Connect with us

Cittadini

Fuori dal comune: dietro le quinte della politica locale

Costruire una politica migliore si può ed Elisa Serafini ci mostra come con il suo libro di esperienze vissute in prima persona, che racconta dodici episodi di politica locale con esempi concreti di malgoverno e familismo.

Published

on

Quando finalmente arriva l’estate, spesso riusciamo a prendere in mano qualcuno dei libri che avevamo accantonato durante l’anno e che ci eravamo ripromessi di leggere successivamente. Avevo già preparato una mia lista con un ordine di preferenze, poi però Elisa Serafini ha estratto dal cilindro il suo ennesimo bel progetto, cioè scrivere un libro in crowdfunding, con un gruppo di tanti sostenitori di cui faccio orgogliosamente parte. Il libro in questione si intitola “Fuori dal Comune”, titolo che per me si presta a una duplice interpretazione: le sue dimissioni da assessore del comune di Genova, o le sue idee fuori dal coro. È un libro sentito, appassionato, di esperienze vissute in prima persona, che racconta dodici episodi di politica locale con esempi concreti di malgoverno e familismo. E allora il suo testo è venuto prima degli altri, nonostante i tempi di consegna di Poste Italiane non proprio rapidi… 

Come ricorderete, uno dei nostri due direttori, Paolo Di Falco, aveva già scritto qui un articolo precedente l’uscita del libro. Quella che leggerete sotto è invece una mia recensione post lettura.  

 Io ammiro Elisa Serafini. L’ammiro perché ci mette la faccia. Perché sa ciò di cui parla. Perché è competente e padroneggia le materie di cui si occupa. Perché sa di essere scomoda e non ha paura di imbarcarsi in situazioni più grandi di lei. Perché, come ha scritto nella sua lettera di dimissioni, le ingiustizie che ha dovuto fronteggiare l’hanno turbata soprattutto sul piano personale, prima che su quello politico. Mettersi nei suoi panni può risultare complicato. Ma vi invito a provarci: lei si è candidata ed è stata votata da un gran numero persone per mettere in campo le sue idee su come tagliare gli sprechi e migliorare le politiche di spesa del comune di Genova. Si è invece ritrovata, molto spesso, a subire pressioni di svariato genere.

Ad esempio, le è stato chiesto di assegnare consulenze o ruoli in quanto amministratrice pubblica; oppure, per mesi ha continuato a ricevere email dall’assessorato economico e richieste dal sindaco di finanziare spese da lei ritenute inutili e illegittime, con consuntivi a dir poco gonfiati e stravaganti. Con il passare del tempo, aumentavano le telefonate, le pressioni sui suoi collaboratori e sui suoi amici, le ritorsioni politiche. Perché a poche persone di quel mondo interessano veramente le mostre o i progetti culturali: quello che importa è il sostegno, in particolare di natura economica, a gruppi organizzati, persone vicine ai partiti, al potere. 

  Un altro aspetto che mi ha colpito nel corso della lettura è la narrazione di alcuni episodi alquanto bizzarri e surreali. Mi riferisco, in primis, alla ‘norma anti-kebab’ del capitolo 5: così era stata chiamata la nuova normativa del commercio fortemente voluta da alcuni assessori della lega del comune di Genova e della regione Liguria. Una norma che prevedeva il divieto di apertura di ristoranti “di cucina non italiana”, oltre a prevedere ulteriori restrizioni sul commercio generale, e che venne proposta come un provvedimento a tutela della sicurezza pubblica. O ancora, mi riferisco alla permanenza prolungata del signor Angelo Musco presso il museo di Villa Croce: il signor Musco non presentava condizioni e requisiti di legge tali da poter accedere all’assegnazione di alloggi popolari; l’inquilino viveva da oltre quarant’anni in un immobile pubblico: da museo ad abitazione abusiva il passo è breve. Insomma, tutta una serie di aspetti della pubblica amministrazione dai quali il cittadino è solitamente tagliato fuori. 

Fuori Dal Comune, oltre ad inquadrare i problemi, offre anche nuove prospettive, parla in maniera chiara e non troppo complessa di principi di economia. Espone in maniera argomentata concetti come i criteri del libero mercato, il commercio internazionale, i conflitti tra presunti alleati che poi si rivelano squali che vogliono farti le scarpe. 

