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Sulla Nostra Pelle-La speranza in uno sguardo

Ogni settimana pubblichiamo un racconto che ci porta a riflettere e che ci lascia un’impronta indissolubile. Oggi vi riportiamo la voce di Salvo Pappalardo, il responsabile della Caritas Diocesana di Catania.

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Ogni settimana pubblichiamo un racconto che ci porta a riflettere e che ci lascia un’impronta indissolubile. Per questo motivo siamo sempre più ricchi di valori, siamo sempre più convinti di quanto siano straordinari i colori che dipingono le nostre vite. Oggi la rubrica Sulla nostra pelle vi riporta la voce di Salvo Pappalardo, il responsabile delle attività della Caritas Diocesana di Catania.

Le attività in Caritas Diocesana sono da sempre state molteplici: i centri di ascolto, le attività della mensa, l’unità di strada, la rete sanitaria, la consulenza legale e psicologica caratterizzati da un insieme di volontari professionisti addetti al settore. Quindi, per la rete sanitaria ci sono volontari medici addetti nelle varie specializzazioni, nella consulenza legale e psicologica si trovano avvocati e psicologi, nei centri d’ascolto ci sono i diaconi e nelle mense vi sono circa 647 volontari che si alternano in gruppi di 25 dal lunedì alla domenica, compresi i festivi. L’unità di strada prevede, invece, il servizio serale della distribuzione dei pasti sino alle ventitré.

Oltre a tutte queste attività la Caritas Diocesana di Catania si occupa anche di altri servizi come quelli legati alla distribuzione dell’abbigliamento, il servizio del microcredito, il gruppo di appartamento per le donne vittime di violenza con bambini minori e, con previa autorizzazione del giudice, anche le messe alla prova rivolte a coloro che alternano la detenzione con lavori di pubblica utilità. Infine, si occupa anche dell’emergenza sbarchi e l’inserimento nel centro di accoglienza delle persone senza dimora.

Insomma, sono tantissime e molto variegate le attività che vengono svolte in questa Caritas che, per questo motivo, è costellata da una serie di volontari che danno la loro disponibilità perché questi servizi possano essere attivi dal lunedì alla domenica, chiaramente organizzandosi in turni prestabiliti. I servizi attivi 365 giorni l’anno sono la mensa e l’unità di strada, mentre le altre attività si alternano in base alle giornate.

Se una persona vuole svolgere l’attività di volontariato presso la Caritas Diocesana di Catania deve presentare la domanda on-line, mediante mail oppure attraverso chiamata. Una volta fatta la richiesta, la segreteria della Caritas contatta l’aspirante volontario e si fissa un giorno di incontro per sostenere un colloquio con la direzione della Caritas. Al colloquio prendono parte il direttore della Caritas, Don Piero Galvano, il responsabile delle attività e un’assistente sociale.

Lo scopo del colloquio è quello di capire quali sono le motivazioni che portano la persona a entrare nel mondo del volontariato e una volta superato il primo step si passa a un secondo colloquio, sta volta di gruppo, in cui si discute delle attività che si svolgono nella Caritas. Superati i due colloqui iniziano i tre mesi di tirocinio degli aspiranti volontari all’interno di tre servizi di base che sono: l’help center per la distribuzione del vestiario e della colazione; le mense e, infine, l’unità di strada. Naturalmente, quando si è aspiranti volontari, si è affiancati da un volontario con una certa anzianità di servizio.

Gli aspiranti devono svolgere questi tre servizi nei mesi di tirocinio perché sono tutte quelle attività che portano ad un primo contatto con le persone che sono poste in una situazione di estrema fragilità e povertà. Insomma, è un modo per comprendere la forza della persona una volta che si trova a contatto con le svariate problematiche.

Superati questi tre mesi di tirocinio, durante la messa celebrata da Don Piero, viene consegnato all’aspirante il tesserino della Caritas come volontario effettivo e la maglietta, che danno un senso di appartenenza all’ente ecclesiale così la persona, poi, diventa un volontario effettivo. Dunque, un medico volontario prima di svolgere la sua attività nella rete sanitaria ha dovuto svolgere i tre mesi di attività di mensa, unità di strada e quella relative all’Help center in generale.

Un volontario può iniziare la sua attività alle otto del mattino e concludere alle ventitré di sera in base ai servizi e agli orari che intende svolgere.

Naturalmente oggi stiamo vivendo una situazione di emergenza e, sicuramente, l’arrivo di questa pandemia ha determinato un incremento della povertà e una riduzione delle attività a causa delle disposizioni sanitarie di sicurezza da rispettare.

