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L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

Scalfarotto:“Chi pensa che la legge sull’omofobia serva a far diventare simpatiche le persone lgbtq, fa un errore”

L’on. Scalfarotto:”La legge sull’omofobia serve ad evitare comportamenti criminali: violenza, discriminazione, odio. Non può andare aldilà di questo”.

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Di diritti civili il protagonista dell’intervista di oggi ne sa parecchio. Inserito dall’Economist fra le 50 persone che hanno contribuito nella loro funzione pubblica al progresso e al riconoscimento della diversità, l’onorevole Ivan Scalfarotto, deputato di Italia Viva, sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, ha raccontato la sua visione di questa legge contro l’omotransfobia (ddl di Alessandro Zan) che approda alla Camera proprio stamane. Una legge che “non deve educare le persone a pensare bene”, ma il cui fine giuridico è garantire “l’incolumità e la dignità e la libertà delle persone lgbtq”.

Il suo è un sostegno totale, che gli è costato anche una vignetta omofoba, quella pubblicata da Mario Impronta (noto come Marione) il 5 Luglio. Ma la sua è “una testa dura” che non si ferma di fronte a qualche becero attacco omofobo volgare, perché dell’attivismo e della lotta per i diritti civili ne ha fatto la sua ragione politica. Tant’è che lui stesso firmò una delle prime proposte di legge contro l’omotransfobia (quella del 2013), mai purtroppo passata. Questa volta cambierà l’esito finale? Abbiamo provato a chiederlo all’onorevole Ivan Scalfarotto.

  • Il ddl contro l’omotransfobia è alle ultime tappe. Si può definire soddisfatto di questa legge?

Io mi riterrò soddisfatto quando la legge sarà approvata.

  • Teme che ancora possa succedere che non venga approvata?

L’esperienza che abbiamo alle spalle di decenni di tentativi ci dice che le resistenze all’approvazione di una legge di questo tipo sono tantissime. Per cui è una legge che prima di vedere la luce dovrà passare per l’aula della Camera, del Senato. Viene votata quasi tutta a scrutinio segreto, quindi io sono sicuro che coloro che sono contrari all’approvazione della legge – e sono molto tenaci e, diciamo così, esprimono una forza di volontà molto netta in questa direzione – faranno di tutto per bloccarla. Però io mi auguro che questa sia la volta buona. 

  • Secondo lei perché in Italia ci sono così tante “resistenze” come le ha definite lei, all’approvazione di questo tipo di leggi? Penso anche all’antecedente della legge sulle unioni civili che passò senza la clausola per l’adozione dei figli da parte dell’altro partner dello stesso sesso (stepchild adoption).

Bisognerebbe chiederlo a chi si oppone più che a me! Io penso che queste siano leggi di civiltà e siano libere espressioni del Paese nel suo complesso, non sono fatte per qualcuno. Sono per tutti. Perché un Paese che ha leggi di questo tipo è un Paese che cresce meglio, coinvolge più il talento di tutte le persone, e costruisce su di esso. Temo che ci siano delle posizioni ideologiche molto forti e poi devo dire che – a mio avviso – rispetto ad altri periodi della nostra storia – penso all’epoca della legge sul divorzio, sull’aborto- forse anche chi è a favore di queste leggi lo è in modo un po’ più tiepido di quanto abbia visto in altre grandi stagioni di diritti.

Ci sono sempre delle resistenze, come ci furono allora. Ci vuole una leadership unita, come ci fu per la legge sulle unioni civili con Matteo Renzi. La volle fortemente e il governo dell’epoca, nonostante tutte le difficoltà, mise la sua leadership a disposizione di questo progetto. Secondo me questa legge perché possa arrivare in porto necessiterà che leader, come il Presidente Conte, Luigi Di Maio, dimostrino la stessa costanza e volontà politica che ebbe Renzi sulle Unioni Civili. 

  • Per quanto riguarda l’emendamento “salva idee”, molto inviso alle associazioni lgbtqi+, secondo lei è un compromesso necessario perché venga approvato il ddl? Non teme che possa diventare una giustificazione per gli attacchi omofobi verbali?