Tra le proposte più interessanti, Elisa propone di impedire l’elettorato passivo a chi ricopre incarichi in società o enti partecipati controllati da organi politici e a chi detiene incarichi professionali retribuiti in partiti, segreterie politiche o enti riconducibili ad attività politica. Propone di rendere pubbliche tutte le donazioni a soggetti no profit, dato che molti politici le utilizzano per altri scopi, come finanziare le loro spese elettorali. Insomma: è un libro adatto a chi sostiene che si critica, si critica ma non si propone mai nulla. Elisa è un politico concreto.

Un ultimo accoratissimo appello che l’autrice lancia consiste nell’unire le forze nella battaglia contro l’ignoranza. Nel capitolo 17 viene sottolineato come molto spesso alcuni politici agiscano in certi modi (mi riferisco al ‘caso kebab’ di cui sopra) perché non sono abbastanza competenti. L’ignoranza si compensa con lo studio, ci ricorda Elisa. È necessaria, in questo senso, una riforma culturale che coinvolga in primis le nuove generazioni, una riforma complessiva dei servizi sociali. Per esempio, come teorizzava l’economista Friedman, si potrebbe realizzare un sistema scolastico incentrato sui voucher, con l’obiettivo di spostare i finanziamenti dei soggetti erogatori dei servizi (le scuole) ai soggetti che ne usufruiscono (scuole e famiglie). La proposta per una scuola del futuro va nella direzione d’inserire, all’interno dei programmi ministeriali, lo studio della logica, del diritto e dell’economia. 

  In conclusione, ho avuto il grandissimo piacere di fare qualche domanda all’autrice Elisa Serafini.

  • Elisa, qual è la tematica che ti sta più a cuore tra quelle trattate nel libro, e per la quale hai intenzione di batterti ogni giorno di più?

Credo che non possa esserci reale democrazia senza una completa trasparenza e accessibilità ai dati della spesa pubblica, in particolare ai conti delle società partecipate, che sono oggi inaccessibili di fatto ai cittadini. Per questa ragione ho fondato insieme ad altri volontari da tutta Italia “Operazione Vetro”, un portale open access di informazione sui temi delle società partecipate, con una funzione di trasformazione dei dataset dei siti delle società: oggi sono in XML, un formato completamente inaccessibile. Abbiamo inoltre costruito una Dashboard che permette di visualizzare trend e anomalie di spesa. (Link qui).

  • Cosa potremmo fare per favorire la riforma dell’istruzione cui fai riferimento nel libro in generale, e in particolare nel contesto dell’emergenza da covid-19?

Oggi abbiamo di fronte una grande opportunità per rivoluzionare la scuola: dai metodi ai contenuti. La gestione della scuola italiana si è rivelata inadatta a rispondere alle sfide del presente e del futuro. Come Forum Economia Innovazione stiamo promuovendo alcune riforme a costo 0, volte a rendere la scuola e l’università più efficaci nel sostenere i giovani verso i loro percorsi di crescita professionale. (Link qui).

  • Avvicinandoci alle elezioni regionali, una battuta sugli errori del presidente uscente Toti, e le controproposte della coalizione IV +E?

Ho vissuto metà vita a Milano e metà a Genova e mi stanno a cuore entrambi i territori. Purtroppo i dati dimostrano che la Regione Liguria ha perso competitività economica, attrazione turistica e ha registrato spese eccessive sul tema sanitario. A certificarlo sono i dati di organismi indipendenti e della corte dei conti. Oltre le ideologie ci sono i numeri: e il polo lib – dem che si è formato in Liguria, come in Puglia, punta a dare risposte a chi cerca politici “accountable” e proposte di politiche pubbliche che guardano al medio – lungo periodo.

  Insomma, grazie, Elisa. Un barlume di speranza c’è. E questa speranza è di scrivere un bel futuro riunendo tutti i riformisti liberali. Avanti tutta, come dici sempre!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Studente di Giurisprudenza all’Università Bocconi, alunno della Scuola di Politiche di Enrico Letta, gestore della comunicazione di Più Europa Milano.19 anni. Appassionato di lettura, diritto, politica e sport, sono arbitro di calcio per l’AIA.

Trending