Connect with us

L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

Alessandro Zan:“Non possiamo perdere un altro treno!”

Intervista al protagonista principale della scena politica nostrana: il deputato Alessandro Zan, padrino della legge contro l’omolesbobitransfobia.

Published

on

Della legge contro l’omolesbobitransfobia ne parlano un po’ tutti, in toni diametralmente opposti: se da un lato c’è l’auspicio che finalmente venga sancita una maggior tutela per i crimini d’odio contro il popolo lgbtqi+, dall’altro c’è un guazzabuglio a tratti fantasioso e paradossale di critiche. Tra chi urla contro il ddl liberticida che distruggerebbe il Natale (Annagrazia Calabria, FI) e chi sostiene che aiuterebbe la lobby gay dal valore di mille miliardi di euro (Alessandro Pagano, Lega), in questi giorni durante la discussione alla Camera, se ne sono sentite di tutti i colori. 

In mezzo a questo bailamme di accuse e piazze multicolori, abbiamo deciso di parlare con l’uomo dietro la legge: il deputato Alessandro Zan. Disponibile e consapevole della responsabilità di questo suo gravoso incarico, ha auspicato “una mobilitazione a sostegno di questa legge da parte di esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, ma anche del movimento e delle associazioni”.  

  • Durante la sua diretta Facebook mercoledì sera ha affermato che il voto per la legge contro l’omolesbobitransfobia si terrà a settembre, ma Fratelli d’Italia e Lega hanno presentato delle pregiudiziali di Costituzionalità, quali sono? Potrebbero passare?

I rischi ci sono sempre in quanto ci sono i voti segreti, anche se devo dire che di solito le pregiudiziali vengono in qualche modo respinte dalla maggioranza perché sono delle mosse da parte dell’opposizione per cercare di bloccare la legge. Che cos’è la pregiudiziale? Indica che loro sostengono sostanzialmente che vi siano delle parti incostituzionali dentro alla legge, per cui fanno votare questa pregiudiziale dicendo: “noi mettiamo le mani avanti rispetto all’incostituzionalità e chiediamo al Parlamento di porre un pregiudizio sulla legge e impedire che vada avanti”. Di solito su questo non ci sono problemi. Però i voti segreti sono sempre un rischio perché appunto dietro il voto segreto ogni deputato vota come vuole, senza risponderne.

  • Potrebbe essere anche un vantaggio, però, no? Magari qualcuno dell’opposizione potrebbe decidere di votare a favore… 

Potrebbe anche essere un vantaggio sì! Per quei deputati dell’opposizione, magari anche gay, lesbiche, trans, che non sono dichiarati e sono nelle file della destra, con il voto segreto potrebbero dare il loro sostegno. 

  • Sempre nel corso della diretta ha parlato dell’espressione “Gay no froci”, che cosa significa? Potrebbe spiegarci meglio?

Significa che continuano ad essere utilizzati degli appellativi offensivi che sono il frutto di una subcultura rispetto a quella dell’inclusione e dei diritti. Quella di rivolgersi alle persone con un appellativo dispregiativo e non invece che valorizzi le differenze, la dignità della persona è una pratica di questa subcultura. “Gay no froci” poi era il titolo dell’articolo postato dal “Il Fatto Quotidiano” ieri: la destra non usa l’appellativo gay, ma usa frocio. Proprio per rappresentare come la destra in Italia sia una destra illiberale, per certi versi becera, per quello che abbiamo sentito in discussione generale lunedì.

  • Durante il dibattito politico gli scontri spesso sono duri e spietati, dentro, ma anche fuori dalle aule. Nella sua esperienza personale le è capitato? Come gestisce queste offese?

Io devo dire che non sono mai stato offeso fortunatamente, non ho mai ricevuto offese da colleghi o da gente esterna. Ma le persone lgbtq oggi sono più colpite – insieme alle donne – per atteggiamenti di discriminazione, di offesa e violenza. Ecco perché serve una tutela rafforzata che in qualche modo stabilisca i principi di uguaglianza per tutti i cittadini.

  • In tanti hanno colto nel tweet del 31 Luglio della Commissione Europea sull’Union Equality (“La libertà di amare è la libertà di vivere”), un riferimento all’Italia che sta discutendo la legge contro l’omolesbobitransfobia in questi giorni. C’è stato un confronto con i partner Europei a proposito della legge e di che tipo?
https://twitter.com/EU_Commission/status/1289096698418077696?s=20

C’è stata una presa di posizione dalla Commissaria per i Diritti che è intervenuta con una chiara sollecitazione verso l’Italia ad approvare una legge contro i crimini d’odio proprio perché l’Italia è un Paese che ancora non si è dotato di questa legge, mentre invece c’è in tutti i grandi Paesi Europei e Occidentali. Infatti, l’Agenzia per i Diritti Umani dell’Unione Europea e la Rainbow Map dell’Ilga evidenziano come l’Italia abbia un grado di accettazione sociale verso la comunità lgbtq molto basso, addirittura del 23%, rispetto al 60% – 70% di Germania, Francia e Paesi del Nord Europa.

Sostanzialmente paragona l’Italia a Paesi come la Bulgaria, l’Estonia, la Lituania; Paesi che sono ancora fortemente arretrati sul fronte dell’accettazione sociale. Per non parlare della Polonia che oggi è addirittura la peggiore da questo punto di vista! Però non è che l’Italia sia messa benissimo. Ecco perché più volte la Comunità Europea attraverso le soluzioni direttive e altre sollecitazioni come quest’ultima della Commissione Europea è intervenuta. L’Italia è sotto i riflettori dell’Europa per questo.

