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Cronaca

Un Day Hospital di libertà

Pochi giorni fa il Ministro della Salute Speranza ha annunciato l’emanazione di nuove linee guida per l’interruzione volontaria di gravidanza per via farmacologica, che andranno a sostituire le uniche finora esistenti del 2010.

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Pochi giorni fa il Ministro della Salute Speranza ha annunciato l’emanazione di nuove linee guida per l’interruzione volontaria di gravidanza per via farmacologica, che andranno a sostituire le uniche finora esistenti del 2010.

Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà” così incalza il Ministro sui social.

Secondo le linee di indirizzo del 2010, era permessa la somministrazione del farmaco solo entro le prime sette settimane di amenorrea e veniva consigliata un’ospedalizzazione di tre giorni (anche se negli altri paesi europei le settimane fossero nove e l’interruzione per via farmacologica venisse effettuata in day hospital). Allo stesso tempo, alle Regioni veniva lasciata libertà di scelta sul ricovero. Negli ultimi anni infatti alcune Regioni italiane si sono discostate dalle linee ministeriali.

Nello specifico, l’aborto può essere praticato per via chirurgica o per via farmacologica attraverso l’assunzione di due farmaci a distanza di 48 ore uno dall’altro, il mifepristone in combinazione con il misoprostolo (in questo modo si arriva ad una percentuale tra il 92 al 98% di efficacia). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la seconda opzione risulta più sicura e vantaggiosa perché evita l’intervento chirurgico, l’anestesia e l’ospedalizzazione. I due farmaci sopra citati infatti sono stati inseriti nella lista delle medicine essenziali.

In Italia la possibilità dell’aborto farmacologico, dopo non poche battaglie, è stata introdotta solo nel 2009 -in Francia invece nel 1988 e nel Regno Unito nel 1990-, continuando ad oggi ad essere poco praticata e molto ostacolata. Queste limitazioni (basta pensare alla procedura descritta all’inizio) non hanno fatto altro che rendere l’esperienza ancora più invasiva e traumatica per la donna. Oggi sono veramente poche le strutture che permettono di scegliere tra l’aborto chirurgico e farmacologico: la percentuale di aborti farmacologici rispetto al totale delle interruzioni volontarie in Italia è del 17.8 %, mentre in Finlandia tocca il 97%, il 93% in Svezia e il 75% della Svizzera. Negli paesi europei l’aborto farmacologico, oltre ad essere espletato in day Hospital, o a casa, può essere somministrato anche dai medici di famiglia e dalle ostetriche (con un’adeguata formazione).

Ora cosa cambia con le nuove linee guida?

Con il nuovo indirizzo viene superato il limite di sette settimane per l’aborto farmacologico, che viene esteso a nove. Secondo il parere del Consiglio di sanità alla base delle nuove linee guida «non esistono [infatti] evidenze scientifiche che sconsiglino la somministrazione alla nona settimana». Il farmaco, poi, potrà essere somministrato sia in consultorio che in ambulatorio e il ricovero non sarà più richiesto e dopo due settimane è prevista una visita di controllo.


Le associazioni e i movimenti femministi chiedevano da tempo l’adeguamento agli altri paesi europei, con l’obiettivo di portare al centro della discussione la dignità femminile il rispetto della libertà di scelta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata a Roma il 21/04/1992, attualmente vivo ad Anguillara Sabazia. Laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Attivista politica fin da giovanissima, a soli 14 anni, ad oggi dirigente. Appassionata di Diritti Umani, delle politiche femminili e delle tematiche sociali. Viaggiatrice, amante dell'Europa dell'Est, e già redattrice per alcune testate del territorio.

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