Salvini apre però ad una riflessione che una narrazione oggettiva non può omettere, gli arcinoti decreti sicurezza e le successive applicazioni portavano la doppia firma: assieme a quella del leader leghista era presente la firma di Danilo Toninelli, all’epoca dei fatti Ministro dei Trasporti e titolare dell’autorizzazione sull’apertura dei porti e sugli approdi. In un’intervista dello scorso 18 maggio era stato lo stesso Toninelli a rivendicare il suo ruolo sul tema, contenuto condiviso questa mattina sul profilo Instagram del leader leghista, e allora l’ex ministro dei trasporti fieramente sottolineava il calo degli sbarchi e la grande sintonia tra lui e il collega che guidava le autorità prefettizie.

Mala tempora currunt anche per chi, come Toninelli, pochi giorni fa a seguito della vicenda Autostrade festeggiava il successo di un governo che lo ha escluso dalla squadra dei ministri e al cui interno c’è chi ha cominciato a lavorare per l’epurazione di tutti i reduci dell’esperienza gialloverde.

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