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La Striscia di Gaza: dimenticata dal mondo

La crisi pervade ogni angolo della vita dei civili di Gaza, il futuro è una grande incognita, oggi, più di ieri.

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di Daniela Ionita

Nella Striscia di Gaza, territorio conteso da Palestina e Israele, vivono 2 milioni di persone ed è uno dei luoghi più densamente popolati al mondo. Il sistema sanitario è al collasso, l‘80% (1,4 milioni) delle persone dipende dagli aiuti umanitari, sospesi però dall’Unrwa il 22 Marzo. In vista della propagazione del virus, l’ONU dunque ha dichiarato l’assenza di possibilità di riprendere gli aiuti alimentari di massa fino a data da definirsi.

Secondo il diritto internazionale la Striscia di Gaza appartiene all’ ANP (autorità nazionale palestinese) tramite gli accordi di Oslo, fino all’inizio della pandemia erano nati accordi sanitari tra le potenze palestinesi e quelle israeliane per poter permettere le cure ai civili della Striscia.

Tramite il coordinamento israelo-palestinese migliaia di bambini con patologie gravi: cardiache, polmonari, cancro etc. potevano ricevere cure salva vita fuori dal territorio conteso.

Pandemia nella Striscia di Gaza

Ora con la pandemia gli accessi al territorio israeliano vengono negati , l’ ANP riceve pochi materiali dall’OMS e dalla Banca Mondiale, poichè i rapporti diretti sono gestiti dal COGAT (ministero isrealiano della difesa e dell’amministrazione dei territori) . I contagiati continuano a crescere. In un territorio densamente abitato anche l’isolamento diventa complicato e le autorità palestinesi non sono preparate e pronte ad affrontare questa emergenza senza aiuti esterni.

Crisi diplomatica

La crisi sanitaria insieme alla crisi data da 13 anni di blocco, è arrivata durante un’altra crisi diplomatica in corso tra AP e Israele. Gli ultimi episodi sono stati dei palloni incendiari diretti verso il confine di matrice terroristica insieme alla risposta delle IDF con il bombardamento ad alcune basi di Hamas.

AP sta perdendo potere nel resto della Cisgiordania perché poco influenti nell’aiutare la popolazione locale ad affrontare il virus e la crisi conseguente. Israele sfrutta questo momento di debolezza e di crisi interna palestinese per attaccare diversi territori contesi e indebolire ancora di più il nemico.

Un futuro instabile

Si diventa prigionieri dunque, tra le proprie mura, in milioni dimenticati dal mondo. I civili della Striscia di Gaza abitano un territorio di costante guerriglia ed insicurezza totale in qualsiasi ambito della vita ordinaria. Il Covid ha aumentato l’incertezza sul futuro e sta frenando l’instancabile resistenza del popolo palestinese.

Il popolo palestinese si ritrova di nuovo solo, di fronte a un’emergenza che aumenta ancora di più la crisi umanitaria nella quale vivono da decenni. Le ragioni dei morti sono riconducibili a troppi possibili motivi. La lotta per l’indipendenza si fa più difficile. Lo sconforto nel vedersi abbandonati dal sistema internazionale aumenta con l’aumentare dei morti lasciati al caso.

Chi sarebbe disposto a credere talmente tanto nel sogno di proteggere la propria terra senza costi, mettendo costantemente in pericolo la propria vita?

La Palestina non è solo un’ideale. La loro lotta non è vana, il principio etico che perseguono rimane immortale, di generazione in generazione.

Chissà quale sarà la generazione vincente? L’amore e il senso di protezione per la propria madre terra è una delle forza motrici più autentiche e vere.

Citando Najwan Darwish:

”Nell’amore, abbiamo perso la testa
e non abbiamo più nulla da perdere. ”

Inshallah, fratelli, vi meritate la pace.

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