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Lezioni di cristianesimo per atei scettici

Ammettiamo che Dio non esista. Va bene? Il fatto che miliardi di persone ci abbiano creduto condiziona anche chi non l’ha mai fatto. Volete sapere come? Leggere per credere.

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Buonasera e ben trovati. Negli episodi precedenti abbiamo parlato della filosofia antica, che per noi occidentali costituisce le origini di tutto il pensiero filosofico (anche se gli orientali sono di tutt’altro parere, ma di questo parleremo più avanti). Non abbiamo citato diverse altre filosofie che condizionarono fortemente il pensiero del tempo, tanto da essere adottate come stili di vita: basti pensare allo stoicismo, già accennato parlando di Seneca, nel primissimo articolo di questa rubrica, all’epicureismo e a tante altre discipline. Il fondamento di queste filosofie era certamente la ricerca di un modello morale che potesse essere applicato alla vita di tutti i giorni, al fine di liberare il corpo e la mente da ogni turbamento.

Oggi, invece, parleremo di Gesù. Sì, quello su cui si basa il cristianesimo. Ma, onde evitare che scettici, agnostici, atei o qualsivoglia classe di persone che non intende credere all’esistenza di divinità creatrici possano passare oltre, pensando che sia un vano tentativo di convertire ad un credo religioso, vorrei specificare che in questo articolo nessuno cercherà di convincervi dell’esistenza o meno di un Dio, a maggior ragione del Dio cristiano. Vi ricordo che è sempre una rubrica di filosofia, quindi tratteremo il cristianesimo come tale.

Ora che abbiamo terminato le premesse possiamo cominciare. Ci terrei a sapere il punto di vista anche di chi dice di non adottare il cristianesimo come stile di vita: il primo obiettivo di questa rubrica è favorire il confronto e fornire spunti di dialogo.

Torniamo quindi all’argomento del giorno: Gesù. Come avevo già accennato nell’articolo dedicato a Socrate (se ve lo siete persi date un’occhiata qui), Gesù è considerato uno dei tre martiri della filosofia, così come Giordano Bruno. L’elemento che li accomuna, infatti, è la scelta di morire per gli ideali in cui credevano, senza abiurare o negare quanto affermato in precedenza. Fu una scelta senza dubbio coraggiosa, che solo in tre, appunto, ebbero il coraggio di compiere.

Oltre a questo fatto, su Gesù si potrebbero dire tante altre cose: e no, non sto parlando del fatto che secondo i cristiani sia il figlio di Dio. Il credo cristiano è basato su alcuni dogmi, tra cui anche quello secondo il quale Gesù è nato da Maria Vergine e concepito per opera dello Spirito Santo, che apparentemente allontanano il cristianesimo dalla forma filosofica che avevano tutte le altre dottrine, ma non si può dire che se ne discosti del tutto, perché alla base del suo pensiero vi è un tentativo di dare agli uomini un’impostazione morale.

Questo è il motivo principale per cui chiedo anche a chi non crede di aspettare e ragionare con me alcuni minuti, per cercare di analizzare tutto ciò in chiave non religiosa. Non lo credo difficile, è l’ottica nel quale io stessa lo sto indagando: senza pregiudizi, senza aspettative. Non stiamo cercando di spiegare il cristianesimo mediante Dio, stiamo riflettendo sul fine ultimo del cristianesimo in relazione all’uomo.

Del resto, condannare il cristianesimo perché secondo gli Atei Dio non esiste sarebbe come affermare che filosofi e scienziati della portata di Aristotele, Pitagora e Socrate alla fine non erano poi così geniali solo perché erano politeisti.

