Connect with us

Economia

Seminerio “Investimenti: attenzione alle scorciatoie. Alitalia e Autostrade cose diverse”

L’analisi della rovente estate post covid con Mario Seminerio, tra più importanti economisti del nostro panorama nazionale ed internazionale.

Published

on

Abbiamo ricostruito la calda estate italiana con Mario Seminerio tra più importanti economisti del nostro panorama nazionale. Già impegnato con istituzioni creditizie italiane ed internazionali, è stato editorialista di LiberoMercato, quotidiano diretto da Oscar Giannino. Neo editorialista di Domani, e già collaboratore de Il Foglio, Il Fatto QuotidianoIl Tempo, Linkiesta.it. Cura il blog di attualità politica, economia e finanza Phastidio.net, che ha creato nel 2003. Da anni in radio, è stato co-conduttore della trasmissione I Conti della Belva di Oscar Giannino, Renato Cifarelli e Carlo Alberto Carnevale Maffè su Radio 24 format passato negli ultimi due anni sulle frequenze di Radio Capital.

  • Autostrade: perché c’è stato subito uno stop, e il parallelismo con Alitalia è corretto?

No, perché Alitalia già prima del lockdown era una società tecnicamente fallita. Autostrade per l’Italia è invece una pentola d’oro in fondo all’arcobaleno, è una società che produce enorme cassa. Il fatto che entità pubbliche intervengano, in caso di Alitalia la Newco ed in caso di Autostrade sarà Cassa deposito e prestiti che eserciterà un controllo indiretto e non diretto, offre però il legittimo sospetto che faccia gola alla politica l’enorme disponibilità liquida. Così come nelle possibilità di Autostrade per l’Italia.

Sono due casi che rimangono completamente diversi, ma con il denominatore comune dell’intervento pubblico. Nel primo caso si tiene in vita una società di cui non si sa ancora nulla a partire dal dimensionamento della flotta, nel secondo caso la realtà è consolidata e generatrice di cassa ma da troppo tempo trascurata sul piano di manutenzione e sviluppo.

  • Autostrade continuerà ad avere queste liquidità?

La disponibilità si formava in conseguenza della gestione, attraverso un altro sistema tariffario. L’idea ora di procedere a tagli delle tariffe, che sono si una bella botta di populismo ma con una radice reale, e contemporaneamente aumentare i lavori di manutenzione, dovrebbe portare anche ad una riduzione significativa della disponibilità liquida libera generata da Autostrade per l’Italia. E quindi addio sogni di gloria.

GENOA, ITALY – 2020/05/29: General view shows the building site of new bridge designed by architect Renzo Piano replacing Morandi bridge (officially Viadotto Polcevera). The original bridge collapsed in August 2018 and the new one is expected to reopen in July 2020. (Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images)
  • A cosa si riferisce?

Io ho segnalato più volte il mio timore. Cioè che la politica volesse rimettere le mani su una gallina dalle uova d’oro, al netto della vicenda gravissima della tragedia del Ponte Morandi che non può restare senza accertamento delle responsabilità.

  • Lei che idea si è fatto di quell’accordo?

Con buona pace di chi mi considera liberista, sono tra quelli che non è mai riuscito a capire perché un’infrastruttura come una rete autostradale debba essere gestita da privati e non dallo stato. La risposta è che quando si ha uno stato fallito sul piano amministrativo, tecnico e di utilizzo delle risorse, prima o poi viene il momento della grande svendita. Purtroppo, queste vicende rappresentano i più volti del fallimento di questo Paese.

Inteso come incapacità a prendere atto che una società quando è in dissesto non serve l’accanimento terapeutico ma bisogna concentrarsi su altri obiettivi, vedi la vicenda Alitalia. Nel caso di Autostrade invece ci troviamo davanti ad una disastrosa privatizzazione di una rendita monopolistica ed un altrettanto disastroso tentativo di riappropriazione sfruttando un alibi che è stata la caduta del ponte Morandi. Due casi eclatanti di fallimento dell’iniziativa pubblica di questo Paese.

  • Il modello Genova, quello del commissariamento, e lo stato di emergenza del covid, con le famose task force, mettono in evidenza lo stallo della nostra burocrazia?

I lavori di Genova sono andati spediti grazie ad impegno e riflettori accesi tutto il tempo che avrebbero reso scarsamente profittevoli fare alcuni giochetti sull’opera infrastrutturale. La gestione del commissario straordinario Marco Bucci mi pare sia stata buona e molto integra. Io non sono un tifoso della infrastrutturazione emergenziale che porta a liberarsi dei controlli preventivi successivi o in corso d’opera, questa è l’ennesima scorciatoia di un Paese dove è vero che c’è un ostacolo burocratico ma è vero anche che la burocrazia applica ed interpreta alcuni casi norme scritte dal legislatore. Ovviamente male, in maniera deliberata. Ci sono ambiti di ambiguità che consentono a tutti i vari portatori di interessi di curarsene personalmente.

  • Dunque, lei che opinione ha?

