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Cronaca

Pandemia ed Educazione: impatto storico devastante

La pandemia da Covid-19 ha creato la crisi educativa più grande nella storia coinvolgendo circa 1.6 Miliardi di studenti in tutto il mondo. Un lockdown lungo presente in tutte le fasce scolastiche e non.

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Durante la pandemia più di 40 milioni di bambini non hanno avuto un’educazione nella fase prescolare, di solito a cura di istituzioni esterne come le scuole d’infanzia, i centri ricreativi e le attività di gruppo. Componenti fondamentali per uno sviluppo regolare della personalità del bambino prima dell’inserimento nelle scuole elementari. Il ruolo cade dunque sui genitori.

Secondo l’UNICEF:” 54 Paesi a basso e medio reddito, circa il 40% dei bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni non riceve stimoli socio-emotivi e cognitivi da nessun adulto della propria famiglia.” La mancanza, può provocare danni che perdurano nella vita. Sommare dunque l’assenza di genitori attivi all’assenza degli enti appositi ci fa capire le grandi perdite per circa 40 milioni di bambini in tutto il mondo.

Un altro elemento da considerare è il ruolo delle madri, quasi sempre protagoniste uniche della cura e dell’organizzazione educativa dei figli. Durante la pandemia molte donne hanno dovuto prendersi l’incarico della cura dei figli, rinunciando al lavoro, non potendo accedere ad altre risorse di sostegno familiare. Sicuramente se ci fossero dei sistemi politici e sociali più equi, un congedo retribuito uguale per entrambi i genitori. Più flessibilità nelle ore lavorative e smart-working intelligente.

Crisi educativa

Secondo il Policy Brief del Segretario Generale dell’Onu, la pandemia ha accentuato il divario tra i generi, penalizzando dunque non solo le madri, ma anche le studentesse. La crisi economica che sta nascendo, sempre secondo i dati dell’Onu, potrebbero portare circa 24 milioni di studenti a rinunciare agli studi.

In un momento di crisi economica abbiamo sperimentato come i tagli finanziari si accentuino in alcuni settori particolari, l’istruzione è uno di questi. Il nostro Paese ed in generale l’Europa sin dall’inizio hanno capito la gravità di questa crisi.

Se negli anni i fondi tagliati all’istruzione ordinaria erano una pessima scelta dei governi, durante questa pandemia, tagliere ulteriormente gli investimenti avrebbe significato la morte della cultura. In un momento storico tanto importante in cui la socialità, l’insegnamento diretto senza strumenti terzi, il luogo fisico stesso dell’istituto scolastico hanno un valore emotivo e di sviluppo del singolo da rispettare e ricercare.

A un mese dalle riprese dell’anno scolastico, molti Paesi non hanno ancora chiaro come organizzare le classi, come organizzare il personale, scaglionare o meno, tenere la mascherina, dove e quando. Incognite che fanno la differenza e non si possono decidere all’ultimo.

Ci sono molti dibattiti sulla scuola digitale, sullo smart learning e sul bisogno nei paesi occidentali di portare un’avanguardia digitale anche nel metodo di insegnamento. Prospettive in cui si ripensa la scuola del futuro, in tutta la sua interezza, qualcosa di mai capitato dal dopoguerra a livelli mondiali e globali.

E’ importante non scordare cosa si ha imparato in questo periodo storico. Governi da tutto il mondo hanno visto come il mancato finanziamento in campo sanitario ha influenzato il numero di morti, di contagiati. Ma anche il mancato finanziamento in campo scolastico è stato messo a dura prova. Una prova in cui pochissimi Paesi sono usciti vincenti, all’avanguardia, con sistemi equi mirando all’integrazione di tutti.

Il divario socio-economico, il divario fisiologico ed il divario di genere, in tempi di crisi vengono accentuati. Gli anni di mancati investimenti, di mancate riforme, non generali ma sostanziali, mancate attenzioni alla cura dell’accessibilità, della parità fanno risvegliare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nata nel 1999, studio Scienze Politiche per lo Sviluppo e la Cooperazione internazionale. Amante dei diritti umani e della Costituzione, sono attivista e volontaria in diverse ONG nazionali e internazionali. Mi piace promuovere l'incontro e la collaborazione per un fine comune positivo. ''Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In fondo, è così che è sempre andata.'' M. Mead

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