La figura di Cristo si presenta come un po’ misteriosa: le prove certe della sua esistenza esistono unicamente in ciò che la gente scriveva di lui, veniva descritto come un personaggio un po’ strambo che se ne andava in giro a parlare con la gente… un po’ come ci è stato presentato Socrate, in fondo. Per questo si hanno tanti dubbi sul suo conto, perché era un rivoluzionario, tanto che ci fu un vero e proprio scandalo che spinse l’imperatore e i cittadini a condannarlo a morte per il fatto di essersi autoproclamato “Re dei Giudei”. Come se a lui interessasse davvero il potere temporale. La verità è che avevano frainteso tutto.

Gesù predicava un nuovo assetto morale fondato sulla fratellanza e l’amore verso il prossimo. Il “siamo tutti figli di Dio” non era da intendersi in senso letterale, bensì in maniera figurata. Vorrei farvi un esempio più concreto e vicino a noi: il Black Lives Matter, al centro del dibattito pubblico odierno, soprattutto in America. George Floyd è stato assassinato ingiustamente per ragioni di pregiudizio, giusto? Se quello che ci insegna la dottrina cristiana non fosse stato, almeno in parte, insito nelle nostre menti, avrebbero dovuto indignarsi solo famigliari e amici stretti, perché è una cosa che riguarda da vicino solo loro, no? E invece no, centinaia, migliaia di persone sono scese in piazza a manifestare, protestare, pretendere giustizia per un uomo innocente. Non solo chi si è rispecchiato nella sua condizione, non solo chi ha pensato “avrei potuto essere io”, ma chiunque, senza distinzione di etnia e di estrazione sociale. Quel senso di indignazione globale che ha colpito tutte le persone non è scaturito da un riconoscimento diretto nella condizione di uomo nero americano dato da genitori di altra etnia, ma nel riconoscimento della categoria essere umano. Come se George, per quanto sconosciuto e lontano da noi, fosse comunque un nostro simile. Anche se non è in alcun modo legato a noi da fattori genetici.

Vi starete chiedendo: per quale motivo pensi che io abbia provato un senso di disgusto profondo nel veder portata via una vita senza motivo perché un tale di nome Gesù 2000 anni fa l’ha detto? Perché il cristianesimo ha scoperto, vuoi per tradizione, vuoi perché forse un po’ aveva ragione, i valori cristiani che sono alla base dei valori umani, che per noi in occidente vengono considerati universali e incontestabili.

In Italia anche la Costituzione riprende questi valori: quando venne scritta, nel ‘47, si accordarono i tre gruppi politici più rappresentativi del tempo, ovvero socialisti, liberali e democristiani. Di conseguenza, la Costituzione contiene i principi fondamentali dei tre partiti, tra cui l’uguaglianza, la parità di genere, il diritto al lavoro come riscatto e affermazione dell’io, la libertà di pensiero, espressione ed opinione. Alcuni di essi sono ripresi, seppur indirettamente, da ciò che un tempo affermava Gesù.

Gesù sosteneva che il prossimo andasse amato e rispettato come se stessi perché un Dio ci aveva creati tutti uguali e ci avrebbe ricongiunti in una vita dopo la morte, un po’ come Platone credeva che potessimo ricongiungerci alla perfezione dell’essere nell’Iperuranio, il mondo ultraterreno della perfezione, ma non è detto che sia davvero così, non sta a me convincervi di questo. Ogni filosofia è composta sempre da una parte in cui viene enunciato un principio universale e un modo per dimostrare perché quel principio è giusto. Non sempre i filosofi hanno dato motivazioni convincenti, è davvero difficile dimostrare che un’idea sia giusta in un mondo dove ogni persona ha una visione diversa dello stesso concetto. Se tutti gli uomini si soffermassero a capire se un principio può essere giusto per sé, invece che cercare la dimostrazione scientifica per dimostrare che essa è introvabile e non universale, probabilmente la morale sarebbe molto più importante e centrale nel dibattito che ci vede tutti protagonisti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata nel 2001, ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo e ora studio Lettere moderne a Bologna. Ho iniziato a lavorare per La Politica del Popolo come correttrice di bozze e ora gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

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