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L'Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna

Monica Cirinnà:”Non smetterò di lottare ogni giorno”

La senatrice Monica Cirinnà in quest’intervista, tra ddl Zan e candidatura a sindaco di Roma, racconta la sua voglia di lottare per i diritti di tutti.

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A settembre si ritorna sui banchi di scuola, ma non solo su quelli. Avevamo lasciato la legge sull’omolesbobitransfobia prossima alla sua votazione, e proprio in questo mese anch’essa ritornerà sui banchi – quelli della Camera – per capire quale sarà la sua sorte. La senatrice Monica Cirinnà, relatrice della prima riuscita legge sulle unioni civili in Italia, tanto si è spesa per l’approvazione del ddl Zan, anche durante la pausa estiva. Non ha smesso di sottolineare, attraverso i suoi profili social, l’urgenza di diritti che vive il nostro Paese. Ma di cosa c’è bisogno perché la legge passi? E quando si potrà colmare la lacuna della stepchild adoption (l’adozione del figlio del coniuge unito civilmente)? A queste e altre domande ha risposto la senatrice Monica Cirinnà.

  • Fra poco finalmente si voterà per il ddl Zan, dopo un’estate in cui – come lei ha ricordato nel suo post Facebook – sono stati denunciati all’attenzione dei media ben 24 casi di omolesbobitransfobia da luglio. Pensa che sia stata avvertita maggiormente l’urgenza di questa legge dopo quanto accaduto?

L’aumento degli episodi di discriminazione e violenza, fisica o verbale, di matrice omolesbobitransfobica è purtroppo all’ordine del giorno da tempo. La tendenza di quest’estate non fa che confermare una urgenza molto avvertita non solo nell’ambito della comunità LGBT+ ma anche in quella parte di popolazione sensibile e attenta verso i diritti, l’uguaglianza e l’inclusione. La società italiana attende questa legge da troppo tempo, sono fiduciosa che si potrà arrivare presto all’approvazione in entrambi i rami del Parlamento.

  • Lei definì l’ostruzionismo fatto per bloccare il ddl Zan “la notte della cavalleria oscurantista”, da lei ben nota viste le difficoltà che ci furono per l’approvazione della legge sulle unioni civili che porta il suo nome. Viste le analogie, secondo lei di cos’ha bisogno questa legge per passare?
https://www.facebook.com/alessandro.zan/photos/a.244774432356031/1635817036585090/

L’iter parlamentare della legge dimostra, fino ad ora, una grande disponibilità delle forze di maggioranza – a partire dal Partito democratico che esprime il relatore – al confronto e al dialogo serio sui contenuti. Credo si debba continuare in questa direzione: fermi nei principi e sui contenuti irrinunciabili di questa legge – una efficace tutela penale e altrettanto efficaci azioni di carattere culturale, anche nell’ambito della formazione – ma disponibili sempre al dialogo e al confronto con chi, in buona fede, vuole dare il proprio contributo per il suo miglioramento.

  • In Italia manca una legge sulla stepchild adoption (l’adozione del figlio del proprio coniuge unito civilmente), mentre i bambini nati all’interno di coppie omosessuali sono in aumento, quando si intende provvedere a sanare questo gap? Che cosa si ha in mente di fare per tutelare questi bambini?

Come ho ripetuto tantissime volte, lo stralcio dell’adozione del figlio del partner dalla legge sulle unioni civili resta per me una ferita profonda e molto dolorosa. Fortunatamente, in questi anni la giurisprudenza ha continuato il suo percorso e, come purtroppo accade troppo spesso, è andata molto più avanti della politica, specie per quel che riguarda la cd. stepchild adoption. Si tratterebbe dunque davvero soltanto di registrare a livello legislativo quel che nei Tribunali è già più che pacifico. Non posso dire se in questa legislatura si apriranno spazi in questo senso: quel che posso dire è che non smetterò di lottare ogni giorno affinché ciò accada.

  • Madrina delle Unioni Civili”, è questo uno dei più frequenti epiteti che le rivolgono, la sua è stata una legge che ha cambiato radicalmente la vita di tutte le persone lgbtq d’Italia. In questi anni tante persone le hanno parlato, scritto, proprio per questo, quali storie l’hanno colpita di più?

Ogni storia è speciale e meravigliosa a suo modo. Quando queste infinite declinazioni della felicità, e a volte del dolore e della frustrazione, arrivano alla politica, avverto con forza da un lato il privilegio – raro – di aver contribuito all’approvazione di una legge che parla di felicità; dall’altro, la responsabilità di prendere queste vite per mano, e mettere tutto il mio impegno per far sì che il riconoscimento del loro valore sia sempre più profondo e diffuso nel nostro ordinamento.

  • Quanto è difficile per una donna fare politica in Italia? Quali sono le difficoltà più grandi che incontra in quanto donna?

Non posso negare che sia ancora difficile, anche se per fortuna sono sempre di più le ragazze che, con tenacia e grande preparazione, si affacciano alla politica. Anche in politica alle donne, come in molti altri ambiti, è chiesto di più che ai colleghi uomini; e anche in politica, come in molti altri ambiti, la collaborazione e la complicità femminile sono rare, ed è raro che le donne riescano davvero a fare squadra tra loro. Quello che noto più spesso – e vivo sulla mia pelle – è la particolare asprezza, a tratti vera e propria ferocia, dell’odio con cui le donne in politica vengono attaccate, in particolare sul web. Troppo spesso, quando una donna parla con autorevolezza e libertà, non vengono criticati i contenuti che espone, ma la sua persona, la sua figura, il suo essere donna. Questo è un retaggio intollerabile della cultura patriarcale ancora troppo presente nel nostro paese.

  • Si vocifera su una sua candidatura a sindaca di Roma. Voci di corridoio o verità possibile?

Non mi piace parlare di candidature, di nomi. Preferisco parlare di idee, e soprattutto di un percorso che deve essere il più aperto e partecipato possibile e che deve condurre in tempi rapidi alle primarie per la scelta non solo di un candidato o di una candidata, ma di un progetto e di una visione per la Roma che verrà. Credo che questo sia soprattutto il momento di ascoltare con umiltà e di raccogliere ogni stimolo che proviene da una comunità delusa, arrabbiata e anche molto stanca di vivere in una città abbandonata a se stessa: solo così saremo capaci di imprimere una direzione, di costruire un futuro e un progetto, di restituire alle romane e ai romani l’orgoglio e anche il sogno.

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Una nuova collaborazione a tinte arcobaleno della Politica Del Popolo, direttamente dal suo blog omonimo: l’Angolo Arcobaleno di Lesbica Moderna. Una rubrica lgbtq sulla realtà contemporanea.

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