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La filosofia dell’attesa nel testo di “Costruire” di Niccolò Fabi

La filosofia è quanto di più attuale e presente ci possa essere: per dimostrarlo, rifletteremo sul testo di “Costruire”, brano di Niccolò Fabi del 2006.

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Buonasera filosofi e buon primo settembre. Ci stiamo avvicinando al periodo dell’anno che preferisco: l’inizio dell’autunno. Il trascorrere inesorabile del tempo e delle stagioni, l’attesa di un ritorno a scuola, che quest’anno per me coincide con l’inizio di una nuova vita, le prime giornate fresche, l’odore di pioggia e di foglie secche, le strade e i cieli tinti di rosso… tutti spunti per le riflessioni di Eraclito, se ci pensate, che rifletté tanto sul fatto che panta rei, tutto scorre.

Oggi, però, vorrei scrivere qualcosa di un po’ diverso dal solito. Sono ormai tre mesi che in questa rubrica si parla di come la filosofia sia parte di noi e del nostro pensiero quotidiano, ma non ho ancora posto l’accento su quanto sia direttamente presente nella vita di tutti i giorni, anche se in modo indiretto: la filosofia è tutto ciò che indaga l’astratto, si occupa di interiorità, del benessere dello spirito, per questo credo che la musica, a suo modo, sia considerabile una sfumatura della filosofia.

Per questo motivo mi sento di voler analizzare il testo di una delle canzoni più belle della mia infanzia: pubblicata nel 2006, “Costruire” è la quarta traccia di “Novo Mesto”, sesto album del cantautore italiano Niccolò Fabi.

Chiudi gli occhi
Immagina una gioia
Molto probabilmente
Penseresti a una partenza”

In questi primi versi l’autore ricollega il sentimento di gioia ed eccitazione ad un nuovo inizio, ad un cambio drastico della quotidianità portato dalla freschezza di un riscatto. Il solo pensiero di una nuova avventura carica l’animo di eccitazione, di impazienza: si percepisce una nuova e inesplorata forma di felicità.

Ah, si vivesse solo di inizi
Di eccitazioni da prima volta
Quando tutto ti sorprende e
Nulla ti appartiene ancora

Quante volte ci siamo chiesti quanto potesse essere bello ricominciare da capo, rinunciare all’imperfezione e alla monotonia dei momenti? Quante volte ci siamo detti di voler scappare, volare via verso un mondo nuovo, una realtà sconosciuta dove essere estranei perfino per se stessi?

Penseresti all’odore di un libro nuovo
A quello di vernice fresca
A un regalo da scartare
Al giorno prima della festa

Scoprire l’ignoto sazia quella curiosità che è tipica dell’essere umano, che da sempre cerca di spingersi ai limiti dell’assoluto. Ma come è noto, prendendo in considerazione le teorie schopenhaueriane, il traguardo richiede un cammino molto arduo per essere raggiunto, e questo accresce il desiderio che non viene gradualmente appagato, che si gonfia fino all’apice della sua realizzazione.

Al 21 marzo, al primo abbraccio
A una matita intera, alla primavera
Alla paura del debutto
Al tremore dell’esordio
Ma tra la partenza e il traguardo

In mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere
E potere rinunciare alla perfezione

Ciò che intercorre tra la partenza e il traguardo è vita. L’attesa è vita. È una corsa verso la fine, verso quell’unico istante a cui spetta la responsabilità di dare senso a tutto il resto. Come l’essere hegeliano, che si vede realizzato solo nella sua fine, nella sua completezza. Ma questo essere non può essere felice che nei suoi ricordi. Ogni nuovo successo, ogni nuova conquista contribuisce a rivelare parte di quella gioia che sboccia nel finale.

“Ma il finale è di certo più teatrale
Così di ogni storia ricordi solo
La sua conclusione

Così come l’ultimo bicchiere, l’ultima visione
Un tramonto solitario, l’inchino e poi il sipario

Si tende ad attribuire alla conclusione e alla realizzazione dei progetti di vita un significato che viene in realtà dall’esperienza, dalle aspettative che quell’obiettivo ci suscitava.


“Ma tra l’attesa e il suo compimento
Tra il primo tema e il testamento

Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere
E potere rinunciare
Alla perfezione
“.

Può l’attesa della felicità rappresentare essa stessa la felicità? Vi lascio con un interrogativo, ci ritroveremo l’8 settembre: e a una giornata così speciale sarà riservato un articolo speciale.

Buona settimana.

“Costruire” è possibile trovarla sui profili dell’autore:

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Sono nata nel 2001, ho frequentato il liceo scientifico a Viterbo e ora studio Lettere moderne a Bologna. Ho iniziato a lavorare per La Politica del Popolo come correttrice di bozze e ora gestisco la rubrica di filosofia del martedì.

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