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Sulla Nostra Pelle- Oltre il tacco dodici

Il racconto di oggi ci riporta la straordinaria storia della bellissima modella italiana Benedetta De Luca che, nonostante le difficoltà che ha dovuto affrontare nel corso della sua vita, ha realizzato il suo più grande sogno andando ben oltre il tacco dodici.

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“La disabilità non è una coraggiosa lotta o il coraggio di affrontare le avversità. La disabilità è un’arte. È un modo ingegnoso di vivere.”

Inizio il racconto con una celebre citazione di Neil Marcus, colui che ha rimodellato i modi di pensare alla disabilità, perché oggi vi parlo di una straordinaria donna che ha fatto della sua disabilità un’arte, sviluppando il suo modo ingegnoso di vivere. Cari lettori vi presento Benedetta De Luca, una splendida ragazza di Salerno che nel suo vocabolario non conosce la parola “limite”.

Dottoressa in legge, influencer ed organizzatrice di fashion show inclusivo, Benedetta è nata con un’agenesia del sacro, una rara malattia che colpisce 1 su 60.000 nati. Si dice che il momento più pericoloso e delicato che tutti noi abbiamo affrontato sia la nascita, ma se ci pensate bene è anche il primo ostacolo che riusciamo a superare, dunque se la mettiamo sotto questo punto di vista, siamo tutti dei vincenti. E sono ancor più vincenti le persone come Benedetta che, oltre alla nascita, devono affrontare un’altra sfida nel corso di tutta la loro vita: la convivenza con la loro malattia.

La nostra influencer ha dovuto trascorrere la maggior parte della sua infanzia non pettinando le bambole nella sua cameretta accogliente, ma negli ospedali, dove ha subito diciotto interventi chirurgici, dove al posto di un armadio stracolmo di vestitini variopinti aveva diversi set di pigiami e vestagliette.

Quando si è bambini o adolescenti e ci si trova a combattere con determinate malattie, purtroppo, si deve lottare anche con la società di cui facciamo parte e, Benedetta, questo lo sa bene, dato che nel suo lungo percorso scolastico è stata vittima di bullismo da parte di chi non capiva che, invece, si trovava davanti una vincente.

Quando la malattia allentava la sua presa, Benedetta ha sempre cercato di vivere una vita il più normale possibile: andava a ballare; si innamorava; usciva con gli amici. Insomma faceva quelle attività che tutte le ragazze della sua età adoravano fare.

La disabilità per Benedetta non è mai stata una condizione negativa, non è mai stata un limite. Ma cosa è il limite? È un ostacolo invisibile ma chiaramente percepibile che viene imposto dall’esterno, da un ambiente non pronto ad accogliere anche chi ha dovuto reinventarsi la propria vita; da un mondo colmo di barriere architettoniche e mentali, privo di senso civico perché, per esempio, abitato da individui che continuano a parcheggiare le loro automobili negli spazi riservati a persone con disabilità. Questi rappresentano un limite alla pari dignità sociale.

Benedetta è il classico esempio di donna che non si pone limiti ma che, piuttosto, cerca di superare quelli imposti dalla società.

Tutti noi siamo stati bambini e quando ci chiedevano “cosa vorresti fare da grande?” sapevamo benissimo cosa rispondere: astronauta, professoressa, medico, ingegnere nucleare, modella. Benedetta guardava il suo set di pigiami e immaginava al loro posto abiti da sera impreziositi da gemme ultra brillanti; immaginava di sfilare sopra uno splendente red carpet e, nel mentre, si ritrovava a sfogliare, per ore e ore, riviste di moda che racchiudevano tutti i suoi sogni.

Ma solo chi crede davvero nei suoi sogni riuscirà a liberarli dal cassetto buio e polveroso che li imprigiona. Benedetta, oggi, organizza fashion show di moda inclusiva, portando in passerella quaranta modelle con disabilità ciascuna delle quali porta con se un messaggio fondamentale: si può essere belle e femminili anche con qualsiasi caratteristica fisica legata a qualsiasi tipo di disabilità; si può essere sensuali sia con una trentotto sia con una quarantasei.

La bellezza ha diverse declinazioni, può dipendere dall’eleganza, dall’intelligenza, dal savoir-faire, dalla gestualità, non solo da un tacco dodici.

Insomma, Benedetta ha un obiettivo molto ambizioso, eliminare gli stereotipi e i pregiudizi, che spesso ci vengono imposti, attraverso la moda. Già, proprio attraverso il mondo della moda che, oggi giorno, utilizza i filtri per poterci dare la possibilità di avvicinarci a quei canoni di bellezza che vengono ricercati. Ma noi vogliamo davvero lasciarci filtrare? Vogliamo davvero mostrare al mondo ciò che non siamo per apparire come qualcuno dice che dobbiamo essere? E con quale diritto questo “qualcuno” determina come dobbiamo essere?

Benedetta, vincente nelle sfide più infide, si impone un altro obiettivo: farci comprendere che il mondo patinato dei social e dello spettacolo non esiste, che i filtri, i ritocchi non rappresentano la realtà e se noi ci lasciamo plasmare da questo sistema finiremo per ambire ad una perfezione che non esiste. Non dobbiamo paragonarci con un ideale di bellezza irraggiungibile, ma solo con noi stesse del passato e amare il riflesso di noi che vediamo davanti allo specchio. Dobbiamo nutrire la nostra autostima e valorizzare i nostri pregi ma senza nascondere i nostri difetti.

Il messaggio della nostra influencer è limpido e cristallino, ci chiede di contribuire a cambiare questo mondo filtrato dalle finzioni e ci invita a includere il valore della diversità come ideale di bellezza irresistibile e autentico.

Grazie Benedetta per averci raccontato la tua straordinaria esperienza di vita. Ti ringraziamo perché, oltre ad essere una meravigliosa modella che va oltre il tacco dodici, sei diventata un modello di vita da seguire, una delle poche influencer che sprigiona “influenze” positive.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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