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Le proteste contro Lukashenko, “ultimo dittatore d’Europa” e presidente bielorusso

Dopo la schiacciante vittoria alle elezioni presidenziali di domenica, Lukashenko si è trovato ad affrontare la più grande protesta della storia bielorussa.

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Dopo una controversa gestione della pandemia di coronavirus, le prese di distanza dallo storico alleato Putin, e una situazione economica abbastanza precaria, Alexander Lukashenko si è ritrovato ad affrontare le più grandi proteste antigovernative degli ultimi decenni.

Nella giornata di domenica in Bielorussia si sono tenute le elezioni presidenziali, dopo che un’agguerrita opposizione guidata da tre giovani donne aveva riempito le piazze bielorusse, alimentando la sfiducia nei confronti del presidente in carica. Tuttavia lunedì mattina il governo bielorusso ha rilasciato un sondaggio che mostrava come il presidente Lukashenko avesse ottenuto l’80% dei voti, ottenendo così la rielezione a presidente.

Immediatamente moltissime persone si sono ritrovate tra le strade delle città bielorusse, dichiarando illegittimi i risultati delle elezioni. Nel tentativo di bloccare i contatti tra i manifestanti, nella capitale Minsk il servizio internet è stato interrotto, e la polizia ha poi isolato la piazza centrale e i principali edifici pubblici.

Ma la sera la tensione è aumentata improvvisamente dopo che un camion della polizia si è scontrato contro una folla di manifestanti, ferendo diverse persone. Nel centro della capitale hanno cominciato a risuonare le granate stordenti, mentre le forze di sicurezza avanzavano tra le strade armate di potenti idranti per disperdere i militanti dell’opposizione.

“Non capisco chi ha votato per lui. Come ha potuto ottenere l’80%?”, si chiede Dimitri, un giovane manifestante che si è rifiutato di dare il suo cognome per paura di eventuali ripercussioni.

Effettivamente il risultato del voto, come nelle elezioni precedenti, è sempre stato scontato: Lukashenko controlla infatti il conteggio dei voti, un vasto apparato di sicurezza e un’efficiente macchina mediatica statale che lo sostiene e disprezza i suoi rivali. Nei giorni precedenti al voto sono stati arrestati molti giornalisti e manifestanti antigovernativi, costringendo la principale leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, a nascondersi dopo che gli agenti avevano arrestato otto membri del suo staff. Secondo il sondaggio governativo avrebbe preso appena il 10% dei voti.

Tikhanovskaya è scesa in campo dopo che suo marito, Sergey Tikhanovsky, un popolare blogger candidato alla presidenza, è stato arrestato e gettato in prigione con accuse palesemente inventate.

Svetlana Tikhanovskaya, leader dell’opposizione.

Nonostante la sconfitta alle elezioni, l’opposizione guidata da Tikhanovskaya è riuscita a mettere in difficoltà Lukashenko per la prima volta dopo la sua ascesa politica giunta con le elezioni del 1994, le ultime votazioni giudicate corrette dagli osservatori. La figura di Lukashenko si è ora indebolita a causa di una gestione economica e sanitaria vacillante, avendo anche negato che il coronavirus rappresentasse un pericolo per la salute. Ha poi dovuto affrontare importanti defezioni tra la sua elite politica ed economica, accompagnate dall’improvvisa spaccatura con il suo alleato e benefattore Vladimir Putin.

Le sue politiche sono diventate sempre più impopolari, dato che l’economia bielorussa non è riuscita a crescere e modernizzarsi, con la Russia sempre più riluttante a finanziare la nazione attraverso accordi petroliferi a prezzi ridotti. I suoi rapporti con Mosca hanno preso poi una strana piega la scorsa settimana quando la polizia bielorussa ha arrestato 33 russi, accusandoli di essere dei mercenari incaricati di interrompere le elezioni. Pochi giorni dopo le autorità hanno arrestato anche diversi americani sospetti.

“È certamente la più grande protesta che abbia mai visto in Bielorussia da quando Lukashenko è salito al potere”, ha detto David Marples, professore all’Università di Alberta ed esperto di Bielorussia. “Non c’è mai stato niente di simile. Sembra che l’intero Paese sia davvero favorevole al cambiamento”.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate. Ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano, e dal 2021 sono iscritto ad Azione. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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