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Election day, Zingaretti teme una Waterloo: si tratta sulla legge elettorale

Election day vicino, maggioranza lontana dall’accordo. PD all’ammutinamento, tante le voci fuori dal coro e Conte è tornato alla sua versione gialloverde.

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L’election day è sempre più vicino, e all’interno della maggioranza la quadra è davvero lontana. Il PD è ormai all’ammutinamento, le voci fuori dal coro sono tante. Qualcuno direbbe troppe. Neanche la sterzata in direzione dem di Travaglio riesce a rilanciare il messaggio di Zingaretti, condannato da una politica che si è piegata ai voleri del Movimento Cinque Stelle. Miglior notizia da registrare nelle ultime settimane è il lavoro del Ministro Speranza, che in un momento di pandemia ha mantenuto la promessa di eliminare il superticket. Nulla di più da segnalare nei fatti. Il premier Conte è sparito dai radar, tornato alla sua versione gialloverde, mentre il segretario dem e il reggente pentastellato faticano ad abbozzare una strategia operativa. Tanto più ora, a poche settimane dal voto.

Dai due partiti di governo arriva un messaggio di incertezza e incapacità di reagire ai colpi inferti dalla liquidità dell’opinione pubblica, la stessa che aveva portato in gloria i cinque stelle solo due anni fa e che oggi li costringe ad una precipitosa discesa nei sondaggi. Ebbene si, i sondaggi. Quell’arma impugnata per anni ed oggi divenuta ferale. Le regionali lasceranno un solco indelebile, senza considerare il referendum.

Matteo Orfini, Pd

Internamente alla maggioranza manca l’accordo sul voto referendario e così ecco l’assist al centrodestra e al duo Salvini-Meloni. I leader giallorossi hanno dato carta bianca, probabilmente perché il contrario avrebbe portato solo molte più critiche il giorno dopo. Sventato così il titolone sui franchi tiratori, rimane però che non c’è sostegno. Matteo Orfini e Giorgio Gori, su tutti, guidano la corrente dei dissidenti del Partito Democratico. Contrari al referendum che in nessun modo rappresenta i valori fondanti di quel PD che ha abbandonato il ruolo riformista.

In casa Iv Matteo Renzi è stato chiaro, libertà di scelta ai suoi parlamentari ma Italia Viva è contro questo taglio. Sommario, giustizialista nei confronti della classe politica e inadatto alle attuali esigenze del paese. Un nuovo capitolo della battaglia al populismo, nelle intenzioni dell’ex premier. Secondo le indiscrezioni rilasciate dal Corriere della Sera, Iv e Pd sono impegnati nel discutere la nuova legge elettorale da inserire nell’accordo di palazzo che riguarda anche il referendum. I renziani tornano al vecchio tormentone, il superamento del bicameralismo, più moderate invece le posizioni del PD e Zingaretti si dice fiducioso sull’accordo. Sulle colonne di Corriere Maria Teresa Mieli spiega così quanto sta accadendo:

“Sotto traccia infatti Pd e Italia viva continuano a trattare. E così Dario Parrini e Marco Di Maio, gli esperti della materia per i due partiti, ancora ieri si sono sentiti per definire un pacchetto di proposte che contenga gli effetti negativi del referendum. In ballo non c’è solo la legge elettorale (che comunque dovrebbe essere incardinata in Commissione martedì), ma anche il cosiddetto progetto Fornaro (dal nome del deputato di Leu che è il primo firmatario) che prevede il superamento della base regionale per l’elezione del Senato”

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