Noi dobbiamo innanzitutto chiarire due principi: innanzitutto senza i voti in aula le leggi non si fanno. Per cui per prima cosa se uno vuole fare una legge deve garantire che ci sia una maggioranza. Poiché la destra voterà compatta contro la legge, bisogna che per la sinistra la maggioranza sia compatta. Se per assicurare la compattezza della maggioranza va introdotto un emendamento che si limita a ribadire quello che già l’articolo 21 della Costituzione dice, cioè che in Italia le opinioni sono libere, io non vedo problemi. Mi sembra un compromesso accettabile dato che la libertà delle idee è già prevista dalla Costituzione.

Io non vedo nessuno scandalo. Però c’è un’altra cosa importante da dire: attenzione perché questa legge non è una legge morale. Non è una legge sull’etica. Non è una legge che deve educare le persone a pensare bene. L’Italia non è uno Stato etico. Questa è una norma penale e la norma penale va sempre utilizzata con cautela, con grande attenzione. Chi pensa che la legge sull’omofobia serva a far in modo che le persone lgbtq diventino simpatiche a tutti, fa un errore. La legge sull’omofobia serve ad evitare comportamenti criminali: la violenza, la discriminazione, l’odio. Non può andare aldilà di questo. Altrimenti si corre il rischio che se noi accettiamo in questo caso una norma etica, poi il rischio è che contribuiamo a creare uno Stato etico, cosa che per me che sono un liberale, non è possibile.

Noi dobbiamo innanzitutto capire qual è il bene giuridico di questa legge. È l’incolumità e la dignità e la libertà delle persone lgbtq. Questo non vuol dire che se uno dice una cosa sgradevole questo diventi reato. Così come nella legge Mancino, dire cose sgradevoli sulle persone straniere o di altre etnie non è reato. Il reato dev’essere una cosa seria, perché la norma penale è una cosa seria. Non facciamo confusione. 

  • Che ne pensa della battaglia di alcune femministe contro il concetto di “identità di genere” espresso nella legge? Come pensa che possa essere modificata o ampliata quest’espressione nel ddl Zan?

Io non sono il relatore della legge  e non sono in Commissione Giustizia quindi non mi permetto di dare suggerimenti, però quello che voglio dire è questo: il concetto di “identità di genere” è un concetto molto chiaro, esiste in letteratura. Riguarda le persone che transitano da un genere all’altro, quindi mtof, ftom. Questa transizione non è mai fatta capricciosamente. Uno non si alza la mattina e dice: “Io cambio gender. Divento da uomo a donna, e viceversa” perché questa transizione è un percorso molto doloroso, molto impegnativo, che espone le persone a grandi sofferenze, grandi discriminazioni.

Richiede un enorme coraggio. Non bisogna pensare che capricciosamente dalla mattina alla sera si cambi sesso. Questo passaggio viene sempre fatto con il sostegno di tante professionalità, psicologiche, chirurgiche, mediche, richiede spesso dei percorsi estremamente dolorosi. Per cui penso che il concetto sia estremamente limpido e la cosa sulla quale concordo è che uno possa pensare che speciosamente si attribuisca un genere anziché un altro. Nella mia esperienza, avendo conosciuto persone che hanno fatto questa transizione, posso garantire che si tratti di percorsi molto lunghi, molto dolorosi, sia fisicamente che psicologicamente.

Decidere di intraprendere una transizione non è una cosa che si fa per scherzo, per gioco. Penso che dovremmo anche del rispetto alle persone che per questa ragione vengono discriminate e spesso uccise. Perché le persone transessuali hanno più possibilità di essere uccise degli omosessuali.

  • Nella sua vita lei ha mai avuto problemi di omofobia?

