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Cronaca

Sardegna: la “trappola” delle meraviglie

In questi giorni stiamo leggendo di tutto sulla Sardegna e da luogo di vacanza si è trasformato in una “trappola” virale. I sardi non ci stanno a questo genere di affermazioni: la Sardegna non spaventa e l’unico pericolo che potete correre è quello di essere intrappolati nelle sue meraviglie.

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In questi ultimi affollati e accaldati giorni di Agosto mi sono imbattuta in diversi titoli e articoli di giornale abbastanza inquietanti rivolti verso la mia Regione: la Sardegna. Certo, non è un fatto nuovo e non dovrebbe stupirmi dato che è ormai risaputo che la natura dell’uomo è questa di fronte alle difficoltà, di fronte ad una situazione di panico e di responsabilità trova un’unica e triste, soluzione: individuare un capro espiatorio.

Ebbene la maggior parte dei sardi non hanno questa vigliacca natura, sicché ogni qualvolta che si verificano simile accuse, lo sconcerto risulta inevitabile. Abbiamo affrontato la prima ondata dell’emergenza pandemica in modo diligente, nonostante non fosse la nostra Regione il fulcro del contagio. Abbiamo dimostrato, come sempre del resto, una solidarietà imparagonabile, felici di accogliere i vacanzieri sul nostro preziosissimo territorio.

Ecco perché sono fondamentali dei chiarimenti che possano tutelare i sardi e la Sardegna descritta come “focolaio d’Italia del Covid-19”.

La Sardegna è una splendida isola che ogni anno, nella stagione più calda, ospita milioni di turisti con cordialità e parsimonia. Quest’anno il timore principale era che il vivido comparto turistico sardo potesse subire delle gravi perdite a causa delle restrizioni inevitabili derivanti dal diffondersi della pandemia nel nostro paese. Eppure sono stati sette milioni i turisti che hanno deciso di trascorrere le loro vacanze nell’isola.

Noi sardi siamo più che felici quando vediamo arrivare turisti entusiasti della bellezza del nostro territorio e lo siamo ancora di più quando se ne vanno via estasiati e con, non poca, nostalgia. Questo perché è motivo di orgoglio accogliere nel migliore dei modi chi ci ha dato onore nell’aver scelto la nostra terra.

Ma dato il trambusto che si è sollevato nei giorni scorsi a causa di qualche titolo poco chiaro e di qualche affermazione poco nitida, le precisazioni risultano essere inevitabili.Nei mesi di emergenza la Sardegna aveva presentato inevitabilmente qualche caso derivante, per esempio, da qualche falla che si è venuta a creare nel sistema sanitario ma senza destare eccessiva preoccupazione. Sicché al termine del lockdown l’isola è riuscita ad essere Covid Free.

Con l’arrivo della stagione balneare il nostro Presidente ha pensato di introdurre il passaporto sanitario, cioè una sorta di certificazione che aveva lo scopo di confermare la negatività al Covid-19. Nel momento in cui questa proposta si è dimostrata impraticabile però, si è entrati in un limbo che si è concluso in un “liberi tutti” con zero controlli anche nelle affollate e “appiccicate” discoteche. Mi pare ovvio, il nostro Presidente non conosce vie di mezzo. Se non ha potuto applicare la sua iniziativa, perché allora preoccuparsi di effettuare dei capillari controlli, in entrata e in uscita, in tutta l’isola?

Ed eccoci approdare nella torrida estate isolana, stracolma, variegata di colori e accenti diversi provenienti da tutto il mondo. Traghetto dopo traghetto le onde del mare trasportano onde umane in cerca di quello svago che potesse colmare il vuoto e la solitudine che ha impregnato le nostre vite durante la quarantena. I giovani scapoli e insaziabili di vita, preferiscono “ballare un reggae” non in spiaggia, ma nelle tanto desiderate discoteche che iniziano a lavorare a pieno ritmo sostituendo quei minuscoli e solitari balconi che si sollevavano nel “cielo sempre più blu” della triste primavera trascorsa.

Ma a parte l’ormai discutibile gestione dell’emergenza nell’isola, ciò che occorre precisare in questo articolo è che in questa pandemia non esistono “untori” e tanto meno possiamo esserlo noi sardi. Il virus presente in Sardegna non è autoctono ma è stato importato a causa dell’assenza meticolosa di controlli che, invece, erano necessari per evitare l’ingresso di turisti infetti.

Se questi ultimi, in rientro dalla Sardegna, sono positivi, è dovuto dal fatto che l’afflusso di vacanzieri si è mosso senza alcun tipo di controlli per mesi. Dire che la “Sardegna spaventa” lo trovo abbastanza eccessivo, ipocrita, visto che la maggior parte dei nostri cari turisti, sono venuti nell’isola trascurando ogni forma di prevenzione e di distanziamento sociale. Utilizzare il termine “maledizione della Sardegna” è inopportuno oltre che diffamante per tutti coloro che in quest’isola ci vivono e ci custodiscono la loro esistenza.

Nuraghe di Santa Sabina(Silanus)

Trasformare la parola “vacanza” in “trappola” incute panico e timore senza alcun fondamento pratico visto che, se andiamo a vedere i dati che tracciano l’andamento dei contagi, possiamo notare che ci sono Regioni molto più a rischio della Sardegna che comunque è riuscita ad accogliere – lo ripeto – sette milioni di persone. Oltretutto questo circolo vizioso contro la Regione potrebbe determinare un blocco dell’afflusso turistico e ingenti danni economici.

Dunque, il primo messaggio sbagliato è stato mandato dalla nostra Regione incurante di ogni forma di controllo, ma gli altri responsabili di questa seconda ondata sono gli individui affetti da sindrome di black out da vacanza. I veri responsabili, invece, di queste affermazioni tutt’altro che felici sono gli affamati di clamore mediatico e di popolarità istantanea che cercano un capro espiatorio semplicemente per far scalpore.

Ebbene questa è la notizia flash: non esistono untori, ma solo persone che hanno mostrato una generale cecità a una problematica ancora viva, ancora perfettamente circolante nelle nostre vite. Invece di placare le frustrazioni puntando l’indice contro qualcuno a caso, apriamo gli occhi, guardiamo in faccia la realtà e collaboriamo per rendere il nostro paese più vivibile.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che in questi giorni sono intervenuti in difesa di questa splendida isola. Soprattutto, Rita Dalla Chiesa con il suo tweet che ha rincuorato gli animi offesi dei pochi ma fieri abitanti della Sardegna e Gianni Sperti che, nella sua meravigliosa pagina Instagram, ha pubblicato il cuore pulsante dell’isola, non solo le spiagge meravigliose ma anche il vero simbolo della nostra Regione: il Nuraghe. Un’emozione immensa vedere il Nuraghe di Santa Sabina (Silanus) ritratto nella sua antica e immensa bellezza.

La Sardegna non spaventa bensì arricchisce, nutre le vostre meravigliose esperienze di vita. Se ancora non l’avete visitata, beh allora fatelo al più presto, perché il massimo del pericolo che potete correre è quello di essere intrappolati nelle sue innumerevoli meraviglie.

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Sono una ragazza sarda che ama la cultura, la politica e la corretta informazione. Mi sono laureata nella triennale di scienze politiche dell’amministrazione presso l’Ateneo di Sassari (SS), attualmente frequento la specialistica in Politiche Pubbliche e Governance sempre presso l’Ateneo di Sassari (SS). Il mio obiettivo è darvi le informazioni il più corrette possibili e unire a questa tecnicità informativa un pò di emozioni suscitate da racconti che rispecchiano la nostra realtà.

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