Io non sono favorevole al pensiero secondo cui noi ci liberiamo di ogni tipo di protocollo. Se noi eliminiamo una eventuale inerzia del burocrate e lo mettiamo sotto la luce della corte dei conti per danno erariale in caso di dolo, e non di colpa grave, rischiamo di avere tra qualche anno delle catastrofi, soprattutto in presenza di risorse imponenti come quelle che arriveranno dal recovery fund. Potremmo avere una magistratura che prende il comando delle operazioni e sarà l’ennesima riproposizione della maledizione italiana.

Ovvero che non ci sia fiducia tra le varie componenti della società, e tutti vedono il rapporto con lo stato come il rapporto con una controparte da battere, derubare, truffare. Questo è l’approccio culturale che porta a considerare la torta economica di dimensione rigorosamente fissa e non espandibile, in cui tutti cercano disperatamente di strapparsi delle fette di questa torta che praticamente non c’è più. Quindi attenzione ai miraggi o alle scorciatoie, come sono i commissariamenti straordinari o gli uomini soli al comando.

Vittorio Colao, capo task force per a riaprtenza
  • Avevamo già avuto l’esempio negli anni passati di Guido Bertolaso durante il governo Berlusconi…

All’epoca venne creata una speciale protezione civile, guidata proprio da Bertolaso. Aveva il compito di intervenire sui grandi eventi, così da poter bypassare tutti i regimi autorizzativi e avere potere di guida. Non finì benissimo, a prescindere dall’esito delle inchieste che hanno visto Bertolaso comunque uscirne pulito. Se noi concentriamo il potere nelle mani di una persona, può andarci bene oppure potrebbe andare diversamente. E in quel caso non avremmo risolto nulla.

Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso

Allora partiamo del definire questo un Mes pandemico, con delle condizionalità molto leggere. Io non so chi abbia ragione, so solo che il Movimento sia terrorizzato dalla concorrenza sovranista che proviene dall’opposizione e tema di squagliarsi come consenso come se già non fosse paralizzato dalle sue guerre per bande.

Angela Merkel, Presidente del Consiglio Europeo
  • E dal punto di vista tecnico che valutazione offre questo Mes?

Bisognerebbe capire innanzitutto perché nessuno lo abbia utilizzato. Il motivo è molto semplice. Visto che la BCE opera comprando tutto il debito fatto dai singoli stati dall’Eurozona e visto che il Paese con il più alto debito siamo noi, dopo la Grecia, è ovvio che stati come Francia e Spagna non abbiano interesse ad utilizzare il Mes.

  • E perché?

La Francia si indebita a tassi negativi fin sul decennale mentre la Spagna sul decennale paga pochi decimi di punto percentuale, e non avrebbe motivo di utilizzare il Mes. Ricordo che la Spagna ha avuto un memorandum, quando ha tirato 41 milioni per il risanamento della propria drammatica crisi bancaria. Il Portogallo ha usufruito del Mes chiedendo 78 miliardi ed è uscito dalla sua crisi. Io credo che sia una questione di politica interna, e tuttavia le altre argomentazioni poste ed opposte fanno sorridere.

Si dice di utilizzare il recovery fund, sebbene siano 80 miliardi a fondo perduto di cui però ne finanziamo circa una cinquantina noi italiani. Poi ci sono 127 miliardi a debito. Questo debito però non è incondizionato. Perché bisogna presentare un programma di riforme che deve essere in linea con le indicazioni del semestre europeo. I soldi non si ottengono immediatamente ma a stato di avanzamento dei lavori, e soprattutto quei prestiti sono strutturalmente sovraordinati nel privilegio di rimborso rispetto al debito nazionale. Quindi come il Mes.

  • Decreto agosto: i nuovi bonus rischiano di dare vita ad una stagione di assistenzialismo per cui i conti non torneranno?

I bonus sono strumento dispersivo e grossolano, con unica funzione quella di creare consenso e di catturare strati di elettorato per metterli in sommatoria. Io ho twittato un concetto in cui credo, smettiamola di dire a carico dello stato ma cominciamo a dire a carico dei contribuenti. A carico del tax payer, colui che paga le tasse. E non sono tutti, perché ci sono coloro che sono contribuenti e coloro che contribuiscono. Questo discorso sembra fiscalmente conservatore, un’analisi tatcheriana o reganiana. Il problema è che il bonus è uno strumento regressivo che premia chi ha le risorse in alcune occasioni, che se lo si volesse condizionare alla prova dei mezzi bisognerebbe creare dei filtri complessi che abbiamo già visto non funzionare.

  • E’ necessaria una riforma dell’Irpef?

A furia di fare bonus, l’IRPEF è morto. Con le imposte sostitutive, che tutti chiamano flat tax perché va di moda, si è tolto imponibile e si è tolta base imponibile all’IRPEF. E’ venuta meno la progressività attenuandone il principio. E con i bonus si fa esattamente la stessa cosa. Si fa in alcuni casi una redistribuzione che è regressiva o comunque non ottimale, l’impatto non è determinato ex ante e poi alla fine ci troviamo ad avere un impatto di crescita risibile o nullo. Risultato è un deficit alto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Trending