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La pesante eredità di Shinzo Abe

Dalla sua Abenomics, alle sue idee nazionaliste. La pesante eredità di Shinzo Abe su un Giappone minacciato da problematiche sempre più preoccupanti.

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Lo scorso venerdì il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha dichiarato che si dimetterà a causa di alcuni problemi di salute, riportando il suo paese in un nuovo periodo di incertezza politica dopo che lui stesso si era reso protagonista di un mandato record di ben 8 anni, che aveva ridato stabilità al governo giapponese. Da quando è entrato in carica alla fine del 2012, ha supervisionato la ripresa del Giappone dopo il devastante terremoto e tsunami che ha causato il disastro nucleare di Fukushima , restituendo poi al paese salute economica e stringendo sempre più i rapporti con il presidente americano Donald Trump.

Eppure nonostante sia stato al governo tanti anni, Abe non è mai riuscito a raggiungere il suo obiettivo finale di rivedere la Costituzione pacifista installata dagli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non è stato inoltre in grado di garantire il ritorno delle isole Curili, rivendicate sia dal Giappone che dalla Russia, non ponendo dunque fine allo stato di guerra tra i due paesi.

Nel 2015 ha promosso una controversa legislazione sulla sicurezza che ha permesso alle truppe giapponesi di impegnarsi in missioni di combattimento all’estero insieme alle forze alleate, come parte della “autodifesa collettiva”. Il suo potere politico ha poi raggiunto l’apice nel 2017, quando il suo partito ha ottenuto una schiacciante vittoria che gli ha dato, insieme ai suoi partner di coalizione, i due terzi dei seggi in Parlamento. Con una maggioranza tale Abe sarebbe stato in grado di proporre una revisione costituzionale, ma non lo fece dato che l’opinione pubblica rimase contraria ad un tale cambiamento.

Abe è poi stato forse l’unico ad aver sviluppato un stretto rapporto personale con il presidente Trump, rapporto che molti ritengono abbia aiutato a evitare accordi commerciali scomodi o che abbia permesso di evitare che il Giappone paghi di più per sostenere i quasi 55.000 soldati americani presenti nelle basi di tutto il paese. Abe ha anche riunito una coalizione di 11 paesi del Pacifico in un accordo commerciale, il Trans-Pacific Partnership, dopo che l’amministrazione Trump ne aveva ritirato gli Stati Uniti. E prima della pandemia e delle mosse sempre più autoritarie della Cina a Hong Kong e nel Mar Cinese Meridionale, Abe aveva iniziato a tessere legami più forti con la Cina e il suo leader, Xi Jinping, invertendo anni di gelide relazioni.

Penso che il più grande successo di Abe sia l’essere riuscito a rimanere al potere in Giappone più a lungo di qualsiasi altro primo ministro, ha detto Kristi Govella, professoressa di studi asiatici presso l’Università delle Hawaii a Manoa. È riuscito a elevare davvero il profilo del Giappone sulla scena internazionale, apportando modifiche sostanziali alla politica in una serie di aree problematiche, e in Giappone è qualcosa che non si vede molto spesso“.

Tuttavia ultimamente la popolarità di Shinzo Abe era data in forte calo. L’opinione pubblica si è detta insoddisfatta della gestione del coronavirus, in particolare dei suoi effetti sull’economia, che hanno cancellato i risultati che Abe poteva rivendicare sotto la sua gestione economica, nota come “Abenomics”.

L’Abenomics aveva lo scopo di combattere le minacce di deflazione e invecchiamento della forza lavoro, attraverso contanti a buon mercato, spese fiscali e deregolamentazione aziendale. Questa combinazione ha prodotto risultati nei primi anni del suo mandato, risollevando l’economia e rendendo Abe celebre in tutto il mondo. Ma la crescita economica giapponese ha subito una battuta d’arresto nel 2019 a causa della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, venendo poi colpita duramente anche quest’anno a seguito della pandemia di coronavirus che ha provocato la più grande crisi postbellica del paese.

Un fattore chiave nel piano economico di Abe era la responsabilizzazione delle donne, dato che l’aumento della partecipazione femminile alla forza lavoro avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale nel ribilanciamento di una popolazione che si avvia verso il declino e l’invecchiamento. Ma alcune delle sue promesse di questa agenda femminista, come aumentare drasticamente la percentuale di donne nelle aziende e nel governo, non si sono mai concretizzate.

Il partito conservatore liberaldemocratico dovrebbe scegliere un sostituto a settembre. Ma chiunque esso sia è probabile che si attenga alla stessa gestione economica di Abe. “Le dimissioni di Abe sono avvenute così all’improvviso che nessuno ha pensato a come dirigere questo governo”, ha detto Gerald L. Curtis, professore emerito di scienze politiche alla Columbia University. “Cercheranno di risollevare l’economia, ma nuove idee? Nuove politiche? Non credo proprio. Sarà una continuazione delle politiche di Abe, non importa chi sia il sostituto”.

L’Abenomics ha avuto sì effetti positivi, ma il Giappone deve comunque affrontare delle sfide a lungo termine che nemmeno Abe è riuscito ad evitare. Il Sol Levante rimane un paese ricco e una grande potenza esportatrice, ma ha il più grande debito pubblico nel mondo sviluppato rispetto alla sua produzione economica. Inoltre la popolazione sta diminuendo e il continuo invecchiamento metterà a dura prova la rete di sicurezza sociale del paese.

Abe ha fallito nell’introdurre nuove riforme strutturali che cambiassero il paradigma sociale e lavorativo giapponese. L’odierna cultura del lavoro giapponese infatti impedisce alle donne di fare carriera, limita la natalità e rende difficile l’introduzione di manodopera straniera. Abe ha fallito nel proporre una forte digitalizzazione del paese che solleciti le aziende a dotarsi di nuove tecnologie. La produttività del Giappone si è fermata a causa della mancanza di innovazioni, ostacolate da una cultura ostile ai cambiamenti. Per fare un esempio il governo giapponese in primavera aveva suggerito di lavorare in smart working, ma solo un giapponese su cinque ha lavorato da casa.

A causa di tutto ciò molti commentatori si dicono preoccupati perché al Giappone serve una nuova linea politica ed economica, ma l’eredità lasciata da Abe è troppo pesante per sperare in cambiamenti governativi importanti.

Gli analisti sperano poi che il prossimo primo ministro giapponese sappia risolvere il rapporto teso con la Corea del Sud, che deriva dagli abusi commessi dal Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. Più a lungo la disputa va avanti, con lunghe lotte giudiziarie e battaglie commerciali, più Cina e Corea del Nord ne beneficeranno. “Sia il Giappone che la Corea del Sud hanno interesse a mantenere l’ordine liberale nella regione, e la Cina sta respingendo con forza questa idea politica. Per questo Corea del Sud e Giappone devono fare fronte comune per difendere gli interessi liberaldemocratici della regione, soprattutto ora che gli Stati Uniti si stanno disimpegnando dal panorama internazionale“, ha detto Lauren Richardson, docente di relazioni internazionali presso l’Australian National University.

Shinzo Abe lascia dunque dietro di sé una grande eredità politica ed economica, abbandonando tuttavia il Giappone di fronte a dure sfide a lungo termine.

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Nato nel 2001 in provincia di Monza, ho frequentato il Liceo Scientifico Banfi a Vimercate e ora studio Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l'Università degli Studi di Milano. Con i miei articoli cerco di stimolare le persone a formare un proprio pensiero critico, così che sappiano muoversi nel caos del presente in modo sicuro e consapevole.

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