Ce li hanno tutti. Io sono una persona piuttosto forte di carattere per cui resisto e ho resistito. Quando si è un adolescente gay non si ha una vita facile. Del resto è difficile stabilire quando si tratti di omofobia. Non potrai mai sapere se non sei stato promosso perché eri gay. Non potrai mai sapere se non sei stato assunto perché eri gay. Non potrai mai sapere se non sei stato scelto per un incarico perché eri gay. Ci sono delle volte in cui ci si rende conto di essere stati vittima di omofobia, e delle altre nelle quali di fatto non lo saprai mai. Però non posso dire di avere mai subito delle violenze fisiche. Sono stato sicuramente fortunato, inoltre ci sono persone che hanno una carrozzeria particolarmente solida, dura. Una testa particolarmente dura, come la mia.

  • La forma di omofobia più diffusa in realtà è proprio quella sottile, silenziosa, in cui non sai esattamente se sta succedendo, ma in realtà poi realizzi che è accaduto.

È quello che le dicevo infatti. Le faccio un esempio: in Parlamento che io sappia le persone apertamente lgbt sono solo 3 su 945 deputati e senatori (esclusi quelli a vita). È una statistica naturalmente impossibile. 3 su 945 non è possibile. Vuol dire che ci sono molti parlamentari che sono gay o lesbiche. Siamo solo 3 uomini. Non ci sono lesbiche. Statisticamente è impossibile. Però il fatto che le persone decidano di nascondersi vuol dire che ritengono che sia meglio così. Ritengono che fare coming out sia nocivo per loro. Dato che la diversità delle persone gay, lesbiche e bisessuali, è una diversità che tu decidi se condividere o meno, decidono di non condividerlo. Questo già ci dice che hanno fatto una valutazione sull’ambiente circostante.

  • Credo sia qualcosa che si decida fin da piccoli…

Certo. Però dato che è un passaggio dal quale non si può tornare indietro, ci sono anche persone che fanno una valutazione giorno per giorno e pensano “non è il momento”. Hanno paura per il lavoro, perché anche quello sul lavoro è un coming out pesante. Quindi il problema è che prima è “la famiglia, gli amici”, poi il lavoro, così ci sono persone che preferiscono rimanere acquattate, non correre rischi, anche perché fare coming out è una via di non ritorno. Io posso dire nella mia esperienza che tutte le persone che conosco sostengono di essere più felici, più libere, dopo quest’esperienza. Nascondersi è molto debilitante, perché richiede molta energia e dolore.

  • Lei a che età ha fatto il suo coming out e com’è stato?

Io l’ho fatto tardi, dopo la laurea, quando sono diventato economicamente autonomo.

  • Perché aveva paura che facendolo prima avrebbe avuto delle ritorsioni?

Ho un’età ormai. Sono cresciuto in una piccola città del Sud Italia, a Foggia, allora non era così semplice. Quando ho avuto il mio lavoro definitivo, con regolare busta paga, e sapevo che avrei potuto badare a me stesso, allora ho fatto il mio coming out familiare. Ma quello a lavoro l’ho fatto più tardi, quando sono stato trasferito a Londra. L’ho fatto nel 2002, avevo già parecchi anni, 37 forse.

  • La sua famiglia e il suo ambiente circostante come l’ha recepito?

Benissimo. Mi sono fasciato la testa senza che fosse necessario. Anzi, mi hanno pure rimproverato di averglielo tenuto nascosto per molti anni.

  • Secondo lei arriveremo in Italia ad avere una legge sui matrimoni omosessuali com’è avvenuto per molti altri Paesi (Danimarca, Islanda, Argentina…) o resteremo fermi alle unioni civili?

Io me lo auguro di cuore però credo che la legge sulle unioni civili – com’è accaduto in altri Paesi – preparerà il terreno. In molti Paesi, come la Gran Bretagna e la Francia, si è prima avuta una legge sulle unioni civili, che ha dimostrato alla società che non c’era nessun pericolo ad avere queste leggi. Sicuramente le unioni civili prepareranno il Paese – come già sta avvenendo – all’idea che una famiglia composta da due uomini o due donne, non rappresenta un pericolo per nessuno, e poi ci vorrà la politica che abbia il coraggio di farlo, e questo è un altro paio di maniche!

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Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

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