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Cronaca

29 anni dalla morte del giudice Scopelliti

Era il 9 agosto del 1991 quando il giudice di Cassazione Antonino Scopelliti venne ucciso dalla ‘ndrangheta a Campo Calabro, in provincia di Reggio Calabria.

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Era il 9 agosto del 1991 quando il giudice di Cassazione Antonino Scopelliti venne ucciso dalla ‘ndrangheta a Campo Calabro, in provincia di Reggio Calabria.

Chi era Antonino Scopelliti e perché è stato ucciso?

Nato proprio a Campo Calabro, Antonino già a 24 anni è uno dei più giovani magistrati d’Italia. Una volta diventato Sostituto Procuratore presso la Suprema Corte di Cassazione, gli viene affidato il compito di rappresentare la pubblica accusa in tutti i processi per terrorismo e per crimini mafiosi: dalla strage di Piazza Fontana all’assassinio di Aldo Moro, dalla strage di Piazza della Loggia all’Italicus, per non dimenticare gli omicidi di Rocco Chinnici e Walter Tobagi. Sono più di 1500 i processi seguiti da Scopelliti nel solo periodo in Cassazione.

“… il giudice non è mai popolare, soprattutto il Pubblico Ministero, che è quasi sempre impopolare in tutti i processi. Il giudice va incontro a queste critiche, a volte anche aspre, vivaci, a volte anche ingiuste, ma non può sacrificare il suo ministero, la sua milizia ormai, per una popolarità che non è un suo privilegio, può essere popolare o impopolare ma deve fare anzitutto il proprio dovere. Quindi la popolarità è un privilegio del quale il giudice non deve tener conto. […] L’importante è avere la coscienza di fare il proprio dovere. È questo secondo me il traguardo unico ed essenziale che il giudice deve proporsi sempre.”

Fu il ruolo ricoperto in un preciso processo a far perdere la vita al Magistrato, come racconta nel 1996 il giudice Antonino Caponnetto in un discorso agli studenti di Rosarno (RC): ” La sentenza di morte di Scopelliti fu firmata quando accettò di sostenere l’accusa nel maxi processo in Cassazione contro la mafia palermitana» , ovvero il cosiddetto “maxi processo” istituito a Palermo dal pool antimafia di Falcone e Borsellino.

“(…) il buon giudice è quello che lavora in assoluta umiltà, sempre pronto ad ascoltare gli altri perché gli altri quando parlano possono dire delle cose che il giudice non ha visto ed è importante che il giudice si accorga che quelle cose che non ha visto andavano vedute, io spesso mi sono trovato in situazioni, agli incroci, ai bivi ed ho dovuto cambiare strada e l’ho fatto volentieri. “

Nel 1996 il Tribunale di Reggio Calabria ha condannato all’ergastolo Totò Riina e i suoi sodali come mandanti dell’omicidio, due anni dopo i giudici della Corte d’Appello hanno ribaltato il giudizio, assolvendo gli imputati. Un omicidio che sembra senza mandanti nè colpevoli. Nel 2012 la DDA di Reggio Calabria ha riaperto un’inchiesta e le dichiarazioni di alcuni pentiti confermano la collaborazione fra le due mafie nell’organizzazione e nell’esecuzione dell’omicidio.

Infatti, come scriveva Giovanni Falcone su La Stampa il 17 agosto 1991, «è difficilmente contestabile che le organizzazioni mafiose (Cosa Nostra siciliana e ’ndrangheta calabrese) probabilmente sono molto più collegate tra di loro di quanto si affermi ufficialmente e che le stesse non soltanto ben conoscono il funzionamento della macchina statale, ma non hanno esitazioni a colpire chicchessia, ove ne ritengano l’opportunità». Antonino Scopelliti avrebbe dovuto rappresentare la pubblica accusa contro la mafia siciliana, ma è stato ucciso in Calabria, terra di ’ndrangheta. Sembra difficile immaginare che Cosa Nostra avrebbe potuto uccidere un giudice di Cassazione senza “chiedere il permesso” della ‘ndrangheta.

Il 9 agosto 2018, 27 anni dopo l’assassinio, è stata rinvenuta nel Catanese l’arma del delitto, un fucile a pallettoni. A darne l’annuncio è stato il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri: “A seguito di un’ attivita’ mirata, riteniamo di aver rinvenuto e sequestrato l’arma con cui e’ stato assassinato il consigliere Scopelliti. Una serie di elementi ci inducono a ritenere che l’arma rinvenuta e sequestrata, peraltro nel territorio del Catanese, sia quella utilizzata per l’omicidio. E’ un’attivita’ della Dda in relazione alla quale pero’ al momento non aggiungiamo altro. Ci sembrava doveroso dirlo oggi, e’ un sequestro dei giorni scorsi, per rispetto alla memoria del collega e della sua famiglia“.

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Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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