Nella Caritas Diocesana di Catania qualche volontario è venuto a mancare a causa del Covid-19 per questo a Marzo, l’arcivescovo ha sospeso tutti i servizi con lo scopo di tutelare i volontari e gli assistiti. Nel periodo di lockdown, dunque, tutti i volontari e i collaboratori sono rimasti a casa a parte il responsabile delle attività che, comunque, doveva coordinare tutte le donazioni e tutti gli alimenti che venivano distribuiti alle persone bisognose in collaborazione con altre associazioni preposte a pieno regime durante l’emergenza Covid, come la croce rossa e la protezione civile.

Possiamo immaginare l’impatto che questa pandemia ha avuto anche sulla Caritas che, come abbiamo visto, si è trovata a sospendere determinanti servizi e a garantire solo quelli essenziali a fronte di un aumento considerevole dei bisognosi. Prima del covid, la media era di circa 500 pasti complessivi tra le due mense, mentre post covid, la media è di 500 pasti solo con l’help center, cioè solo con la distribuzione che viene a pranzo.

L’80% dei bisognosi, oggi, sono rappresentati dalle famiglie catanesi e il restane 20% da stranieri sia europei che extraeuropei. Dunque, esiste una povertà del ceto medio nel nostro territorio, enorme, con tante persone prive di una dimora.

La Caritas, specialmente in questo periodo di forte necessità, rappresenta uno scambio intenso di emozioni. Il volontario con il suo straordinario contributo arricchisce la vita del bisognoso sia dal punto di vista materiale che umano e, dal canto suo, il bisognoso arricchisce di emozioni, sensazioni e sentimenti positivi il volontario preposto al servizio. Il punto principale, dunque, è il bisogno di confrontarsi in ogni circostanza. Infatti, le attività della Caritas non rappresentano una freccia unidirezionale piuttosto un gioco di specchi e riflessi che donano e restituiscono la forza di un emozione.

Il volontario riesce in questo modo ad ottenere non poche gratifiche dalle persone che ricevono il suo contributo, perché attraverso un semplice sguardo vengono racchiuse una miriade di emozioni che colpiscono l’animo e lasciano un segno profondo che mai svanirà. Allo stesso tempo il beneficiario, che chiaramente versa in una situazione di forte necessità, quando riceve questo aiuto gratuito da parte di un semplice sconosciuto riceve la sensazione, non trascurabile, di non essere solo, realizza il fatto che ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarlo.

Anche se, a causa della pandemia, occorre rispettare il distanziamento sociale e comunque utilizzare la strumentazione di protezione come le mascherine, uno sguardo gentile non verrà mai mascherato e il messaggio di aiuto passa ugualmente oltre la stoffa che ci protegge. Dunque, oltre la mensa che ricopre un servizio essenziale per la sopravvivenza di un individuo, la Caritas garantisce sostegno al bisognoso in modo tale che anche nella situazione più disperata non si senta mai solo ma parte integrante di una famiglia.

Il messaggio che, dunque, il responsabile dell’attività della Caritas Diocesana di Catania ci vuole mandare è duplice. Prima di tutto le persone che necessitano di aiuto non devono perdere mai la speranza, devono essere coraggiose e non si devono abbattere nonostante la drammaticità del periodo che stiamo vivendo. Non è facile, ma ne possiamo uscire e, alla fine di questo tunnel così oscuro, possiamo trarre qualcosa di buono.

Il secondo pensiero è rivolto alle nostre istituzioni che non devono concentrarsi nella distribuzione esclusiva di sussidi legati ad una politica assistenziale come, per esempio, attraverso l’emanazione del reddito di cittadinanza. Perché una volta terminata questa erogazione si rischia di gettare l’ex beneficiario in una situazione di precarietà e sussistenza ancor peggiore rispetto alla situazione antecedente l’erogazione del sussidio. Occorre investire nelle risorse umane, nel lavoro che contribuisce a dare una vera dignità all’individuo. Dunque, le persone bisognose devono unirsi in una voce comune affinché le istituzioni possano fare qualcosa di buono, di utile per loro e per la società nel suo complesso.

Ringraziamo la Caritas Diocesana di Catania e, soprattutto, Salvo Pappalardo, per aver condiviso nella nostra rubrica la preziosa opera di volontariato che incessantemente, nonostante la pandemia e nonostante le restrizioni, viene mandata avanti a beneficio di tutti quei bisognosi che nel nostro Paese necessitano non solo di un pasto, ma di sostegno, di vicinanza e di sentirsi parte integrante di una grande famiglia che non li lascerà mai soli.

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Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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