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Economia

Cosa ci ha voluto dire Mario Draghi?

Mario Draghi a Rimini:” Ai giovani bisogna dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri.”

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Ieri si è aperta la 40 esima edizione del meeting di Rimini, organizzato da Comunione e Liberazione. Quest’anno sono previste, ogni giorno, due iniziative al Palacongressi, con una capienza massima di 400 persone, mentre tutto il resto si potrà seguire online. Vari sono gli ambiti di discussione dalle questioni della vita, a quelli politici ed economici fino a quelli religiosi mettendo a confronto opinioni diverse. Il Meeting proseguirà fino a domenica con, in presenza o in collegamento, dirigenti d’azienda, esperti di sanità, ministri e presidenti di Regione fra cui Roberto Speranza, Paolo Gentiloni, Roberto Gualtieri, Paola De Micheli, Luigi Di Maio.

Il meeting è stato preceduto ovviamente da un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in cui ha sottolineato la necessità di ripartire per il Paese “con maggiore qualità, con più forte coscienza di comunità, con un nuovo sviluppo che rispetti la natura e superi le discriminazioni sociali”. “Gli organizzatori ne hanno manifestato consapevolezza nel confermare il programma di iniziative – ha aggiunto – Queste, ancora una volta, accresceranno il patrimonio culturale e le occasioni di confronto nel Paese, e rappresenteranno per le tante comunità di riferimento un momento importante di fraternità e di crescita”.

Ad aprire il meeting è stato Mario Draghi in una delle sue prime apparizioni da ex governatore della Bce. Diversi sono i temi sul quale si è espresso e sul quale ha cercato di dare un forte input direzionale alla politica italiana in primis ma a tutta la Nazione in generale:

La minaccia pandemica

L’emergenza Coronavirus è una minaccia non solo per l’economia ma anche per il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti”Aggiungendo con esplicito riferimento all’economia: “quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia”

Giovani e disuguaglianza

“Ai giovani bisogna dare di più; I sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuro“. In questo contesto è necessario “accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche”

Dobbiamo far sì che essi abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”. Urgente è quindi investire nell’istruzione e sui giovani perché la società del futuro richiederà a loro “ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento”.

Speranza nel futuro

La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza e deve cercare la strada della ricostruzione”. In queste circostanze è necessario il pragmatismo senza rinunciare “ai nostri principi”. I leader che la dirigono devono usare maggiore discrezionalità, devono essere molto chiari sugli obiettivi che pongono”.

Alla speranza deve fare seguito, secondo Draghi, la saggezza: Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire”. L’economia del secondo trimestre si è contratta ad un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale, ricorda l’economista eha cui ha fatto seguito un aumento delle persone senza lavoro inoltre ha spiegato come “la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi ed hanno approfondito le diseguaglianze. Per questo la ricostruzione non sarà facile, ma possibile con l’impegno della società intera.”

Ritorno alla crescita

Il ritorno alla crescita è obiettivo primario e categorico e la ricostruzione sarà inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo. Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi – per esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca – se è cioè debito buono. La sua sostenibilità verrà meno se invece verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato debito cattivo”.

Rafforzamento Europa

Infine l’ex governatore ha parlato di Europa e di come deve uscirne rafforzata: “Nell’Europa forte e stabile che tutti vogliamo, la responsabilità si accompagna e dà legittimità alla solidarietà. Perciò questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale. In questo contesto il fondo per la generazione futura (Next Generation EU) può arricchire gli strumenti della politica europea. “Il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie – spiega Draghi – l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un Ministero del Tesoro comunitario la cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo”.

Insomma cosa ci ha voluto dire Draghi ieri? Che L’italia, ed in generale l’Europa, si riprenderà se investirà in infrastrutture, in tecnologia ma sopratutto in capitale umano. Ci ha fatto capire come i sussidi siano un palliativo che a lungo andare fanno aumentare il debito senza avere un giusto rientro in futuro. Ci ha fatto capire come le crisi sono sempre dietro l’angolo e che da soli non si va molto lontano ed è per questo che abbiamo bisogno di un’Europa forte e solidale che incuta speranza nelle persone e non dubbi. Infine ci ha fatto capire come i giovani siano la chiave del futuro e che senza una giusta e forte istruzione le disuguaglianze non solo economiche aumenteranno.

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Nato a Melfi (PZ) il 18/09/1992 mi sono trasferito a 18 anni a Siena dove mi sono laureato in economia e commercio. Dopo aver conseguito la triennale mi sono spostato a Roma dove ho conseguito la laurea magistrale presso la Sapienza. Faccio supplenza in una scuola superiore e sono coordinatore politico. Hobby: calcio, basket e nuoto. Juventino doc.

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