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“La partita di Natale”: quando il calcio sconfigge la guerra

Nella Tregua di Natale del 1914 si verificò l’Inghilterra-Germania più magico della storia. Diversi schieramenti che parlano un unico linguaggio: il calcio.

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Il giorno di Natale è, credenti o meno, simbolo di unità, calore, affetto e gioia.  I ricordi degli addobbi, dei regali, dei ritornelli delle più celebri canzoni natalizie riempiono immediatamente la nostra mente e scacciano ogni cattivo pensiero. 

Durante momenti duri e brutali come le due grandi guerre, il Natale passa spesso in secondo piano ma l’umanità che questa festa esprime è impossibile da celare.Il 25 dicembre 1914 ciò che accadde fu proprio questo, soldati di diversi schieramenti uniti da due linguaggi comuni e universali: il Natale e il football. 

Il contesto storico 

Nel 1914 l’Europa era silenziata da un terribile e sanguinoso periodo bellico passato alla storia come la Grande Guerra.  Gli schieramenti prevedevano Germania da un lato e Inghilterra e Francia dall’altro, unite nell’obiettivo di fermare i grandi Imperi centrali.

Nel novembre di quell’anno, dopo la battaglia di Ypres, la guerra cessò di essere guerra di movimento e mutò in una vera e propria guerra di posizione. Ciò che si verificò fu una lunga situazione di stallo, specie nel fronte occidentale, con il conseguente nascere di un conflitto tra trincee. 

La “tregua di Natale”

All’avvicinarsi delle festività natalizie però, furono molti gli appelli alle nazioni in guerra per sospendere, almeno momentaneamente, quel logorante conflitto armato.

Un gruppo di 101 suffragette britanniche sottoscrisse la “Open Christmas Letter” indirizzata alle donne di Germania e Austria, in cui si manifestava la loro volontà di sospendere la guerra, ci fu anche il celebre appello di Papa Benedetto XV, poi respinto dalle nazioni combattenti, in cui supplicava di sospendere il conflitto evidenziando come “i cannoni possono tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano”.

Anche se apparentemente non ci sarebbe dovuta essere alcuna tregua, anche se nessun capo militare aveva dato un simile ordine, quello che si verificò sul campo fu tutt’altro. I quotidiani mostrarono diverse testimonianze di protagonisti di quei giorno che furono coinvolti in diverse tregue spontanee soprattutto nella zona delle Fiandre, nel Nord Europa. 

Si conta che i soldati coinvolti in queste temporanee pause dal conflitto, tra britannici e tedeschi, furono addirittura 100.000. 

Vengono ancora oggi definite tregue spontanee perché nacquero nel modo più umano, semplice e genuino possibile. 

La notte della Vigilia del dicembre 1914, i soldati tedeschi iniziarono ad addobbare con candele e altre decorazioni natalizie la loro trincea, i nemici britannici testimoniarono come le luci apparivano una ad una e pian piano sentivano voci che all’unisono intonavano Stille Nacht, l’equivalente di Silent Night. 

Il soldato semplice Ernie Williams, in una lettera indirizzata alla madre racconta:

“Mentre osservavo il campo ancora sognante, i miei occhi hanno colto un bagliore nell’oscurità. A quell’ora della notte una luce nella trincea nemica è una cosa così rara che ho iniziato a passare la voce ai miei compagni. Non avevo ancora finito che lungo tutta la linea tedesca è sbocciata una luce dopo l’altra… e poi ho sentito una voce. Non si poteva confondere quell’accento, ed ecco arrivare lungo tutta la nostra linea un saluto mai sentito in questa guerra: “Soldato inglese, soldato inglese, buon Natale! Buon Natale!”».

Iniziò tutto così, qualche canzone e qualche augurio. Poi qualcuno decide di intraprendere una strada qualche ora prima considerata mortale, alcuni soldati si riempiono le tasche di quello che hanno, sigarette, cioccolata a volte whisky e attraversano la temuta terra di nessuno che separava le due trincee.

Il bavarese Josef Wenzl racconta in una lettera:

«Era commovente, tra le trincee uomini fino a quel momento nemici feroci stavano insieme intorno a un albero in fiamme a cantare le canzoni di Natale. Non dimenticherò mai questa scena. Si vede che i sentimenti umani sopravvivono persino in questi tempi di uccisioni e morte».

La partita di Natale 

La mattina del 25 dicembre accade quanto di più impronosticabile possibile. La temperatura era molto bassa e il terreno fangoso “di mezzo” era interamente gelato.

Non si sa chi, nemmeno di quale schieramento, ebbe una pazza e folle idea: prendere diversi stracci, unirli con una corda affinché sembrasse un pallone e semplicemente lanciarlo in quella terra desolata e ghiacciata.  Fischio d’inizio. Un centinaio di soldati scende in campo, le squadre si distinguono semplicemente dal colore della divisa, nessuna regola, nessun tempo, nessun arbitro. 

Nasce così il più spontaneo, il più vero e il più umano Inghilterra-Germania della storia. La partita durò ad oltranza, i soldati calciavano quell’ammasso di stracci sfogandosi e respirando quell’aria che sapeva di una libertà nuova e che molti, ancora giovanissimi, avevano dimenticato. 

Diverse fonti, tra cui il 133esimo reggimento tedesco e Robert Graves (poeta britannico), sostengono che il risultato della partita fu 3-2 per i tedeschi.  Le “dichiarazioni dal campo” quel giorno non vennero registrate ma è lecito credere come nessun francese fu triste per la sconfitta, di fronte a tale magia il risultato non aveva alcun valore. 

Opinione pubblica 

La stampa riportò solo dopo alcuni giorni gli strani avvenimenti di quel magico Natale. Il primo a scrivere qualcosa riguardo fu il New York Times, all’epoca gli Stati Uniti non erano ancora in guerra e il giornale descrisse ciò che avvenne durante la tregua non prima del 31 dicembre. 

Successivamente molti quotidiani riportarono le testimonianze dei protagonisti, tra cui anche la Nazione in Italia che scrisse, citando una fonte: 

“All’alba potemmo anzi combinare una partita di football. Mai più squisita cortesia regnò tra i giuocatori di due teams. Però intanto, all’intorno, vari compagni nostri erano caduti per lo scoppio di qualche shrapnel venuto da lontano e sospendemmo la partita per seppellire i morti, a cui da entrambe le parti furono resi gli estremi onori”. 

È oggi commovente apprendere come sotto le uniformi quei soldati non erano nient’altro che ragazzini mossi dagli stessi istinti di chiunque altro: l’amore per il calcio, la voglia di libertà e il calore del Natale. 

Dunque sì, a Natale siamo probabilmente tutti più buoni, ma con un pallone tra i piedi ancora di più.

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Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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