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Psg-Bayern: impero economico o lungimiranza calcistica?

La finale di Champions ha visto contrapporsi non sono due squadre ma due ideologie: da un lato Paperon de Paperoni dall’altro il Re Mida del calcio.

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Domenica 23 agosto si è giocata la finale di Champions in uno scenario eccezionale e totalmente insolito: prima volta nella storia di domenica, prima volta ad agosto, nessun tifoso sugli spalti, cinque cambi a disposizione dei due allenatori rispetto ai canonici tre e nessun tipo di celebrazione se non quella intragruppo del club vincente. 

Il Bayern Monaco è salito sul tetto d’Europa per la sesta volta nella sua storia rompendo ogni tipo di record possibile: zero partite perse nell’edizione della Champions 2019-2020, storica media di 4.2 gol a partita, 14 vittorie su 14 partite giocate dopo la sosta causa Covid, il tutto condito dalla miglior stagione del numero 9 Lewandowski o LewanGOLski, come lo chiamano i suoi compagni. 

Nella partita più attesa d’estate però, non si sono sfidate solo due squadre ma due filosofie calcistiche e strategie societarie completamente differenti. 

Le cifre del club tedesco

Il Bayern di Flick è sceso in campo con un 4-2-3-1 composto da Neuer tra i pali, Kimmich, Boateng, Alaba e Davies in difesa, Goretzka e Thiago Alcantara a centrocampo, Gnabry, Müller e Coman sulla trequarti e Lewandowski prima punta.

Le due macchine da gol Müller e Lewandowksi sono arrivate senza costi da parte del Bayern: il primo perché parte delle giovanili del club, il secondo poiché in scadenza di contratto con la squadra precedente, in gergo più tecnico a parametro zero.

L’uomo-partita Kingsley Coman è stato acquistato dal nostro campionato, più precisamente dalla Juventus, a soli 19 anni per 7 milioni di euro con diritto di riscatto, poi esercitato, fissato a 21 milioni. Il costo complessivo dei protagonisti tedeschi è di 123.125 milioni di euro.

I numeri della squadra francese 

L’impero economico del Psg ha permesso a Tuchel di schierare un undici titolare dal valore inestimabile.

Il 4-3-3 composto da Keylor Navas, Kehrer, Thiago Silva, Kimpembe, Bernat, Paredes, Marquinhos, Herrera, Di Maria, Mbappé e Neymar è costato alla dirigenza qatariana la bellezza di 465,4 milioni di euro, quasi il quadruplo dei rivali tedeschi. 

L’unico giocatore arrivato a zero è Herrera oltre a Kimpembe che viene dalle giovanili del club parigino.

Le due giovani stelle Mbappe-Neymar, definiti da tutti eredi della coppia Messi-Ronaldo ma con ancora tanto da dimostrare, sono stati clamorosi colpi di mercato: il primo è arrivato dal Monaco per 35+145 milioni di euro mentre il secondo è stato frutto di una trattativa alienante con il Barcellona dati i limiti del fair play ma è comunque sbarcato a Parigi per 222 milioni ai quali si aggiungono i 30 di stipendio per 5 anni, il bonus al padre-procuratore e il pagamento di tasse, per un totale di quasi 500 milioni complessivi, fantascienza.

Le società a confronto 

Nassar Al-Khelaifi

Le cifre spese da i due club possono essere più facilmente comprese se si analizzano i componenti dirigenziali di ambo le parti. Il Paris Saint-Germain FC innanzitutto non ha un proprietario singolo ma è una vera e propria società per azioni da più di 25 anni di cui diversi magnati hanno posseduto delle percentuali. 

Dal 2011 la maggioranza è controllata dal fondo sovrano Qatar Investment Authority che dispone di un patrimonio di più di 60 miliardi. L’attuale presidente è Nasser Al-Khelaïfi, imprenditore e politico qatariota, che oltre al club parigino possiede l’FC Miami City, squadra di calcio americana e detiene quote in imprese internazionali come Harrods, Volkswagen e Walt Disney.