  • Quindi avete delle scadenze?

No, no, perché questo compete al legislatore italiano, all’autonomia del Parlamento Italiano. Ma, insomma è chiaro che l’Italia muovendosi dentro i trattati europei, nell’Unione Europea, non può fare la figura come grande Paese Europeo, di non avere ancora una legge di questo tipo. Infatti, in occasione della Giornata Mondiale contro l’omolesbobitransfobia del 17 Maggio, non solo si è espresso il Presidente della Repubblica Mattarella, che per prassi interviene su questo, ma anche il Presidente del Consiglio Conte, i Presidenti delle Camere, che hanno sollecitato l’approvazione rapida di una legge. Per cui c’è l’attenzione delle più alte cariche dello Stato.

  • Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice dell’associazione “Provita e Famiglia” hanno dichiarato di aver presentato una denuncia – querela contro di lei per le frasi sulle piazze che si radunano contro il ddl. Le risulta? Come intende procedere?

No, non mi risulta e comunque io ho ribadito una mia opinione. Siccome loro dicono che la legge è una legge liberticida contro le opinioni, loro in realtà stanno agendo proprio contro le opinioni perché io ho solo espresso una mia opinione. Dunque loro che predicano la libertà di espressione, poi alla fine quando uno esprime la propria opinione contro di loro diventa improvvisamente oggetto di querela.

Fa ridere questa cosa. Io semplicemente, parlando al Pride di Verona, avendo davanti tanti giovani e giovanissimi, ho detto “le nostre piazze sono il futuro” perché ci sono tanti giovani e giovanissimi che parlano di amore, di libertà, di diritti. Mentre le loro piazze sono le piazze dell’odio e dell’esclusione. Non è che abbia detto una cosa così lontana dalla realtà. 

  • Migliaia di emendamenti, ostruzionismo in aula, piazze mobilitate, perché una legge contro la violenza e l’odio scatena reazioni così forti? E, dall’altro lato della barricata, c’è un’uguale forza e coesione nel portare a compimento questa legge?

Da parte della politica sì, c’è l’impegno mio come relatore ma anche da parte di tante colleghe e colleghi a portare a casa questa legge. Ci vorrebbe di più una mobilitazione della società civile. Questa è una legge fondamentale, non è che possiamo perdere un altro treno, poi chissà quando ricapiterà. È importante che questa legge venga sostenuta anche fuori dalle istituzioni. Io mi auguro che a settembre quando ricominceremo l’iter dopo la pausa dalle vacanze ci sarà appunto una mobilitazione a sostegno di questa legge da parte di esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, ma anche del movimento e delle associazioni che spero aiuteranno il percorso di questa legge attraverso una mobilitazione all’esterno.

  • Non pensa che vista l’ostilità ideologica contro questa legge, il popolo lgbtqi+ possa venir percepito come una lobby privilegiata ancor di più, con le proprie leggi ad personam? 

Ma no, non credo. Fintantoché due persone che si tengono per mano vengono pestate vuol dire che non c’è la percezione di una comunità privilegiata; anzi c’è la percezione di una comunità discriminata, fatta oggetto di violenza, di bullismo e di esclusione sociale. Questa legge non viene fatta per dare uno status di privilegio ad un gruppo sociale. Viene fatta per combattere delle discriminazioni che vengono compiute contro delle persone solo per la loro condizione personale. Dunque, è l’esatto contrario.

  • Quando ha iniziato a fare attivismo lgbtqi+? Come e perché?

Ho iniziato ai tempi dell’università. Avevo dato un bel po’ di esami, mi sono laureato in ingegneria e facendo politica a tempo pieno non mi sarei potuto laureare. La passione per la politica e l’attivismo ce l’ho sempre avuta, nasce dalla voglia di giustizia. È questa quella che mi ha mosso sostanzialmente: quella di vedere attorno a me tanta ingiustizia, tanta discriminazione e la necessità di far qualcosa per combattere quest’ingiustizia. Questa è stata la spinta.

  • La sua soddisfazione più grande nella sua carriera politica qual è stata?

La soddisfazione più grande è stata forse il discorso in occasione dell’approvazione delle Unioni Civili, nel Maggio del 2016. Era l’ultima dichiarazione prima del voto finale che avrebbe approvato la legge. È stato un discorso molto emozionante che è rimasto un po’ negli annali devo dire – senza peccare di modestia – però lo riconoscono un po’ tutti. Nella scorsa legislatura quell’intervento è ricordato come quello che ha caratterizzato un po’ quella battaglia. Ce ne sono state tante soddisfazioni, però quella è stata quella che ricordo come la mia parentesi più importante.

  • Incrociando le dita, se non dovesse riuscire a passare la legge contro l’omolesbobitransfobia, che farebbe? Cercherebbe di proporne un’altra? Si impegnerebbe in un’altra battaglia?

No, no. Secondo me l’impegno è qui ed ora. Il mio impegno è quello di portarla all’approvazione della Camera, poi è chiaro che dovrà essere portata anche al Senato. A quel punto, io lavorerò fuori, per aiutare la legge ad essere approvata, ma non sarò il diretto protagonista perché al Senato ci saranno altri colleghi che proveranno a farla approvare. Bisogna che lavoriamo tutti in sinergia, Camera e Senato, per riuscire a portarla a casa questa volta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

Trending