D’altra parte abbiamo il club principe di Germania. Anch’esso si erge su una società, la FC Bayern München AG, di cui posseggono percentuali basse gli sponsor principali quali Allianz, Audi e Adidas, mentre il 75% è in mano alla “casa madre” del Bayern. Il presidente è Karl-Heinz Rummenigge, ex calciatore del club che ha scalato le gerarchie arrivando ad essere prima vicepresidente poi presidente. Le sue competenze in materia calcistica lo portano a essere protagonista delle scelte tecniche e molto vicino ai giocatori che ne rispettano e ammirano la figura. 

I bilanci: Paperon de Paperoni vs Re Mida del calcio

Karl-Heinz Rummenigge

I soldi spesi dal tycoon arabo del Psg negli ultimi anni hanno toccato cifre mostruose ma i risultati ottenuti non sono stati all’altezza: vincere sette campionati su nove non è certo cosa scontata, ma la Ligue 1 è il campionato meno competitivo d’Europa e in Champions League quella di domenica  è stata la prima finale raggiunta nella storia del club. Un bilancio non dei più positivi se consideriamo gli investimenti fatti. 

I tedeschi invece si sono laureati campioni di Germania per l’ottavo anno di fila, negli ultimi dieci anni sono arrivati quattro volte in finale di Champions vincendone due e in altre quattro stagioni si sono fermati “solo” semifinale. 

La strategia del Bayern non è fare follie per giovani stelle come Neymar o Mbappè ma, grazie a uno staff competente e lungimirante, investono nel settore giovanile e puntano su ragazzi promettenti ma non ancora affermati in modo da portarli a casa a prezzi ragionevoli come è stato con l’uomo della finale Kingsley Coman, preso dalla Juventus quando il suo talento brillava ancora ad intermittenza. 

Il caso Cavani e la gestione dello spogliatoio

Una società vicina ai calciatori e interessata al loro benessere cura anche le dinamiche interne al gruppo. Cavani, comprato dal Napoli per 64 milioni di euro nel 2013, è diventato il miglior marcatore della storia del club parigino e, fino all’arrivo del giovane Neymar, era un punto fisso nella formazione titolare.

Lo sbarco fantascientifico del brasiliano a Parigi è stato in prima pagina per settimane e la dirigenza del Psg ha supplicato Cavani, rigorista fino ad allora, di lasciare i tiri dal dischetto al neoacquisto. El Matador declina gentilmente l’offerta e a quel punto i potenti sceicchi giocano la carta dei soldi: bonus di UN MILIONE di euro per lasciare i penalty al compagno. Cavani rifiuta la folle offerta e apre definitivamente una ferita che non si rimarginerà più. 

Le conclusioni sono lampanti. La lungimiranza, lo studio dei giovani talenti e la forte presenza della società sono un connubio di elementi che portano successi, fama ed equilibrio tra i giocatori. Sarebbe sbagliato considerare tutti i magnati allo stesso modo, le cifre che oggi circolano nel calciomercato sono stellari e senza grande disponibilità economica è impossibile raggiungere certi traguardi, ma con i soldi non si può comprare la coesione di un gruppo.

Per questo, lunga vita a realtà come l’Ajax, la nostra straordinaria Atalanta e il campione d’Europa Bayern. A City, Chelsea, Psg e United non resta altro che godersi lo spettacolo dalle lussuose e comode poltrone dei loro cinema privati. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Ciao! Sono Giulia, ho 20 anni e vivo a Modena. Ho iniziato a scrivere per alcune testate giornalistiche occupandomi di sport, mia grande passione, per poi focalizzarmi su attualità, politica e comunicazione. Mi sono sentita dire migliaia di volte che le donne nel mondo dello sport hanno semplicemente una funzione di "accalappia-ascolti". Vivo nell’utopia, che spero non rimanga tale, di rendere protagonista il contenuto di ciò che dico, non l’involucro.

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